Hankook risponde alle critiche e annuncia una evoluzione
Dopo il pesante sfogo del nove volte campione del mondo, Sébastien Ogier, Hankook risponde alle critiche provando a fare chiarezza su uno dei Rallye Monte-Carlo più duri degli ultimi anni. E annuncia una evoluzione della gomma.
Il Rally di Monte-Carlo 2026 si è imposto fin dalle prime prove come una delle edizioni più dure e tecnicamente complesse degli ultimi anni. L’intera manifestazione è stata caratterizzata da un mix continuo di neve compatta, ghiaccio vivo e abbondante fanghiglia, una combinazione che ha riportato la gara a scenari che non si vedevano da tempo. In questo contesto estremo, ogni variabile ha assunto un peso determinante: la scelta degli pneumatici, la lettura delle condizioni, l’ordine di partenza e la capacità degli equipaggi di adattarsi in pochi chilometri a fondi radicalmente diversi. Il Monte-Carlo 2026 non ha concesso margini, e proprio per questo ha messo sotto pressione non solo i piloti e le squadre, ma anche le soluzioni tecniche fornite dal fornitore unico degli pneumatici del WRC, Hankook. L’intensità delle condizioni ha trasformato il rally in un banco di prova severo, dove ogni limite di progetto o di strategia è emerso in modo amplificato, rendendo inevitabili tensioni e polemiche.
Lo sfogo di Ogier e il momento chiave
Il punto di rottura mediatico si è verificato al termine della PS2 Esclangon – Seyne-les-Alpes, disputata nella serata di giovedì 22 gennaio, in condizioni definite da molti come “Monte-Carlo d’altri tempi”. Sébastien Ogier, nove volte campione del mondo, è stato il primo a transitare sulla speciale e ha accusato oltre un minuto di distacco da Oliver Solberg, che poi avrebbe vinto il rally. La frustrazione del francese è esplosa immediatamente dopo il traguardo con una dichiarazione tanto diretta quanto brutale: “Non ho mai visto nulla del genere in tutta la mia vita, fuck tyre, incredibile”. Uno sfogo che ha immediatamente acceso i riflettori sugli pneumatici Hankook e sul loro comportamento in quelle condizioni estreme. Anche Thierry Neuville, pur con toni meno coloriti, ha espresso critiche significative, confermando che il malcontento non era isolato ma diffuso tra i top driver, tutti alle prese con una superficie imprevedibile e in continua evoluzione.
Le scelte di gomme nel day 1
Dal punto di vista tecnico, il confronto tra Ogier e Solberg nel Day 1, cioè nel loop serale del giovedì, è stato emblematico. Le condizioni del fondo erano forse tra le più critiche dell’intero rally, con tratti di neve compatta alternati a porzioni di asfalto coperto da slush. Ogier ha scelto una combinazione composta da 4 pneumatici SR20 WRC5 Stud e 2 Z215 WRC9 Super Soft, cercando un compromesso tra la trazione offerta dai chiodi sulla neve e la prestazione della mescola super soft sui tratti più puliti. Solberg, partito solo dodici minuti più tardi, alle 18:47 contro le 18:35 di Ogier, ha invece optato per 4 SR20 WRC5 Stud e 2 SR20 WRC5 Non-Stud. Questa soluzione, più omogenea dal punto di vista del disegno del battistrada, si è rivelata più efficace nella gestione della fanghiglia e nel mantenere pulito il battistrada nelle transizioni tra neve e asfalto, facendo la differenza in una prova dove la superficie cambiava metro dopo metro.
Battistrada e differenze
Il ridotto intervallo temporale tra il passaggio di Ogier e quello di Solberg suggerisce che la differenza di prestazione non sia stata determinata da un cambiamento radicale delle condizioni meteo, ma piuttosto dall’interazione tra disegno del battistrada, volume dei vuoti e accumulo di neve e slush. In uno scenario dominato dalla fanghiglia, la capacità di evacuare rapidamente il materiale e di mantenere gli spigoli del battistrada “vivi” è cruciale. La combinazione scelta da Solberg, con due gomme non chiodate ma appartenenti alla stessa famiglia SR20, ha probabilmente favorito una pulizia più efficace nelle zone miste, riducendo l’effetto di impaccamento che può trasformare uno pneumatico in una superficie quasi liscia. Questo dettaglio tecnico, apparentemente marginale, si è tradotto in secondi preziosi e, alla fine, in oltre un minuto di vantaggio su una speciale corta ma decisiva, diventando il simbolo di quanto sottile fosse il confine tra una scelta vincente e una penalizzante.
