Il Consiglio di Stato respinge il ricorso di Sticchi Damiani, ma…
Il Consiglio di Stato ha deciso di non sospendere il decreto di commissariamento impugnato da Sticchi Damiani: ha riconosciuto la sussistenza del suo interesse allo svolgimento delle funzioni presidenziali fino alla fine del suo mandato ma ha considerato prevalente, rispetto all’interesse privato, l’interesse dell’Ente
Con un’ordinanza pubblicata ieri la Terza Camera del Consiglio di Stato ha deciso l’appello cautelare proposto da Angelo Sticchi Damiani che contestava il decreto del 21 febbraio 2025 con cui la Presidenza del Consiglio dei ministri, in applicazione dell’art. 65, comma 1 dello Statuto dell’Automobile Club D’Italia – ACI, lo aveva dichiarato decaduto dalla carica di Presidente dell’ente, disponendo contestualmente la nomina del generale Tullio Del Sette come commissario straordinario.
Il Consiglio di Stato ha deciso di non sospendere il decreto di commissariamento impugnato da Sticchi Damiani: ha riconosciuto la sussistenza del suo interesse allo svolgimento delle funzioni presidenziali fino alla fine del suo mandato ma ha considerato prevalente, rispetto all’interesse privato, l’interesse dell’Ente a proseguire la gestione con il Commissario già insediatosi, al fine di garantire la continuità dell’azione amministrativa intrapresa e conservare l’assetto organizzativo creato con la decisione di commissariare l’ACI. Il Consiglio di Stato ha deciso sulo sull’istanza di sospensione cautelare, non ha deciso la questione nel merito, che dunque resta suscettibile di diversa valutazione da parte dei giudici amministrativi.
Analisi della situazione
L’ordinanza della Terza Camera del Consiglio di Stato del 20 giugno 2025, relativa al ricorso cautelare di Angelo Sticchi Damiani contro il decreto di decadenza dalla presidenza dell’Automobile Club d’Italia (ACI), rappresenta un passaggio significativo sia sotto il profilo giuridico-amministrativo, sia per le possibili ripercussioni istituzionali e politiche. In questa analisi verranno esaminati i principali profili giuridici, le implicazioni organizzative per l’ACI, le prospettive processuali e le possibili conseguenze a medio termine per il settore automobilistico e sportivo nazionale.
Quadro normativo e contesto
La decisione nasce dall’applicazione dell’art. 65, comma 1, dello Statuto dell’ACI, che consente alla Presidenza del Consiglio dei ministri di dichiarare la decadenza del Presidente dell’Ente, nominando un commissario straordinario. Tale prerogativa, pur prevista dallo Statuto, ha natura eminentemente discrezionale, seppur soggetta al controllo giurisdizionale del giudice amministrativo, soprattutto laddove incida su posizioni soggettive consolidate, come nel caso dell’esercizio di una carica elettiva in un ente pubblico non economico.
Il decreto del 21 febbraio 2025 ha destituito Angelo Sticchi Damiani, figura storica dell’ACI e centrale nel sistema motoristico italiano, nominando il generale Tullio Del Sette — già Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri — come commissario straordinario. La scelta ha provocato un ricorso da parte dello stesso Sticchi Damiani, che ha chiesto la sospensione del provvedimento in via cautelare.
Bilanciamento degli interessi
Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensione del decreto di commissariamento, ritenendo che, pur sussistendo un interesse giuridicamente rilevante dell’ex presidente a proseguire il mandato, esso fosse superato dal superiore interesse dell’Ente alla stabilità amministrativa. La motivazione evidenzia due aspetti chiave:
- Il principio di continuità amministrativa: il Collegio ha valorizzato la necessità di non interrompere la gestione commissariale già avviata, nel rispetto del principio di efficienza dell’azione amministrativa, evitando effetti disorganizzativi derivanti da un’eventuale sospensione e reintegro temporaneo.
- La natura interinale della pronuncia: la decisione si limita all’istanza cautelare e non pregiudica in alcun modo la futura pronuncia di merito, che potrebbe anche ribaltare l’assetto attuale, dichiarando eventualmente illegittima la decadenza.
Implicazioni istituzionali
L’Automobile Club d’Italia non è soltanto un ente che gestisce i servizi automobilistici, ma anche un attore fondamentale nel sistema sportivo nazionale, in quanto titolare della delega per la Federazione Sportiva dell’automobilismo (FIA). La gestione commissariale, per quanto legittimata dall’autorità governativa, rappresenta una discontinuità importante per l’ente, che negli ultimi anni ha operato sotto la leadership di Sticchi Damiani con forti legami con il mondo FIA, la Formula 1 e il circuito di Monza.
Il mantenimento della gestione commissariale potrebbe:
- comportare un temporaneo rallentamento delle politiche federali in ambito sportivo;
- determinare la revisione di accordi internazionali e partnership strategiche;
- influenzare la percezione dell’ACI come interlocutore stabile a livello internazionale.
Profilo politico e prospettive
La nomina del generale Del Sette non è priva di connotazioni politiche: si tratta di un profilo di alto rango, non proveniente dal mondo dell’automobilismo, la cui scelta potrebbe riflettere la volontà del Governo di imprimere un cambio di rotta istituzionale nella governance dell’ACI. Tuttavia, tale opzione espone l’esecutivo a possibili critiche per invasività nella gestione di enti a base associativa e statutaria, e rischia di aprire un conflitto tra potere politico e autonomia amministrativa.
Il giudizio di merito, atteso nei prossimi mesi, avrà un peso determinante: se il TAR dovesse accogliere il ricorso di Sticchi Damiani, dichiarando illegittima la decadenza, il commissariamento verrebbe annullato, con effetti retroattivi potenzialmente dirompenti. Se invece il provvedimento fosse confermato, si consoliderebbe l’impostazione attuale, segnando una discontinuità definitiva nella leadership dell’ACI.
Orientamento non risolutivo
L’ordinanza cautelare del Consiglio di Stato, pur non risolutiva, delinea un orientamento giurisprudenziale di prudenza istituzionale, volto a salvaguardare la continuità dell’azione amministrativa in presenza di una decisione governativa già esecutiva. Tuttavia, le conseguenze sul piano organizzativo, sportivo e politico potrebbero essere rilevanti, soprattutto se la controversia dovesse protrarsi o se emergessero elementi nuovi in fase di merito.
Le prospettive dipendono ora da due variabili fondamentali:
- L’esito del giudizio di merito, che potrebbe ristabilire il precedente assetto oppure legittimare definitivamente l’intervento governativo;
- La gestione del commissariamento, che dovrà dimostrare di saper operare con continuità, trasparenza e competenza in un settore altamente tecnico e internazionale.
In ogni caso, questa vicenda segna un punto di svolta nella storia dell’ACI e pone interrogativi più ampi sul rapporto tra autonomia degli enti pubblici e potere d’intervento del Governo in ambiti non solo amministrativi, ma anche sportivi e strategici.









