Rallylegend è la vittima della crisi del sistema
L’episodio che ha scatenato la crisi è avvenuto durante la penultima giornata: una bomba carta lanciata tra il pubblico ha ferito otto persone, una delle quali trasportata in ospedale. Le reazione dello Stato non si è fatta attendere. Dall’altra parte, l’organizzatore ha esternato il suo pensiero con una dichiarazione quasi riflessiva, che mescola orgoglio, dispiacere e promessa di cambiamento.
C’è un momento, in ogni storia di successo, in cui la crescita diventa troppo rapida per le proprie strutture. Rallylegend 2025 ha segnato esattamente quel punto di rottura. L’edizione che avrebbe dovuto celebrare l’apice di una manifestazione ormai di statura internazionale è invece finita al centro di un caso politico e di ordine pubblico che ha scosso la Repubblica di San Marino dalle fondamenta. Quella che per oltre vent’anni è stata la festa dei motori, un richiamo per campioni, appassionati e turisti, si è trasformata quest’anno in un banco di prova per la tenuta delle istituzioni, la capacità organizzativa e l’identità stessa dell’evento. Il bilancio è amaro: otto feriti, un giovane diciottenne di Pesaro-Urbino arrestato, un’ondata di indignazione, e una frattura evidente tra chi considera Rallylegend un patrimonio da difendere e chi lo vede come un evento ormai sfuggito di mano.
L’episodio che ha scatenato la crisi è avvenuto durante la penultima giornata: una bomba carta lanciata tra il pubblico ha ferito otto persone, una delle quali trasportata in ospedale. L’autore, un diciottenne italiano della provincia di Pesaro-Urbino, è stato arrestato grazie all’intervento delle forze dell’ordine e al supporto dei droni di sorveglianza. Ma il gesto ha avuto l’effetto di un detonatore simbolico: non solo per la violenza in sé, ma perché ha messo a nudo le tensioni latenti di un evento cresciuto oltre i limiti della gestione ordinaria. Già nelle ore precedenti si erano registrati episodi di vandalismo, disordini, traffico paralizzato, proteste dei residenti e difficoltà logistiche. L’entusiasmo per i numeri record — equipaggi, pubblico, presenze alberghiere — si è rovesciato improvvisamente in un senso diffuso di perdita di controllo.
La risposta del governo non si è fatta attendere. La Segreteria di Stato per lo Sport, guidata da Rossano Fabbri, ha diffuso una nota di tono insolitamente severo per gli standard sammarinesi. “Atti criminosi e di vandalismo come quelli verificatisi non sono tollerabili”, si legge nel comunicato ufficiale. “Il successo e il prestigio di Rallylegend non possono giustificare la compromissione dell’immagine e della sicurezza della Repubblica”. Un linguaggio inequivocabile, che segna una discontinuità rispetto al passato. Fabbri ha annunciato la creazione di un tavolo di lavoro interistituzionale per ridefinire regole, controlli e protocolli di sicurezza. L’obiettivo dichiarato è evitare che la prossima edizione possa ripetersi con le stesse criticità. Dietro le righe, però, traspare anche un messaggio politico: Rallylegend non è intoccabile. La sua sopravvivenza, d’ora in poi, passerà attraverso la capacità di riformarsi.
Dall’altra parte, la reazione dell’organizzatore è arrivata con una dichiarazione lunga, quasi riflessiva, che mescola orgoglio, dispiacere e promessa di cambiamento. “Edizione sicuramente straordinaria riguardo a numeri contenuti, equipaggi e piloti intervenuti”, esordisce. Ma subito dopo riconosce che “è stata anche molto difficoltosa per l’impegno da parte di tutti i nostri collaboratori per cercare di tenere controllata l’incredibile onda d’urto che genera questo evento”.
Il tono cambia quando affronta le critiche istituzionali: “Spiace leggere chi comincia a prendere certe distanze ben sapendo quali sono i nostri problemi a livello di gestione sul territorio, nonostante l’impegno da parte nostra sul fronte sicurezza sia stato imponente”. È la frase chiave dell’intero documento: il riconoscimento implicito delle difficoltà, ma anche la rivendicazione di un lavoro che, secondo l’organizzazione, non merita di essere liquidato con giudizi sommari. La promessa di “resettare tutto cambiando marcia e format” mostra consapevolezza della necessità di un’evoluzione. Tuttavia, la chiusura — “una manifestazione in crescita esponenziale non si farà certo intimidire da certe prese di posizione né dal comportamento scriteriato di qualche imbecille nascosto tra il pubblico” — lascia trasparire un certo orgoglio ferito e la volontà di difendere il DNA dell’evento.
Il confronto tra Segreteria e organizzatori non è solo una disputa su responsabilità o modalità operative. È lo scontro tra due visioni quasi opposte del rapporto tra spettacolo e territorio. Per la politica, Rallylegend deve diventare un evento sostenibile e controllabile, inserito in una cornice istituzionale più rigida. Ma realtà è che la forza del Rally sta nella sua spontaneità, nel calore popolare e nella capacità di attrarre folle e campioni in un contesto ancora “umano”. Altrimenti sarebbe un qualunque rally all’italiana. In mezzo, però, c’è San Marino: un microstato di appena 60.000 abitanti, che ogni anno deve assorbire decine di migliaia di visitatori, con una pressione logistica enorme sui servizi, sulle infrastrutture e sulla sicurezza pubblica. L’“onda d’urto” evocata dall’organizzatore è una metafora perfetta della sproporzione che ormai caratterizza l’evento.
Rallylegend non è solo un rally storico: è un fenomeno culturale. Da vent’anni rappresenta l’anima più popolare del motorsport, il punto d’incontro tra piloti leggendari, auto iconiche e tifosi che vivono la passione con intensità quasi rituale. Ma questa stessa popolarità rischia di diventare un boomerang. L’equilibrio tra libertà e sicurezza, tra entusiasmo e controllo, è ormai precario. E l’intervento della Segreteria di Stato non è solo un richiamo formale: è il segnale che San Marino deve decidere se vuole continuare a ospitare un evento di tali dimensioni e a quali condizioni.
Nelle prossime settimane il tavolo tecnico dovrà definire le nuove linee guida. Si parla di un incremento degli steward, un sistema di sorveglianza integrato, limiti più rigidi al pubblico e una ridefinizione dei percorsi. Ma soprattutto di un “piano B” — evocato dallo stesso organizzatore — che potrebbe trasformare Rallylegend in un evento diffuso, con più controlli e una gestione centralizzata della logistica. Sarà un banco di prova decisivo. Se l’organizzazione saprà tradurre l’autocritica in rinnovamento e le istituzioni riusciranno a bilanciare fermezza e dialogo, Rallylegend potrà uscire da questa crisi come un modello di rinascita. Se invece prevarranno diffidenze e rigidità, l’edizione 2025 rischia di essere ricordata non come l’apice del successo, ma come il punto in cui la leggenda ha sfiorato il proprio limite. Comunque vada, Rallylegend resta vittima della crisi del sistema politico-istituzionale, ormai sempre più proiettato verso la repressione e non verso l’educazione o rieducazione.





