WRC – Trattative in corso per salvare il Safari
Per ridurre la dipendenza dai fondi pubblici, gli organizzatori hanno avviato un processo di apertura verso investitori e sponsor privati. Tra i nuovi partner che hanno sostenuto l’edizione 2026 figurano aziende importanti del panorama economico africano.
Il futuro del Safari Rally nel calendario del World Rally Championship è entrato in una fase decisiva. Mentre l’edizione 2026 della gara africana è ancora in corso, dietro le quinte si sta svolgendo una trattativa cruciale tra il promotore del mondiale e il governo del Kenya per definire il futuro dell’evento nel campionato.
Il contratto che lega il promotore del WRC alle autorità kenyane è infatti prossimo alla scadenza e nelle ultime settimane sono iniziati confronti diretti tra le parti per stabilire se e come proseguire la collaborazione. La giornata di domenica 15 marzo potrebbe rappresentare un passaggio fondamentale, con un incontro previsto tra i rappresentanti del promotore e il presidente del Kenya William Ruto.
Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni ufficiali, il nodo centrale riguarda soprattutto il modello di organizzazione e finanziamento della gara. Il promotore del mondiale, infatti, ritiene necessario ridurre il peso diretto del governo nell’organizzazione dell’evento, favorendo invece una struttura basata su sponsor e investimenti privati.
Il modello organizzativo sotto discussione
Fin dal ritorno del Safari Rally nel mondiale nel 2021, l’evento è stato sostenuto in larga parte dal governo kenyano, che ha investito fondi pubblici per riportare la gara nel calendario iridato. Questo intervento è stato determinante per rilanciare l’evento dopo quasi vent’anni di assenza dal campionato.
Tuttavia, secondo il promotore del WRC, questo modello non rappresenta una soluzione ideale nel lungo periodo. Simon Larkin, responsabile degli eventi per il promotore del mondiale, ha spiegato che un governo non dovrebbe essere direttamente responsabile dell’organizzazione di una gara di questo tipo.
L’obiettivo è quindi trasformare il Safari Rally in un evento sostenuto soprattutto da partner commerciali, con il governo in un ruolo di supporto istituzionale e non più come principale finanziatore.
Questa transizione è già iniziata nel 2026 con l’ingresso di nuovi sponsor privati che hanno contribuito al budget dell’evento.
L’ingresso dei partner privati
Per ridurre la dipendenza dai fondi pubblici, gli organizzatori hanno avviato un processo di apertura verso investitori e sponsor privati. Tra i nuovi partner che hanno sostenuto l’edizione 2026 figurano aziende importanti del panorama economico africano.
Tra queste c’è SportPesa, società di scommesse sportive già nota nel motorsport internazionale e comparsa in passato anche in Formula 1. Accanto a essa sono entrati anche Safaricom, uno dei principali operatori di telecomunicazioni dell’Africa orientale, e KCB Bank, uno dei maggiori istituti bancari della regione.
Secondo il promotore del mondiale, il coinvolgimento di questi partner rappresenta un passo fondamentale verso un modello più sostenibile per il futuro dell’evento. Il Safari Rally dovrebbe quindi trasformarsi progressivamente in una gara finanziata prevalentemente dal settore privato, come accade nella maggior parte degli eventi del calendario del WRC.
L’incontro con il presidente Ruto
Il confronto tra le parti entrerà nel vivo con l’incontro previsto con il presidente William Ruto. Durante il meeting verrà presentata una proposta concreta per ridefinire la struttura organizzativa del rally e garantire la continuità dell’evento nel mondiale.
Il promotore del WRC ha chiarito che la volontà principale resta quella di continuare a correre in Kenya. Il Safari Rally è infatti considerato un evento strategico per il campionato, sia per il valore storico sia per l’importanza geografica di avere una gara nel continente africano.
Allo stesso tempo, però, la permanenza dell’evento nel calendario dipenderà dalla possibilità di costruire un modello economico più equilibrato, che non richieda un coinvolgimento diretto e massiccio del governo.
Il Kenya resta centrale per il mondiale
Nonostante le discussioni in corso, il promotore del campionato ha ribadito più volte che il Kenya resta il partner preferito per ospitare una gara africana del mondiale rally. Il Safari Rally è infatti uno degli eventi più iconici della disciplina e rappresenta una tappa fondamentale per la dimensione globale del campionato.
Secondo Simon Larkin, il rally ha portato benefici significativi al paese in termini di visibilità internazionale, turismo e promozione economica. Allo stesso tempo, la presenza del Safari Rally arricchisce il mondiale con una gara unica nel suo genere.
Per questo motivo l’obiettivo principale del promotore è trovare un accordo che permetta di proseguire la collaborazione con il Kenya anche negli anni futuri.
Nessuna alternativa immediata in Africa
Un altro elemento che rafforza il peso della trattativa riguarda l’assenza di alternative immediate nel continente africano. Il promotore del mondiale ha confermato di essere in contatto con altri paesi interessati a ospitare una gara del WRC, ma nessuna di queste opzioni è pronta nel breve periodo.
Anche se nuove candidature potrebbero emergere nei prossimi anni, non esiste al momento un piano concreto per sostituire il Safari Rally nel calendario.
Questo significa che la decisione che verrà presa nelle prossime settimane potrebbe essere determinante per la presenza dell’Africa nel mondiale rally.
Decisione attesa nelle prossime settimane
Nonostante l’importanza dell’incontro previsto durante il weekend del rally, è improbabile che una decisione definitiva venga annunciata immediatamente. Le trattative sono in corso da diversi mesi e coinvolgono numerosi attori, dalle autorità politiche agli organizzatori sportivi fino ai partner commerciali.
Secondo il promotore del WRC, l’obiettivo è arrivare nelle prossime settimane a una proposta condivisa che possa essere presentata ufficialmente alle istituzioni kenyane.
Solo a quel punto si saprà se il Safari Rally continuerà a far parte del calendario del mondiale oppure se sarà necessario ripensare la presenza africana nel campionato.









