WRC – I Sami contro il Rally di Svezia e con le renne
La tensione con le comunità Sami aveva già raggiunto livelli elevati nell’edizione precedente. Nel 2025, il tracciato era stato oggetto di discussioni fino a pochi giorni prima della partenza, con un confronto serrato tra organizzatori, autorità locali e comunità Sami. Alla fine il rally si era svolto come previsto, ma il clima era rimasto estremamente teso.
Il Rally di Svezia si conferma anche nel 2026 come seconda tappa del Campionato del mondo rally, in programma dal 12 al 15 febbraio, mantenendo quella collocazione in calendario che storicamente lo rende l’unico appuntamento interamente su neve e ghiaccio del WRC. Dal 2022, però, l’evento ha cambiato radicalmente volto dal punto di vista geografico e organizzativo, trasferendosi dal tradizionale Värmland, con base a Karlstad, alla regione di Västerbotten, nei dintorni della città di Umeå. Una scelta dettata da esigenze tecniche e climatiche, ma che continua a generare un contenzioso complesso e irrisolto con le comunità Sami dedite all’allevamento delle renne.
Il trasferimento verso nord era stato deciso per rispondere a un problema sempre più evidente: l’affidabilità delle condizioni invernali. Negli ultimi anni, il Rally di Svezia nel Värmland aveva più volte rischiato di perdere la propria identità, con prove speciali disputate su fango e ghiaia a causa di temperature insolitamente miti. Umeå, situata oltre il 63° parallelo nord, offriva e continua a offrire maggiori garanzie di innevamento, consentendo agli organizzatori di proporre un percorso coerente con la tradizione sportiva dell’evento.
Tuttavia, la nuova area ha portato alla luce criticità differenti. Le prove speciali del rally si sviluppano in zone che, da secoli, sono utilizzate come pascoli invernali per le renne dalle comunità Sami locali. Il passaggio di centinaia di veicoli, l’allestimento delle infrastrutture e l’afflusso di pubblico rappresentano, secondo i rappresentanti Sami, un’interferenza diretta con un’attività economica e culturale fondamentale, tutelata anche da specifiche normative svedesi.
La tensione aveva già raggiunto livelli elevati nell’edizione precedente. Nel 2025, il tracciato era stato oggetto di discussioni fino a pochi giorni prima della partenza, con un confronto serrato tra organizzatori, autorità locali e comunità Sami. Alla fine il rally si era svolto come previsto, ma il clima era rimasto estremamente teso. Pochi giorni prima dell’evento, tre renne erano state trovate morte nei pressi di Umeå, un episodio che la comunità Sami aveva collegato, almeno indirettamente, al conflitto in corso sullo svolgimento della manifestazione.
L’ascia di guerra, evidentemente, non è stata sepolta. Anche quest’anno il consiglio amministrativo della contea è stato chiamato a esaminare la richiesta di autorizzazione per il Rally di Svezia. Secondo quanto riportato dal quotidiano Västerbottens Kuriren, prima di Natale si è tenuta una riunione consultiva che ha visto la partecipazione delle comunità Sami di Grans e Rans, dell’Associazione Nazionale Sami Svedese e del Parlamento Sami. L’incontro, tuttavia, non ha prodotto un accordo, demandando al consiglio amministrativo la responsabilità di una decisione unilaterale.
Venerdì sera è arrivato il via libera ufficiale allo svolgimento della manifestazione, ma la controversia appare tutt’altro che risolta. I rappresentanti Sami hanno infatti giudicato probabile un ricorso contro la decisione, indipendentemente dalla sua formulazione. Una posizione che riflette una sfiducia ormai consolidata nei confronti delle modalità con cui le autorità affrontano la questione.
Negli anni passati, si era diffusa l’idea che le comunità Sami richiedessero ingenti risarcimenti economici agli organizzatori del rally per l’utilizzo dei terreni di pascolo. Durante la recente consultazione, però, la comunità Sami di Grans ha precisato di aver chiesto “zero corone” di compensazione per l’edizione precedente, smentendo una narrazione che aveva contribuito ad alimentare il conflitto. La richiesta principale non riguarda il denaro, ma la collocazione delle prove speciali.
In particolare, la comunità Grans Sami ha proposto di spostare le prove a est dell’autostrada E4, lungo il Golfo di Botnia, in un’area più vicina alla costa e meno impattante per l’allevamento delle renne. Per l’edizione in programma, tuttavia, è prevista una sola prova speciale tra la strada principale e la costa, una soluzione giudicata insufficiente dai rappresentanti Sami.
A complicare ulteriormente il dialogo, una proposta avanzata dagli organizzatori del Rally di Svezia è stata respinta con fermezza. L’idea era quella di offrire alla comunità Sami di Grans uno spazio all’interno dell’area evento della super speciale di Umeå, consentendo una presenza “promozionale” per aumentare la comprensione pubblica dell’allevamento delle renne. La risposta è stata netta e durissima: “Dagli anni ’70 del XIX secolo agli anni ’40 del XX secolo, i Sami venivano esposti al pubblico. Suggerire che i Sami debbano tornare a essere oggetti esotici da esposizione alla Red Barn Arena è obsoleto e razzista”.
Nella motivazione della propria decisione, il consiglio amministrativo della contea ha chiarito di aver valutato la richiesta di autorizzazione esclusivamente sulla base delle norme sulla circolazione stradale. Secondo questa interpretazione, il Rally di Svezia è una competizione che si svolge su strade pubbliche e, di conseguenza, la legge sull’allevamento delle renne e la legislazione ambientale non sono state considerate pertinenti. Una posizione che le comunità Sami contestano apertamente e che rappresenta uno dei nodi centrali del contenzioso.
Durante la consultazione di dicembre, la comunità Sami di Rans ha sintetizzato il clima generale con una frase destinata a pesare anche sul futuro: “La decisione sarà impugnata da una parte o dall’altra, indipendentemente da come verrà formulata”. Parole che fotografano una frattura profonda tra esigenze sportive, interessi economici e diritti delle popolazioni indigene.
Il Rally di Svezia, dunque, si avvia a disputare una nuova edizione nel segno dell’incertezza istituzionale. Dal punto di vista sportivo, l’evento resta un pilastro del WRC. Dal punto di vista politico e sociale, invece, rappresenta sempre più un banco di prova delicato, in cui la ricerca di condizioni ideali per le competizioni motoristiche si scontra con questioni di tutela culturale, ambientale e storica che vanno ben oltre il perimetro delle prove speciali.









