WRC – Paddon e gli incubi del “Monte”
Per il neozelandese il ritorno più difficile nel Mondiale: chiude undicesimo e si lascia alle spalle i fantasmi del passato. Nell’edizione 2017 un suo incidente causò la morte di uno spettatore
Il Rallye Monte-Carlo 2026 ha rappresentato molto più di una semplice gara per Hayden Paddon. Per il pilota neozelandese, richiamato a sorpresa da Hyundai Motorsport per un programma part-time nel Mondiale, l’appuntamento nel Principato è stato un confronto diretto con una delle pagine più dolorose della sua carriera sportiva.
La scelta di schierarlo proprio al Monte-Carlo ha destato attenzione fin da subito. La gara monegasca è notoriamente una delle più complesse del calendario WRC e, per Paddon, era legata a ricordi drammatici: durante la prova inaugurale dell’edizione 2017, un’uscita di strada causata dal ghiaccio nero provocò il ribaltamento della sua vettura e la morte di uno spettatore spagnolo. Da allora, il neozelandese non aveva più preso parte al rally del Principato.
“Onestamente, ho temuto di tornare in questa gara nelle ultime sei settimane, da quando ho ricevuto la chiamata”, ha ammesso Paddon a fine gara. “Non avrei mai voluto tornare qui, ma era un’opportunità incredibile e alla fine l’ho anche apprezzata. Credo che ora possa davvero andare avanti, è come se mi fossi tolto un peso dalle spalle”. Un ritorno emotivamente complesso, che Paddon stesso ha definito “il periodo più difficile della mia vita”, ma affrontato con l’approccio di un professionista consapevole del proprio ruolo: “Sapevo quale fosse il mio lavoro da fare”.
Affiancato da John Kennard, Paddon è tornato a gareggiare al massimo livello del WRC per la prima volta dal 2018. Il Monte-Carlo ha rappresentato quindi anche un banco di prova tecnico, reso ancora più severo dalle condizioni meteo estremamente variabili, con neve, ghiaccio, fanghiglia e asfalto umido a susseguirsi lungo le prove speciali.
Nonostante le difficoltà, l’equipaggio neozelandese è riuscito a mantenere un passo solido per buona parte della gara, arrivando a occupare anche la settima posizione assoluta. La svolta è arrivata sulla PS12, quando Paddon è finito fuori strada in una zona innevata. Con l’aiuto degli spettatori, la vettura è stata rimessa sulla carreggiata, consentendo la prosecuzione del rally.
“Arrivare al traguardo era il primo obiettivo”, ha spiegato il pilota Hyundai. “Sapevo che sarebbe stato un grande processo di apprendimento, ma le condizioni hanno reso tutto ancora più complicato. In alcuni tratti eravamo a meno di un secondo al chilometro dai tempi dei nostri compagni di squadra, quindi qualche aspetto positivo c’è stato, ma non siamo riusciti a essere costanti per tutto il weekend”.
Alla fine, Paddon e Kennard hanno concluso il Rallye Monte-Carlo all’undicesimo posto assoluto, appena fuori dalla top ten, in una gara vinta da Oliver Solberg su Toyota, davanti ai compagni di squadra Elfyn Evans e Sébastien Ogier, per una tripletta del marchio giapponese.
“Le condizioni sono state più dure di quanto tutti si aspettassero e non è mai diventato più facile con il passare dei giorni”, ha aggiunto il neozelandese. “Il margine di errore era minimo e il nostro compito era portare la macchina al traguardo. La guida è stata un continuo equilibrio che ho faticato a trovare, ma è il Monte-Carlo e devi ricordarti quanto sei fortunato a essere qui”.
Il Rallye Monte-Carlo 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta nella carriera del neozelandese, non solo sul piano sportivo ma anche umano. Paddon stesso ha riconosciuto che, col senno di poi, avrebbe forse dovuto affrontare prima questo ritorno: “Probabilmente avrei dovuto tornare qui otto anni fa“.









