La Škoda Favorit e la sfida ai giganti del Mondiale
Al centro di questa parabola ci furono Pavel Sibera e Petr Gross, equipaggio destinato a diventare inseparabile dalla Favorit. Il loro nome è legato soprattutto al Rallye Monte-Carlo, dove dal 1991 al 1994 conquistarono per quattro volte consecutive la vittoria di classe.
La storia della Škoda Favorit nei rally dei primi anni Novanta è una delle più interessanti vicende della Formula 2 internazionale. La vettura ceca non disponeva della potenza, della trazione o delle sofisticazioni tecniche delle grandi Gruppo A che dominavano le classifiche assolute, ma riuscì a costruire una propria dimensione agonistica fino a conquistare il primo titolo mondiale della storia di Škoda.
Al centro di questa parabola ci furono Pavel Sibera e Petr Gross, equipaggio destinato a diventare inseparabile dalla Favorit. Il loro nome è legato soprattutto al Rallye Monte-Carlo, dove dal 1991 al 1994 conquistarono per quattro volte consecutive la vittoria di classe. Un dominio costruito attraverso quattro edizioni completamente diverse per condizioni e caratteristiche, ma accomunate dalla capacità dell’equipaggio ceco di sfruttare ogni qualità della piccola vettura a trazione anteriore.
Accanto a Sibera e Gross operarono altri equipaggi ufficiali, tra cui Emil Triner e Pavel Klíma e, nel percorso di sviluppo iniziale della vettura, Vladimír Berger. La crescita della Favorit fu progressiva e trasformò una vettura apparentemente lontana dalle protagoniste assolute del Mondiale in una macchina capace di imporsi nella propria categoria con una regolarità impressionante.
Quattro vittorie al Rallye Monte-Carlo
Il Monte-Carlo era probabilmente il terreno più adatto per mettere in evidenza le qualità della Favorit.
Il rally disputato nelle foreste e sulle montagne sopra il Principato di Monaco era una gara nella quale la classifica non dipendeva esclusivamente dalla potenza. Le condizioni dell’asfalto potevano cambiare radicalmente nel giro di pochi chilometri e la capacità dell’equipaggio di adattare la guida diventava fondamentale.
Per Sibera e Gross la serie iniziò nel 1991 e proseguì senza interruzioni fino al 1994. Quattro vittorie di classe consecutive rappresentarono una delle più significative dimostrazioni di competitività della Favorit nel Mondiale.
La vettura aveva caratteristiche apparentemente modeste. Era una cinque porte con carrozzeria in acciaio, motore anteriore trasversale e trazione anteriore. Ma il reparto corse di Mladá Boleslav riuscì a sfruttare in modo estremamente efficace il regolamento.
Il peso era uno degli elementi fondamentali. La Favorit 136 L da competizione fermava la bilancia a circa 750 chilogrammi, compreso il roll-bar di sicurezza realizzato con tubi a parete sottile. Per una vettura da rally dell’epoca era un valore particolarmente contenuto.
Il motore era un quattro cilindri in linea di 1.289 cm³, interamente in alluminio, raffreddato a liquido, con distribuzione OHV, testa a otto condotti e alimentazione a carburatore. La potenza arrivava a circa 120 CV.
Numeri che oggi possono apparire modesti, ma che devono essere letti in rapporto alla massa della vettura e soprattutto al contesto regolamentare nel quale la Favorit gareggiava.
La forza della leggerezza
Il rapporto fra peso e potenza costituiva uno dei principali punti di forza della Škoda. La vettura non poteva competere con le quattro ruote motrici dotate di motori turbo sul piano della potenza, ma poteva limitare il divario grazie alla massa ridotta.
La Favorit disponeva inoltre di un cambio a sei rapporti. A seconda della rapportatura utilizzata, la velocità massima poteva variare indicativamente tra 150 e 210 km/h.
Questa possibilità permetteva al team di adattare la vettura alle caratteristiche delle diverse prove. Nei rally caratterizzati da tratti tortuosi e tecnici, l’obiettivo era privilegiare l’accelerazione e la capacità di mantenere il motore nella zona di funzionamento più efficace. Nei percorsi più veloci era invece possibile utilizzare rapporti più lunghi.
La trazione anteriore imponeva naturalmente una filosofia di guida diversa rispetto alle vetture integrali. Non c’era la possibilità di sfruttare la motricità delle quattro ruote in uscita dalle curve e non esisteva il margine di potenza delle grandi Gruppo A.
La risposta consisteva nel mantenere velocità di percorrenza elevate, sfruttare il peso ridotto e soprattutto evitare di perdere velocità inutilmente.
Era una filosofia perfettamente coerente con la Formula 2.

La Formula 2 come terreno di conquista
Il regolamento permetteva alla Škoda di confrontarsi con vetture molto più vicine alle proprie caratteristiche rispetto alla classifica assoluta del Mondiale. La FIA World Cup per vetture a due ruote motrici e con motore fino a due litri rappresentava infatti un campionato nel quale la Favorit poteva trasformare i propri limiti in punti di forza.
