La Toyota Celica Twin Cam Turbo regina d’Africa
La Celica Twin-Cam Turbo Gruppo B seppe vincere per tre volte il Safari ed il Costa d’Avorio grazie alla sua resistenza ed alla sua proverbiale affidabilità
Nel panorama affascinante e spesso estremo del Gruppo B, una delle categorie più iconiche e pericolose della storia del rally, la Toyota Celica Twin-Cam Turbo si è ritagliata un ruolo unico. Presentata nel 1983, è stata la risposta del costruttore giapponese alla sfida del Campionato del Mondo Rally (WRC), distinguendosi non tanto per la tecnologia all’avanguardia quanto per l’affidabilità e la robustezza, qualità che l’hanno resa protagonista nei rally africani.
Un progetto pensato per resistere
Per accedere alla categoria Gruppo B, la FIA richiedeva la produzione di almeno 200 esemplari stradali: Toyota rispettò in pieno questa condizione, costruendo anche 20 vetture da competizione con un nuovo propulsore. La Celica TCT (sigla TA64) era dotata di trazione posteriore, scelta conservativa rispetto ai concorrenti come Audi, che con la Quattro sperimentava già la trazione integrale.
La scelta di Toyota si rivelò vincente nei rally africani, dove la semplicità meccanica e la resistenza erano spesso più determinanti della potenza assoluta. La Celica Twin-Cam Turbo vinse tre edizioni del Safari Rally e tre del Rallye della Costa d’Avorio, meritandosi il soprannome di “Regina d’Africa”.
I successi
La Celica TCT fece il suo debutto nel WRC al Rally dei 1000 Laghi del 1983, dove Juha Kankkunen concluse sesto assoluto. Nello stesso anno, Björn Waldegård portò la Celica alla vittoria nel Rally di Costa d’Avorio. Nel 1984, sempre Waldegård conquistò anche il Safari Rally, dando inizio a una serie di tre successi consecutivi per Toyota nella difficile prova africana.
In un’epoca dominata da vetture più potenti e complesse, come la Peugeot 205 T16 o la Lancia Delta S4, la Celica TCT rappresentava un’alternativa concreta grazie alla sua affidabilità e alla capacità di sopportare condizioni estreme.
Caratteristiche tecniche
Sotto il cofano, la Celica montava un motore quattro cilindri in linea turbocompresso da 2.090 cc, con 16 valvole. La potenza massima raggiungeva i 370 CV a 8.000 giri/min, con una coppia di 430 Nm a 5.500 giri/min. Il tutto gestito da un cambio manuale a cinque rapporti e un peso contenuto in 1.100 kg. Nonostante la trazione posteriore, la vettura si dimostrò sorprendentemente competitiva nei fondi più insidiosi.
Il passaggio di testimone
Con la soppressione del Gruppo B alla fine del 1986, anche la Celica Twin-Cam Turbo uscì di scena. Tuttavia, il suo motore fu alla base della futura Toyota Celica GT-Four, la prima con trazione integrale, lanciata nel 1987. Questo passaggio segnò l’inizio di una nuova era per Toyota, culminata nei successi mondiali degli anni ’90.
Pensata per l’Africa
La Toyota Celica Twin-Cam Turbo non fu l’auto più innovativa del Gruppo B, né quella più spettacolare. Ma fu quella che seppe interpretare meglio le sfide africane, imponendosi come simbolo di resistenza e affidabilità. Una vettura forse meno celebrata di altre icone dell’epoca, ma profondamente radicata nella memoria dei rally più duri del mondo.









