Soldi facili & soldi difficili
Tasse d’iscrizione in aumento e partecipanti in calo. Assicurazioni insostenibili o quasi. Però qualche raggio di luce si inizia a vedere…
Sicuramente – e giustamente – a buona parte degli appassionati importa una cippa della premessa che sto per scrivere ma è necessaria. Durante il lavoro quotidiano in redazione mi passano sotto gli occhi tutte – sottolineo tutte – le classifiche dei rally che si corrono in Italia e la stragrande maggioranza dei comunicati che organizzatori, scuderie e piloti ci inviano. In estrema sintesi, riesco ad avere un quadro complessivo del nostro beneamato sport, perché accanto alle emozioni che ci regala ci sono anche le sensazioni che ci invia ed i freddi messaggi dei numeri.
Inutile fare il riassunto delle puntate precedenti: tutti quanti, più o meno, conosciamo il problema delle assicurazioni e le sue conseguenze pratiche – e soprattutto economiche – per i praticanti e per gli organizzatori. Problema che va ad aggiungersi a tanti altri, più o meno grandi, come la recente adozione dell’app Tracky e via discorrendo.
Non ho (abbiamo) la certezza granitica che il “caos assicurazioni” sia il punto di partenza del vistoso calo di iscritti nelle gare di questa prima parte di stagione però, come in ogni libro giallo il maggiordomo è il maggior indiziato per il delitto, ci sentiamo di puntare sull’innalzamento dei costi delle polizze a carico degli organizzatori che si è tramutato in un innalzamento delle tasse d’iscrizione a carico dei concorrenti come causa principale (o una delle cause principali) della moria di partecipanti.
È vero, abbiamo un parco macchine in classe Rally2 ed in classe Rally4 inferiore solo alla schiera di vip morti di fama che partecipano ai vari reality in televisione, ma è la base che si sta sgretolando. L’impressione è che il rallysmo italiano stia diventando un gigante d’argilla. Scorrendo le classifiche – e mi riallaccio alla premessa iniziale – ci si accorge che al Nord come al Sud stanno iniziando a mancare i piloti delle “piccoline”. In classi come la N2, la A5, la A6, finanche la N3 oltre alle varie Racing Stars assistiamo ad una sparizione di iscritti. Classi solitamente molto frequentate molto spesso (le eccezioni meritorie esistono, per carità!) sono ridotte a quasi un deserto. Segno che decine di appassionati con la 106 in garage che corrono un paio di gare in una stagione strappando giorni alle ferie e soldi ai risparmi di un anno non ce la fanno più e decidono di tenere l’amata macchinetta sotto un telo in attesa (pia illusione?) di tempi migliori.
L’altro lato della medaglia sono gli organizzatori. Schiacciati tra gli obblighi imposti da Aci Sport, il rincaro delle assicurazioni, la sparizione degli sponsor e la riduzione degli iscritti hanno lanciato un grido d’allarme. A cui la Federazione ha risposto con una misura ovviamente impopolare, l’aumento delle tasse d’iscrizione. Ad inizio maggio, poi, Aci Sport comunica che fino a fine 2025 Sara Assicurazioni coprirà tutti gli eventi sportivi in Italia. Con la “novità” di una franchigia di 1500 a carico dell’equipaggio per danni causati a “cose” in caso di incidente. Quindi un’altra, possibile, mannaia sulla testa di chi corre.
Ma in queste settimane assistiamo anche a qualche novità. In positivo. Gli organizzatori genovesi del Rally della Lanterna con un comunicato stampa di metà maggio annunciano la riduzione della tassa d’iscrizione di 150 euro ad equipaggio, nessuno escluso. Invece gli organizzatori del Rally Lana Storico sul sito comunicano, con evidenza, “di NON avvalersi della facoltà di richiedere ai concorrenti il rimborso della franchigia prevista dalla polizza assicurativa per danni materiali a cose eventualmente causati durante la manifestazione”.
Allora, usando una frase abusata in mille situazioni, un altro mondo è possibile. Si riesce ad organizzare un rally senza gravare del tutto o quasi sui concorrenti. Allora si riesce a trovare delle forme alternative di finanziamento (o di risparmio) facendo disputare lo stesso la gara. Lungi da noi l’idea di puntare il dito su tutti gli organizzatori perché ogni situazione è diversa dall’altra però, evidentemente, in qualche occasione con capacità ed impegno di possono trovare soluzioni alternative.
“Si può fare” è una battuta passata alla storia del film Frankestein Junior. Quando farà parte anche della storia delle corse in Italia?