Il confronto con le grandi vetture a quattro ruote motrici rimaneva comunque inevitabile.
In una prova come l’Acropolis Rally, dove fondo estremamente impegnativo, pietre e condizioni difficili mettevano a dura prova macchine ed equipaggi, arrivare nelle prime dieci posizioni assolute con una piccola vettura a trazione anteriore rappresentava un risultato di enorme valore.
E proprio l’Acropoli del 1994 fu uno dei passaggi decisivi della stagione.
Il 1994, l’anno della consacrazione
Il 1994 fu l’anno nel quale la Favorit raggiunse il massimo della propria parabola agonistica.
La stagione mise in evidenza non soltanto Pavel Sibera e Petr Gross, ma l’intero programma ufficiale Škoda Motorsport. L’altro equipaggio di riferimento era quello formato da Emil Triner e Pavel Klíma.
Le prestazioni accumulate durante l’anno portarono la squadra ceca nella posizione di poter puntare concretamente al titolo mondiale di categoria.
Il risultato ottenuto all’Acropolis Rally fu particolarmente significativo. In Grecia Sibera e Gross riuscirono a portare la Favorit nella Top 10 assoluta, confrontandosi direttamente con vetture molto più potenti e tecnicamente sofisticate.
L’Acropoli era uno dei rally nei quali la robustezza rappresentava una qualità fondamentale. Il fondo duro e sconnesso, le pietre e le temperature elevate sottoponevano le vetture a sollecitazioni enormi.
Per una piccola vettura aspirata a due ruote motrici, riuscire a completare una prova di quel genere nelle prime dieci posizioni assolute significava dimostrare non soltanto velocità, ma anche affidabilità e qualità dell’organizzazione tecnica.
Il risultato rafforzò la convinzione di Škoda Motorsport che il titolo fosse realmente alla portata.
La trasferta in Australia
A quel punto arrivò una decisione importante. Per la prima volta Škoda Motorsport affrontò il Rally Australia.
La trasferta dall’altra parte del mondo rappresentava un impegno significativo per una struttura che non disponeva delle risorse dei grandi costruttori internazionali. Ma la posta in palio era troppo importante per rinunciare.
Sibera e Gross portarono la Favorit al tredicesimo posto assoluto.
La posizione può sembrare meno spettacolare rispetto alla Top 10 dell’Acropoli, ma il contesto racconta una storia diversa. Davanti alla Škoda arrivarono esclusivamente vetture ad alte prestazioni dotate di quattro ruote motrici, tra cui Mitsubishi Lancer Evolution e Subaru Impreza.
La Favorit si trovava quindi immediatamente alle spalle di macchine progettate secondo una filosofia completamente diversa e dotate di una superiorità tecnica evidente.
Il tredicesimo posto australiano contribuì così alla costruzione del risultato mondiale.
Sibera, Gross, Triner e Klíma
Il successo non fu il risultato di un singolo equipaggio.
Pavel Sibera e Petr Gross rappresentarono il riferimento principale del programma e furono protagonisti della straordinaria sequenza di vittorie al Monte-Carlo. Emil Triner e Pavel Klíma contribuirono a loro volta alla stagione nella quale Škoda costruì il proprio titolo.
Questa presenza contemporanea di più equipaggi ufficiali era importante perché consentiva alla Casa di Mladá Boleslav di accumulare risultati e punti con continuità.
La Favorit aveva raggiunto una maturità tecnica tale da permettere ai suoi piloti di concentrarsi sulla prestazione senza dover necessariamente guidare sempre al limite dell’affidabilità.
Anche Vladimír Berger aveva avuto un ruolo nella storia agonistica della vettura. Il suo nome appartiene alla fase iniziale dello sviluppo e delle competizioni della Favorit, prima che il programma ufficiale raggiungesse la piena maturità internazionale.
La crescita della macchina fu quindi il risultato di un percorso collettivo, nel quale piloti, navigatori, tecnici e reparto Motorsport contribuirono progressivamente a trasformare una compatta stradale in una protagonista della Formula 2.
Il RAC Rally e il primo titolo mondiale Škoda
Tutto si decise al RAC Rally, la tradizionale prova conclusiva del Mondiale britannico.
La Favorit arrivò all’appuntamento finale con la possibilità concreta di conquistare il titolo. E sulle difficili strade del Regno Unito la vettura confermò ancora una volta la propria affidabilità e competitività.
Il risultato fu storico: Škoda conquistò la FIA World Cup per vetture a due ruote motrici con motore fino a due litri, la Formula 2.
Era il primo titolo mondiale conquistato dalla Casa ceca nel rally.
Il significato dell’impresa andava oltre il successo di una singola stagione. Škoda aveva ottenuto il titolo con una vettura che, nella classifica assoluta, non apparteneva alla stessa categoria tecnica delle grandi quattro ruote motrici che dominavano il Mondiale.
La Favorit aveva quindi vinto sfruttando una combinazione di leggerezza, affidabilità, efficienza e continuità.
