WRC: un venerdì pieno di polemiche
I piloti del Mondiale criticano il programma “folle” della prima tappa con 14 ore di gara e solo pochi minuti di pausa dopo il primo giro sulle prove.
Il Rally del Portogallo, quinta tappa del Mondiale Rally, ha acceso il dibattito nel paddock: a far discutere non è stato solo lo spettacolo delle prove speciali, ma anche — e soprattutto — l’estenuante programma della giornata di venerdì, giudicato da molti piloti eccessivo e potenzialmente pericoloso. La modifica al format di quest’anno ha previsto due prove speciali aggiuntive nella prima giornata, per un totale di 10 stage iniziati alle 7:35 del mattino e conclusi solo alle 21:00 al parco assistenza di Porto. In totale, equipaggi e team hanno trascorso 14 ore a bordo delle auto, percorrendo 683 chilometri (di cui 146 km cronometrati), interrotti solo da due assistenze remote di 20 minuti e brevi riordini.
Tra i più critici il campione del mondo 2022 Kalle Rovanperä: “È una giornata pazzescamente lunga, forse troppo. Passiamo 14 ore in auto e domani dobbiamo svegliarci alle 5 del mattino. Non è che non siamo in grado di farlo, ma a un certo punto diventa una questione di sicurezza, tutti sono stanchi.”
Ott Tänak ha definito il programma semplicemente “tosto”. Il pilota estone durante la tappa di venerdì non ha nascosto le difficoltà di una giornata senza vere pause. Il suo compagno di squadra Thierry Neuville ha sottolineato che il lavoro non finisce nemmeno al ritorno in assistenza: “La giornata è stata dura e non è ancora finita: dobbiamo prepararci per domani. Di solito servono almeno due ore per studiare i video onboard. Mi piacciono le sfide, ma questa volta è stata forse esagerata.”
Anche il leader del campionato, Elfyn Evans, ha sollevato il problema della mancanza di tempo per mangiare e riposare: “Non abbiamo avuto neanche un vero pranzo, solo 10 minuti per ingoiare qualcosa e ripartire. E poi ci sono i fan nei riordini, ma siamo troppo stanchi anche solo per salutarli. Alcuni erano infastiditi, ma non riuscivo nemmeno a finire il panino.”
Il pilota del WRC2 Gus Greensmith ha rincarato la dose, lamentando condizioni estreme all’interno dell’abitacolo: “Nessuno è contento. Oggi abbiamo avuto solo una pausa di 10 minuti, con temperature tra i 40 e i 50 gradi dentro l’auto e solo due litri d’acqua a disposizione. Ci vogliono giornate lunghe nel WRC, ma così è troppo. Non possiamo iniziare il giorno dopo con sole cinque ore di riposo.”
Più accomodante Josh McErlean, che ha ammesso di apprezzare l’intensità di giornate del genere, ma propone un piccolo aggiustamento: “Va bene avere giorni lunghi, rendono tutto più drammatico, ma servirebbe almeno una vera assistenza. Oggi avevamo nove minuti per mangiare qualcosa. A parte questo, si può fare.”
Le giornate maratona fanno parte del DNA del WRC, dove resistenza e concentrazione sono elementi fondamentali. Tuttavia, la combinazione di lunghi trasferimenti, caldo estremo e pause ridotte sta spingendo piloti e team a chiedere un ripensamento delle tempistiche, in nome della sicurezza e dell’equilibrio fisico e mentale degli equipaggi. La discussione è aperta, e non è escluso che la FIA e gli organizzatori valutino modifiche future per evitare giornate considerate eccessive anche dagli stessi protagonisti del Mondiale.








