Rally d’Italia, il tempo è scaduto: Sardegna o Roma?
Rally d’Italia, dove si corre? In Sardegna? Nel Lazio? Sembra un telefilm, diventato stancante negli ultimi giorni. La decisione era attesa nei primi giorni di agosto. Poi prima di Ferragosto. Quindi, entro il 30 agosto. Scaduti i termini, ci risulta siano stati chiesti altri giorni di tempo…
Sembra quasi la sceneggiatura di un telefilm, con puntate che si susseguono senza un finale. La decisione sul futuro del Rally d’Italia era attesa a inizio agosto, poi rimandata a prima di Ferragosto, successivamente fissata al 30 agosto, data considerata limite. Ma anche quella scadenza è stata superata: si parla di altri giorni di proroga, un rinvio che rischia di far slittare ancora l’approvazione del calendario 2026 sia dell’ERC che del WRC. Un’impasse che pesa non solo sul destino della gara italiana, ma anche sugli equilibri internazionali della massima serie rallystica.
Secondo quanto sappiamo da fonti vicine ai dossier, la FIA e il Promoter WRC, pur senza dichiarazioni ufficiali, sembrerebbero favorevoli al ritorno della gara iridata sulla Penisola, con Roma in pole position. Una parte dell’Aci e di Aci Sport, invece, continua a spingere per mantenere la corsa in Sardegna, ma i segnali interni dicono che l’orientamento prevalente vada verso la Capitale. Non è un dettaglio secondario: la stampa tedesca, in particolare Rallye Magazin, ha già sottolineato che un Rally d’Italia su asfalto metterebbe in seria difficoltà la Germania nel suo tentativo di rientrare nel calendario del Mondiale, visto che non è previsto un incremento del numero di prove asfaltate nei prossimi anni.
Il problema, però, non è tecnico. Dal punto di vista sportivo, l’Italia vanta prove speciali che nulla hanno da invidiare a nessuno: la spettacolarità e la difficoltà delle strade sarde, come quelle liguri o laziali, sono di livello assoluto. La questione è politica. Il Rally d’Italia è oggi al centro di fortissime pressioni interne all’Automobile Club d’Italia e ad Aci Sport, che resterebbero comunque gli organizzatori ufficiali anche in caso di spostamento a Roma. Da un lato c’è la Sardegna, che da oltre vent’anni ospita la tappa iridata con il sostegno economico e logistico della Regione; dall’altro c’è la Città Eterna, che con il fascino unico delle sue bellezze Imperiali e il contributo concreto della Regione Lazio (ben 3,5 milioni di euro già promessi) vuole trasformare la creatura di Max Rendina in un evento planetario.
In mezzo, in una posizione tutt’altro che semplice, c’è il commissario straordinario dell’Aci, generale Tullio Del Sette, chiamato a firmare la scelta definitiva. Una firma che avrebbe preferito lasciare al neo eletto presidente Geronimo La Russa, ma che, per il calendario e per i tempi imposti dalla FIA, non può più attendere. Roma o Sardegna, ormai non si può più rimandare.
Gli appassionati italiani e internazionali attendono con ansia di sapere quale volto avrà il Rally d’Italia 2026: se sarà una sfida su asfalto tra i muretti e i panorami laziali, o se resterà la battaglia sulla terra della Sardegna. La FIA, peraltro, aspetta di capire se inserire l’isola dei Quattro Mori nell’ERC o destinarle il Mondiale Cross Country. Una scelta che cambierà gli equilibri non solo del motorsport italiano, ma dell’intero campionato del mondo rally.
Perché una cosa è certa: nonostante i giochi politici e le esitazioni, l’Italia resta una tappa imprescindibile del WRC. Adesso serve soltanto il coraggio di decidere. Speriamo che arrivi presto…









