Ricognizioni e controlli, aumentano le proteste
L’app voluta dalla Federazione solleva sempre più polemiche. E non solo per il costo delle multe.
C’è un’aria pesante che grava sui rally italiani. Da quest’anno, la Federazione ha voluto imporre un’applicazione da scaricare sul proprio smartphone, con localizzazione sempre attiva, per monitorare la velocità dei concorrenti nelle prove speciali durante le ricognizioni. L’obiettivo è la sicurezza degli equipaggi e dei “civili” che si trovano sui tratti di strada interessati. Inutile dire che era chiaro fin dall’inizio che la norma avrebbe suscitato polemiche e creato discussioni. Ma più che la norma a lasciare perplessi tanti addetti ai lavori sono la sua applicazione e le sue conseguenze, più prosaicamente le multe.
Sia chiaro: non si discute la norma in sé. Chi commette un’infrazione, stradale o sportiva, è giusto che ne paghi le conseguenze. Ma l’introduzione di questo sistema tecnologico, e le sue modalità di applicazione, sollevano dubbi sul ruolo che una Federazione Sportiva dovrebbe ricoprire. Che, per sua natura, dovrebbe promuovere, incentivare e facilitare la partecipazione, non trasformarsi in un intransigente esattore come succede in quasi ogni gara, a volte con casi eclatanti come quelli registrati, solo per rimanere all’attualità, al Rally del Sebino ed a Bassano del Grappa. Tenendo sempre conto che il pagamento delle multe viene richiesto sempre in contanti senza accettare altre modalità più tecnologiche e, soprattutto, più agevoli.
A Bassano abbiamo assistito ad un nuovo capitolo della storia dei controlli durante le ricognizioni, sollevato da Giulia Zanchetta, che navigava Christian Chemin. Un pilota ed una navigatrice che conoscono l’ambiente da anni, non due esordienti.
Alle 14,30 di venerdì pomeriggio, durante lo shakedown, un numero sconosciuto, spiega la “naviga”, chiama il pilota veneto dicendogli di presentarsi in Direzione Gara – entro e non oltre le 15 (anche l’orario per lo shakedown terminava alle 15,30) – pena l’esclusione dalla gara. “Sarà mica per il sorpasso a Rubbio?” si domandano Christian e Giulia.
Durante le ricognizioni del giorno precedente un’auto aveva gentilmente segnalato con la freccia di voler far passare il concorrente. Un sorpasso brevissimo con l’app che ha segnalato con un altrettanto brevissimo “beep” il superamento del limite di velocità.
In Direzione Gara a Chemin viene contestato il fatto che sulla PS “Le Laite”, il limite di 70 km/h è stato superato toccando i 79,98 km/h per la durata di 2,8 secondi. Il tempo di un sorpasso.
La spiegazione dell’equipaggio? Inascoltata. La risposta è perentoria: se si vuole partire, l’unica soluzione è pagare subito 90€. Solo in contanti e senza alcuna ricevuta per il concorrente, come sempre accaduto fino ad ora.
Due aspetti di questa vicenda lasciano perplessi. Il primo è la fiscalità cieca. Superare per 2,8 secondi il limite di velocità in tutte le ore dedicate alle ricognizioni suggerisce che l’equipaggio Chemin-Zanchetta sia stato quasi maniacalmente attento, tranne in un frangente fugace, un banale sorpasso facilitato dall’altro automobilista. Non è possibile avere un minimo di elasticità? Oppure l’obiettivo primario – tesi che trova sempre più sostenitori – non è la prevenzione, ma “fare cassa”?
Il secondo riguarda le modalità di convocazione. Un pilota, impegnato nello shakedown o in una delle tante necessità prima della gara, rischia l’esclusione per non aver risposto a una telefonata da un numero sconosciuto. Possibile che non si possa utilizzare una modalità “certificata” come, ad esempio, un avviso sulla stessa app?
La fastidiosa sensazione è che questo sistema, pur nato con l’intento lodevole di garantire la sicurezza, sia degenerato in un facile strumento per rastrellare denaro da chi già sopporta costi elevati per correre. Se l’obiettivo fosse davvero la sicurezza, un’infrazione così minima, la prima in tutte le ricognizioni, meriterebbe un avvertimento, o una sanzione in termini di tempo, non un balzello da pagare cash e senza ricevuta. Così come chi accumula più sforamenti della velocità massima durante le ricognizioni potrebbe pagare una cifra forfettaria (magari unita ad una penalità in termini cronometrici) anziché la somma aritmetica di tutte le infrazioni commesse.
Altrimenti, l’effetto sarà uno solo: disincentivare la partecipazione e allontanare i piloti dal rallysmo. Alla faccia della dichiarata volontà di far rinascere una categoria “entry level” da sempre rimpianta, i rally sprint.








