L’Europeo Rally Storico perde Valter Jensen
Il campione norvegese, figura simbolo del motorsport storico europeo, aveva 76. Per sei volte aveva vinto il titolo nazionale.
Si è spento all’età di 76 anni Valter Jensen, icona norvegese del rally e protagonista del panorama internazionale delle competizioni storiche. Nato il 18 marzo 1949, Jensen è stato un campione dentro e fuori le prove speciali, capace di imporsi sei volte nel Campionato Norvegese assoluto prima di diventare uno dei pilastri del FIA European Historic Rally Championship (EHRC), dove ha lasciato un segno profondo.
Dopo aver gareggiato fino al 2004 con le vetture moderne — passando dalla Mazda 323 4WD, alla Ford Sierra Cosworth, dall’Escort WRC alla Focus WRC — Jensen ha deciso di dedicarsi al mondo delle auto storiche, trovando una seconda giovinezza sportiva. Al suo fianco, sempre, il fedele copilota e amico di lunga data Erik Pedersen, con il quale ha condiviso oltre vent’anni di successi e avventure.
Con una carriera ricca di trionfi nel FIA EHRC, Valter ha saputo distinguersi per versatilità e costanza, affrontando i tracciati europei con vetture leggendarie come la Lancia Rally 037, la BMW M3, la Porsche 911 e più di recente la Ford Escort RS1800. Ma oltre alla velocità, ciò che lo ha reso davvero speciale era l’approccio leale, la passione genuina e la sempre calorosa disponibilità verso colleghi, organizzatori e appassionati.
Jensen era il classico esempio di “gentiluomo del rally”: competitivo quanto basta, mai sopra le righe, e sempre pronto a incoraggiare i nuovi equipaggi. Il suo spirito accogliente e il rispetto che nutriva per questo sport lo hanno reso una presenza amata e rispettata nel paddock.
Nel 2024, problemi di salute lo avevano costretto a sospendere l’attività agonistica, ma il legame con il campionato non si era mai spezzato: continuava a seguire le gare da casa, a Oslo, con l’entusiasmo di sempre. La sua lotta contro la malattia è stata dignitosa e coraggiosa, proprio come il suo stile di guida: determinato, concreto, sincero.
La sua scomparsa lascia un grande vuoto, ma anche un’eredità sportiva e umana che resterà impressa nel cuore di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo.









