La consacrazione di Hannu Mikkola
Al Rally di Monte Carlo, una delle prove più selettive dell’epoca, si presentò con una Datsun 2000, chiudendo nono assoluto e terzo di classe: un risultato che, contestualizzato al livello degli avversari e alla complessità della gara, confermò definitivamente il suo status di pilota internazionale.
Aveva 26 anni quando Hannu Mikkola arrivò al primo vero spartiacque della sua carriera sportiva. Non era più soltanto uno dei tanti giovani finlandesi cresciuti tra sterrati, laghi ghiacciati e prove speciali infinite, ma un pilota già formato anche fuori dall’abitacolo: laureato in Ingegneria, con un approccio metodico alla guida e alla meccanica che avrebbe caratterizzato tutta la sua parabola agonistica. Nel 1968 divenne Campione finlandese rally per la prima volta, un titolo che da solo non basterebbe a spiegare la portata di quell’anno, se non fosse che Mikkola lo conquistò guidando tre vetture profondamente diverse tra loro, dimostrando una versatilità tecnica rara anche per l’epoca.
La Ford Escort, già allora punto di riferimento per i rally nordici, fu una delle sue armi principali, ma non l’unica. Accanto alla compatta britannica, Mikkola portò al limite due Volvo agli antipodi concettuali: la 122S, robusta e pesante, figlia di una filosofia costruttiva orientata più all’affidabilità che alla prestazione pura, e la più moderna 142, che rappresentava un primo tentativo del costruttore svedese di alleggerire e rendere più competitiva la propria presenza nei rally. Mikkola seppe adattare il proprio stile a ciascuna di queste auto, sfruttandone i punti di forza e mascherandone i limiti, un tratto che sarebbe diventato distintivo della sua carriera.
Fuori dai confini finlandesi, la sua crescita proseguì con la stessa coerenza. Con la Lancia Fulvia, vettura di impostazione completamente diversa rispetto alle trazioni posteriori nordiche, ottenne un secondo posto al Rally delle Alpi Austriache, dimostrando di saper interpretare anche le trazioni anteriori su asfalto e fondi misti. Al Rally di Monte Carlo, una delle prove più selettive dell’epoca, si presentò con una Datsun 2000, chiudendo nono assoluto e terzo di classe: un risultato che, contestualizzato al livello degli avversari e alla complessità della gara, confermò definitivamente il suo status di pilota internazionale.
Da quel momento, nulla fu più lo stesso. Nel 1969 Mikkola divenne pilota ufficiale Ford, entrando stabilmente nell’élite mondiale dei rally. Quell’anno vinse il Rally dei 1000 Laghi, la gara simbolo della scuola finlandese, e replicò il successo al Rally delle Alpi Austriache. Il trionfo sulle strade di casa non fu un episodio isolato né un semplice exploit favorito dalla conoscenza del terreno: nel corso della sua carriera, Mikkola vinse il Rally dei 1000 Laghi sette volte, dal 1968 al 1983, attraversando ere tecniche e regolamentari profondamente diverse. Un dominio che racconta più di qualsiasi statistica il suo legame con quella gara e la sua capacità di evolversi insieme ai rally.
Nel 1970 arrivò una delle affermazioni più emblematiche della sua carriera: la vittoria nel primo grande rally maratona dei tempi moderni, il London–Mexico, una competizione monumentale che collegava l’Europa al continente americano attraversando, tra l’altro, anche il Portogallo. Era una prova di resistenza fisica, mentale e meccanica come poche altre, e Mikkola seppe interpretarla con una lucidità assoluta, imponendosi in un contesto in cui la velocità pura contava quanto la capacità di preservare il mezzo e leggere le situazioni. Nello stesso anno, tornò a vincere il Rally dei 1000 Laghi, rafforzando ulteriormente la propria posizione tra i grandi.
La sua prima vittoria nel Campionato del mondo rally arrivò nel 1974, e non poteva che essere ancora una volta al Rally dei 1000 Laghi. Ma già due anni prima, nel 1972, Mikkola aveva conquistato la sua prima affermazione fuori dall’Europa, vincendo il Safari Rally in Kenya, quando la gara africana non era ancora valida per il WRC ma rappresentava già una delle prove più dure e prestigiose del calendario internazionale. Quel successo consolidò la sua reputazione di specialista delle competizioni estreme, capace di adattarsi a condizioni imprevedibili e a percorsi massacranti.
Il ritorno stabile in Ford avvenne solo nel 1978, ma negli anni precedenti Mikkola aveva continuato a vincere e a essere protagonista con Peugeot e Toyota, sia in Europa sia in Africa, imponendosi in gare come il Rally del Marocco e nuovamente al Safari. In quel periodo si accesero anche i celebri duelli con Markku Alén, in particolare sulle strade del Portogallo, che divennero uno dei simboli del rally di fine anni Settanta. Erano confronti tra due scuole di pensiero diverse: l’aggressività istintiva di Alén contro la precisione analitica di Mikkola, spesso risolti sul filo dei secondi.
Nel 1978 chiuse terzo nella Coppa del Mondo rally, mentre nei due anni successivi fu secondo. Il dato più significativo è forse quello del 1980, quando Mikkola ottenne il secondo posto assoluto guidando vetture di quattro costruttori diversi: Ford, Mercedes, Toyota e Porsche. Un caso quasi unico, che testimonia non solo il valore del pilota, ma anche la sua capacità di inserirsi rapidamente in contesti tecnici eterogenei, comprendendo in tempi brevissimi il comportamento di mezzi radicalmente differenti.
Il 1981 segnò l’inizio della fase più gloriosa della sua carriera, con il passaggio all’Audi e alla rivoluzione della trazione integrale. Mikkola fu uno dei protagonisti assoluti dell’era quattro ruote motrici, contribuendo allo sviluppo e all’affermazione della Quattro nei rally mondiali. Dopo aver sfiorato più volte il titolo, riuscì finalmente a laurearsi Campione del mondo nel 1983, coronando un percorso iniziato quindici anni prima sui ghiacci finlandesi.
Con la fine del Gruppo B, però, la sua carriera iniziò lentamente a declinare. Riuscì ancora a vincere con l’Audi 200 Quattro, soprannominata “carro armato” per la sua imponenza, naturalmente in Kenya, terreno ideale per le sue caratteristiche. Il passaggio alla Mazda segnò invece una fase più difficile: Mikkola non si convinse mai pienamente delle qualità della 323 4WD, che giudicava fragile e poco adatta ai rally più duri.
Fino al 1991, anno in cui di fatto appese tuta e casco al chiodo, i ritiri superarono i risultati di rilievo. Il miglior piazzamento con la Mazda fu il quarto posto al Rally Vinho do Porto nel 1988 e, l’anno successivo, al Rally di Monte Carlo. Dopo un anno sabbatico, tornò brevemente nel WRC nel 1993, ancora una volta al Rally dei 1000 Laghi: settimo posto con una Toyota Celica Turbo 4WD, un’ultima apparizione simbolica nel teatro che aveva consacrato la sua leggenda.
Da allora, Mikkola si è dedicato alle gare storiche e alle competizioni di lunga distanza con le “vecchie” Ford Escort MKI, MKII e RS 1800, rivivendo e facendo rivivere le glorie di un’epoca irripetibile. Proprio come lui, pilota capace di attraversare decenni, regolamenti e filosofie tecniche senza mai perdere la propria identità.