Il titolo nazionale di Jindřich Štolfa
Il 1994 fu celebrato anche sul fronte nazionale.
Jindřich Štolfa conquistò infatti il Campionato ceco nella classe A5 al volante di una Favorit.
Il risultato completò una stagione nella quale la vettura sembrò diventare quasi imbattibile all’interno delle categorie nelle quali era chiamata a competere.
Il successo nazionale aveva inoltre un valore particolare perché dimostrava la capacità della Favorit di essere competitiva non soltanto nelle mani degli equipaggi ufficiali del Mondiale, ma anche nel panorama nazionale.
La stagione 1994 rappresentò così il punto più alto dell’intero programma.
Una piccola macchina contro le quattro ruote motrici
La particolarità della Favorit emerge soprattutto quando si confrontano i suoi dati con quelli delle vetture che occupavano le prime posizioni assolute nel Mondiale.
Circa 120 CV, 750 chilogrammi, trazione anteriore e un motore aspirato da 1,3 litri.
Dall’altra parte c’erano le Mitsubishi Lancer Evolution e le Subaru Impreza, vetture dotate di quattro ruote motrici e motori molto più potenti.
Il confronto diretto non poteva essere equilibrato sul piano delle prestazioni pure. La Favorit doveva quindi costruire il proprio risultato in un altro modo.
La leggerezza consentiva di ridurre le sollecitazioni su pneumatici, freni e componenti meccanici. La semplicità meccanica favoriva l’affidabilità. La trazione anteriore rendeva la vettura relativamente semplice da gestire. E il cambio a sei rapporti permetteva di sfruttare al meglio il motore nelle diverse condizioni.
A tutto questo si aggiungeva il fattore umano.
Sibera e Gross trasformarono la conoscenza della vettura in un’arma competitiva. Il loro dominio al Monte-Carlo dimostrò quanto un equipaggio esperto potesse compensare una parte consistente del divario tecnico attraverso precisione, regolarità e capacità di interpretare il percorso.
La fine della Favorit e l’eredità del titolo
Il trionfo del 1994 non rappresentò la fine della storia sportiva di Škoda, ma piuttosto il punto di partenza di una nuova fase.
La Favorit aveva dimostrato che il costruttore di Mladá Boleslav poteva competere a livello internazionale e, soprattutto, conquistare un titolo FIA.
Dopo la Favorit sarebbe arrivata la Felicia Kit Car, destinata a proseguire il percorso nelle categorie a due ruote motrici. Successivamente Škoda avrebbe affrontato categorie sempre più ambiziose fino ad arrivare alle vetture WRC e, negli anni successivi, alle generazioni di Fabia protagoniste delle categorie R5 e Rally2.
Ma il primo titolo mondiale rimane legato alla piccola Favorit.
Quella vettura aveva iniziato la propria carriera come una compatta a cinque porte con un quattro cilindri aspirato da 1,3 litri. Aveva affrontato i rally più duri del calendario, aveva vinto quattro volte la propria classe al Monte-Carlo con Sibera e Gross, era arrivata nella Top 10 assoluta all’Acropoli, aveva affrontato per la prima volta il Rally Australia e aveva concluso quella trasferta al tredicesimo posto assoluto, alle spalle soltanto di vetture quattro ruote motrici di ben altra potenza.
Poi, al RAC Rally, era arrivato il titolo.
Per Škoda fu il primo campionato mondiale della propria storia nei rally. Per Pavel Sibera e Petr Gross fu la consacrazione di un sodalizio diventato sinonimo della Favorit. Per la piccola vettura ceca fu la dimostrazione definitiva che, nel rally, la competitività non è determinata soltanto dalla potenza del motore o dalla complessità della trasmissione.
A volte 750 chilogrammi, 120 CV, quattro ruote motrici in meno e un equipaggio capace di sfruttare ogni centimetro della strada possono essere sufficienti per mettere in difficoltà macchine apparentemente appartenenti a un altro mondo.
Škoda Favorit 136 L Gruppo A – Scheda tecnica
| Caratteristica | Dato |
|---|---|
| Modello | Škoda Favorit 136 L |
| Categoria | Gruppo A |
| Carrozzeria | 5 porte, scocca in acciaio |
| Peso | Circa 750 kg |
| Motore | 4 cilindri in linea |
| Cilindrata | 1.289 cm³ |
| Tipo motore | Benzina, aspirato |
| Distribuzione | OHV |
| Testata | In alluminio, 8 condotti |
| Raffreddamento | A liquido |
| Alimentazione | Carburatore singolo |
| Potenza massima | Fino a 120 CV |
| Trazione | Anteriore |
| Cambio | Manuale a 6 rapporti |
| Velocità massima | 150-210 km/h, in funzione della rapportatura |
| Sospensioni | Specifiche da competizione |
| Impianto frenante | Specifico da competizione |
| Sicurezza | Roll-bar in tubi a parete sottile |
| Uso | Rally |









