WRC – KKK scommette su Kalle, Séb e Evans per il titolo
Secondo Juha Kankkunen – quattro volte campione del mondo e qui in Giappone nelle vesti di team principal Toyota – non è Evans il pilota più “sotto pressione”. Lo sostiene con la serenità di chi conosce perfettamente il peso della posta in gioco. Anche se sappiamo che il problema maggiore per Evans è sempre stato reggere la pressione.
Toyota si trova nel momento più delicato della stagione mondiale rally, con tre dei suoi piloti impegnati in un duello interno per la conquista del titolo iridato piloti. Elfyn Evans guida la classifica con un margine sottile, mentre Sébastien Ogier e Kalle Rovanperä inseguono il gallese con 13 punti di ritardo e due rally ancora da disputare. È una situazione rara: tre compagni di squadra che si affrontano per il campionato correndo con vetture identiche, sotto la stessa struttura, lo stesso personale tecnico e lo stesso livello di supporto da parte del costruttore.
La narrazione che accompagna questo finale di stagione tende a sottolineare la pressione su Evans. Il gallese è l’unico dei tre a non aver ancora messo le mani su un titolo mondiale, nonostante vi sia arrivato vicino in quattro diverse annate, chiudendo il campionato per ben quattro volte in seconda posizione. Ogier e Rovanperä, al contrario, hanno già vissuto la tensione di un finale da campione: Ogier con otto titoli mondiali in bacheca e una reputazione costruita su una straordinaria costanza; Rovanperä con due titoli consecutivi conquistati a una velocità quasi sorprendente, grazie a una maturità precoce e uno stile di guida tra i più puliti e redditizi della generazione attuale.
Eppure, secondo Juha Kankkunen – quattro volte campione del mondo e qui in Giappone nelle vesti di team principal Toyota – non è Evans il pilota più “sotto pressione”. Lo sostiene con la serenità di chi conosce perfettamente il peso della posta in gioco. “Elfyn è già stato in questa situazione. È un pilota esperto, quindi non ho bisogno di dirgli nulla” ha dichiarato Kankkunen. “Si sente che è soddisfatto della vettura. E questa mattina è stato il più veloce nello shakedown”.
L’ex campione finlandese ha poi spiegato in modo diretto come la percezione esterna della pressione differisca da quella che vive un pilota abituato a confrontarsi con prove cronometrate, fondi variabili e condizioni mutevoli: “Anch’io sono stato nella stessa situazione, quando devi vincere l’ultimo rally per diventare campione del mondo. Tutti pensano che tu abbia addosso una pressione enorme, ma non è così. Per un pilota di rally, in realtà, è più facile quando sai esattamente cosa devi fare. Con la pressione sei più concentrato: sai di dover dare tutto. È semplice”.
Il Rally del Giappone si conferma un evento insidioso, caratterizzato da strade strette, asfalto irregolare, cambi di aderenza repentini e sezioni veloci intervallate da curve cieche. La precisione conta tanto quanto la velocità assoluta. Rovanperä ha imposto subito il suo ritmo, firmando il miglior tempo nella prova inaugurale. Ogier lo ha seguito con uno scarto minimo (+0,4 secondi), mentre Evans ha concluso la stessa prova in sesta posizione provvisoria, a +0,8.
Kankkunen si aspetta una battaglia serrata fino all’ultimo metro: “Sono molto vicini tra loro. Kalle è veloce sull’asfalto, Seb è sempre forte. Ed Elfyn è sempre stato molto competitivo qui in Giappone”. A chi gli ha chiesto su chi punterebbe, ha risposto con un sorriso: “Metto i miei soldi su tutti e tre. I pochi che ho”.
L’equilibrio tra i tre piloti Toyota rispecchia anche la filosofia della casa giapponese: nessun ordine di scuderia, nessun pilota privilegiato, massima trasparenza tecnica. La lotta per il titolo è lasciata al cronometro e al terreno, nel più puro spirito del mondiale rally.
Il Rally del Giappone proseguirà venerdì con sei prove speciali che attraversano foreste e altipiani della prefettura di Aichi, con previsioni meteorologiche incerte e un asfalto potenzialmente umido: condizioni che potrebbero cambiare rapidamente i valori in campo.
Ciò che invece non cambierà è la posta: un titolo mondiale, conteso tra tre piloti della stessa squadra, deciderà la storia recente del WRC.









