WRC: la Sardegna e la “paura” di Roma
Ecco perché, quest’anno più che mai, il destino della tappa italiana del WRC è in bilico. Non tanto sul “se” ci sarà — la presenza dell’Italia nel calendario mondiale è fuori discussione — ma sul “dove”.
Come ormai accade da anni, il finale del Rally Italia Sardegna non segna solo la chiusura agonistica della tappa italiana del Campionato del Mondo Rally, ma anche l’inizio del consueto valzer diplomatico e politico sul futuro della gara. Resterà in Sardegna o si sposterà altrove? Fino a ieri questa fase di incertezza era vista da molti come un meccanismo rodato, quasi rituale, per fare pressione sulla Regione Sardegna affinché stanziasse i fondi necessari. Ma il 2025 segna una cesura netta con il passato: non c’è più alla guida dell’Automobile Club d’Italia Angelo Sticchi Damiani, abile tessitore di accordi politici e figura centrale nel mantenere saldo il legame tra FIA, WRC Promoter e la sede sarda. Oggi, a dirigere l’Aci c’è un commissario straordinario, il cui mandato – per definizione – non contempla la stessa influenza politica né la medesima rete di relazioni costruita negli anni da Sticchi Damiani.
Ecco perché, quest’anno più che mai, il destino della tappa italiana del WRC è in bilico. Non tanto sul “se” ci sarà — la presenza dell’Italia nel calendario mondiale è fuori discussione — ma sul “dove”. La Sardegna, con la sua tradizione ormai ventennale e con un rally che ha raggiunto una qualità organizzativa e spettacolare unanimemente riconosciuta, resta la candidata più credibile. Eppure Roma, forte dell’appoggio istituzionale e di un rally già rodato nel contesto ERC, è più di un’alternativa di facciata.
Il rally appena concluso ha confermato tutte le qualità dell’evento sardo: tracciato selettivo, scenari mozzafiato, accoglienza professionale. L’unica nota dissonante è stata lo shakedown, criticato per soluzioni logistiche non all’altezza del resto dell’evento. Ma per il resto, Alghero (così come Olbia negli anni pari) ha mostrato ancora una volta di poter reggere un evento di livello mondiale. La criticità vera, semmai, resta quella di sempre: il budget. Organizzare una tappa WRC oggi significa mobilitare risorse nell’ordine dei milioni di euro, una soglia che può mettere in difficoltà anche le amministrazioni regionali più attrezzate. In questo senso, il braccio di ferro in corso non è affatto un gioco di potere: è la concreta ricerca di una sostenibilità economica a medio termine.
WRC Promoter e FIA hanno espresso chiaramente il loro interesse a mantenere l’Italia nel calendario con una gara su terra, superficie principe del mondiale e componente fondamentale per l’equilibrio sportivo della stagione. La Sardegna garantisce proprio questo: un fondo tecnico, impegnativo, riconoscibile. Ma se l’isola non dovesse garantire le coperture economiche necessarie, Roma potrebbe rappresentare una valida alternativa, con un rally su asfalto dal profilo urbanistico, meno tradizionale ma più facilmente sostenibile sotto il profilo promozionale e politico.
La decisione definitiva dovrebbe arrivare entro la fine di giugno, ma non è escluso che slitti a inizio luglio, dopo l’elezione del nuovo presidente Aci. Tutti gli indizi, al momento, portano a Geronimo La Russa, già presidente di Aci Milano e figura ben inserita nelle dinamiche romane. Il suo eventuale insediamento potrebbe imprimere una svolta immediata alla trattativa: una conferma della Sardegna per tre anni (opzione preferita dal Promoter) oppure, in extremis, un clamoroso cambio di rotta verso la capitale.
Va anche ricordato che l’Italia è una delle poche nazioni ad aver avuto più sedi nel WRC: Sanremo, Sardegna, Monza (in emergenza durante la pandemia), e ora Roma potrebbe diventare la quarta. Un’evoluzione in linea con quanto avvenuto in Spagna, che ha alternato Costa Brava, Costa Daurada e Canarie. Ma ogni nuova sede porta con sé un reset logistico, sportivo e mediatico che non può essere sottovalutato.
Al di là delle congetture, quel che è certo è che l’Italia continuerà a ospitare una tappa del WRC. Ma l’identità di questa tappa – che per anni è stata simbolo della simbiosi tra rally e paesaggio mediterraneo – è oggi oggetto di riflessione e rinegoziazione. Se la Sardegna sarà in grado di assicurare le coperture economiche e politiche richieste, potrà continuare a offrire al mondiale uno dei suoi gioielli più luminosi. In caso contrario, Roma potrebbe inaugurare un nuovo capitolo della storia italiana nel WRC: meno polvere, più asfalto, ma lo stesso spirito di competizione globale.
La posta in gioco, mai come quest’anno, non è solo geografica. È identitaria.