Hankook risponde alle critiche
Le dichiarazioni di Steven Cho, responsabile Hankook Motorsport, hanno fornito una chiave di lettura tecnica e strategica alla polemica. “È stato un colpo sentire un nove volte campione del mondo parlare così dei nostri pneumatici, ma siamo nel motorsport e tutti spingono al limite. È chiaro che la prestazione dello pneumatico qui non sia stata ottimale”, ha ammesso. Cho ha spiegato che lo sviluppo delle gomme da neve era stato impostato sulla base di un trend meteorologico che negli ultimi anni aveva visto Monte-Carlo più mite. L’edizione 2026 ha invece presentato una quantità di neve e slush senza precedenti recenti, andando oltre le simulazioni e i test condotti. La scelta progettuale, quindi, non era sbagliata in assoluto, ma tarata su uno scenario che il rally non ha rispettato. “Sapevamo dai feedback dello scorso anno, anche direttamente da Ogier, che molta neve e slush sarebbero stati un problema. Speravamo semplicemente che il meteo non girasse in questo modo”, ha aggiunto Cho, evidenziando quanto il fattore imprevedibilità resti centrale nel Monte-Carlo.

Regolamenti e limiti di intervento
Hankook ha chiarito di aver già modificato il battistrada in anticipo in collaborazione con la FIA, aumentando il numero di scanalature per migliorare lo smaltimento di neve e acqua. Tuttavia, la possibilità di consentire ai team di tagliare manualmente le gomme è stata scartata per motivi regolamentari e tecnici. “Consentire il taglio individuale aprirebbe un vaso di Pandora che né noi né la FIA vogliamo affrontare”, ha dichiarato Cho. Questa frase riassume bene il delicato equilibrio tra libertà tecnica e controllo dei costi e delle prestazioni in un campionato monogomma. Permettere a ogni squadra di intervenire sul battistrada significherebbe introdurre variabili difficili da gestire e potenzialmente foriere di disparità, oltre a complicare il lavoro di sicurezza e omologazione. Nel contesto di Monte-Carlo 2026, però, questi limiti hanno reso ancora più evidente quanto una soluzione standard possa trovarsi in difficoltà quando le condizioni escono dal perimetro previsto.
La nuova evoluzione in arrivo
Guardando al futuro, Hankook ha confermato che una nuova evoluzione dello pneumatico chiodato da neve è in fase avanzata di validazione. Il nuovo prodotto manterrà la stessa famiglia concettuale, ma con un battistrada più aperto, una void area maggiore, una mescola più efficace alle basse temperature e una protrusione dei chiodi migliorata. I test preliminari con i team P1 hanno restituito riscontri positivi, soprattutto in termini di trazione longitudinale e capacità di evacuare la fanghiglia, due degli aspetti che più hanno inciso nelle difficoltà di Monte-Carlo 2026. Tuttavia, i tempi di sviluppo non hanno consentito di introdurre questa nuova gomma già per il rally monegasco, lasciando piloti e squadre a confrontarsi con una specifica che, pur aggiornata, non era pensata per uno scenario così estremo. Questo ritardo temporale ha amplificato la percezione di un gap tra ciò che serviva e ciò che era disponibile.
Forature e dati di affidabilità
Nonostante la durezza del rally, i dati raccolti tramite rally.tv ed ewrc.results indicano un numero di forature relativamente contenuto. Sulla Chalancon hanno forato Katsuta, Munster e Solberg, tutti con una foratura sull’anteriore destra. Sulla Aspremont 1 Katsuta e Munster hanno nuovamente forato l’anteriore destra. Sulla Laborel Jon Armstrong ha forato al posteriore destro, replicando l’episodio sulla successiva Chalancon e sulla La Bréole. Neuville ha invece forato sul Turini a seguito di una toccata. Questo quadro dimostra che, pur in condizioni estreme, la struttura degli pneumatici non è stata il punto debole principale. Le forature sono state concentrate in punti specifici e spesso legate a impatti o a tratti particolarmente aggressivi, più che a una fragilità intrinseca del prodotto. Il vero nodo del Monte-Carlo 2026 è stato quindi la gestione della prestazione, non l’affidabilità pura.
Un banco di prova senza sconti
Il Rally di Monte-Carlo 2026 ha rappresentato un banco di prova estremo per piloti, team e pneumatici, riportando la gara al suo volto più autentico e meno addomesticato. In uno scenario dove neve, ghiaccio e fanghiglia convivevano sulla stessa speciale, ogni scelta tecnica ha fatto la differenza e ogni compromesso è stato messo a nudo. Le dichiarazioni di Ogier e le risposte di Hankook hanno reso evidente quanto il margine tra successo e difficoltà sia sottile quando il Monte-Carlo torna davvero “fuori scala”. In un campionato monogomma, questo equilibrio diventa ancora più delicato, perché un singolo progetto deve rispondere a una varietà di condizioni quasi impossibile da replicare in test e simulazioni. Il 2026 ha dimostrato che, quando il rally monegasco decide di essere imprevedibile, mette alla prova non solo il talento dei piloti, ma l’intera filiera tecnica che li sostiene.









