Storia di una giornata e di un salto storti
Il momento chiave arrivò durante la quindicesima speciale, il secondo passaggio su Muresk. McRae affrontò uno dei salti più spettacolari della prova con l’aggressività che lo contraddistingueva: la Focus si staccò dal suolo con decisione, ma l’atterraggio fu eccessivamente violento.
Il Rally Australia 2002 rappresenta una delle pagine più discusse della stagione WRC di quell’anno, non tanto per la classifica finale quanto per il ritorno in scena di una coppia leggendaria: Colin McRae e Derek Ringer. Dopo la rottura con Nicky Grist, avvenuta in seguito a tensioni interne e a una stagione vissuta tra alti e bassi, il pilota scozzese scelse di chiudere l’annata richiamando il copilota con cui aveva conquistato il titolo mondiale nel 1995. Fu un ritorno che ebbe il sapore del déjà vu, ma anche quello di una sfida contro il tempo e contro la sorte.
La Ford Focus WRC 02 era un’auto competitiva, sviluppata sotto la direzione tecnica di Christian Loriaux, capace di prestazioni eccellenti ma anche soggetta a fragilità in alcune condizioni estreme. In Australia, McRae dimostrò subito di avere ancora lo smalto del campione: le prime prove speciali misero in luce una velocità ritrovata e una sintonia che, nonostante gli anni di separazione, pareva riaffiorare con naturalezza accanto a Ringer. Le strade sterrate intorno a Perth, veloci e insidiose, richiedevano precisione assoluta, soprattutto nei celebri salti che hanno reso iconico questo rally nel calendario mondiale.
Il momento chiave arrivò durante la quindicesima speciale, il secondo passaggio su Muresk. McRae affrontò uno dei salti più spettacolari della prova con l’aggressività che lo contraddistingueva: la Focus si staccò dal suolo con decisione, ma l’atterraggio fu eccessivamente violento. L’auto piombò di muso, causando il piegamento del radiatore contro il motore. In pochi istanti, l’acqua del sistema di raffreddamento si disperse, compromettendo irrimediabilmente le possibilità di continuare.
Nonostante il danno, McRae e Ringer completarono la speciale con il terzo tempo assoluto, a dimostrazione di quanto stessero spingendo e di quanto potenziale ci fosse ancora nell’equipaggio. Tuttavia, una volta giunti al controllo, la diagnosi fu inappellabile: senza liquido di raffreddamento, la Focus non poteva più proseguire. Fu un ritiro amaro, tanto più perché la coppia aveva ritrovato fiducia e ritmo proprio in quelle ore.
Lo stesso McRae, intervistato poco dopo, dichiarò con franchezza la sua frustrazione: “Eravamo a circa 600 metri dal traguardo quando abbiamo atterrato male sull’ultimo salto. L’auto è piombata di muso e la forza dell’impatto ha rotto il radiatore, facendo uscire tutta l’acqua. È un peccato, stavamo trovando ritmo e fiducia”.
Tecnicamente, l’incidente mise in evidenza un punto debole comune a molte vetture WRC di quell’epoca: i radiatori anteriori, pur essendo protetti, rimanevano vulnerabili a impatti frontali derivanti da atterraggi troppo bruschi. In un rally come quello australiano, dove i salti sono parte integrante del percorso, la gestione della traiettoria e dell’atterraggio diventava cruciale. La Focus di McRae non fu l’unica ad affrontare problemi simili in quella stagione, ma l’episodio acquisì una valenza simbolica perché coinvolse un campione del mondo, nell’ennesimo duello con i limiti meccanici e fisici della disciplina.
Dal punto di vista sportivo, il ritiro di McRae non ebbe conseguenze decisive sulla corsa al titolo, già indirizzata verso Marcus Grönholm e la Peugeot 206 WRC. Tuttavia, il Rally Australia 2002 restò nella memoria per quell’episodio, che condensava in pochi secondi l’essenza di Colin McRae: un pilota che correva sempre al massimo, senza compromessi, anche quando questo significava sfidare i limiti della resistenza meccanica.
Il ritorno con Derek Ringer non riportò i due scozzesi ai fasti del 1995, ma regalò comunque un momento di grande suggestione agli appassionati. Vederli di nuovo insieme in abitacolo evocò ricordi di un’epoca gloriosa, e il salto di Perth, pur terminato con un ritiro, divenne una cartolina indelebile di quell’avventura. Più che un semplice incidente tecnico, fu l’ennesima dimostrazione che McRae rimaneva fedele alla sua filosofia di gara: correre sempre e comunque al limite, anche a costo di pagare il prezzo più alto.









