Tony Fassina: esempio prezioso di sportivo e manager
Tony Fassina: campione su strada, stratega d’impresa. La doppia vita di un protagonista dell’automotive italiano
C’è una generazione di piloti italiani che ha saputo lasciare un’impronta profonda nel mondo del rally, distinguendosi per carisma, talento e determinazione. Ma solo pochi di loro hanno saputo reinventarsi con lo stesso slancio vincente anche al di fuori delle competizioni. Tony Fassina è uno di questi. Una figura poliedrica, capace di eccellere in due mondi distinti: quello dello sport ad altissimo livello e quello dell’imprenditoria automobilistica. Nato il 26 luglio 1945 a Valdobbiadene, in provincia di Treviso, Fassina incarna la perfetta sintesi tra passione meccanica, spirito competitivo e visione manageriale.
Gli esordi: una vocazione nata dalla passione
Figlio di una terra dove la cultura del motore è parte integrante dell’identità locale, Tony si avvicina giovanissimo al mondo delle corse. Il richiamo del rally arriva grazie alle gesta eroiche di Sandro Munari, il celebre “Drago di Cavarzere”, che in quegli anni stava costruendo una leggenda al volante della Lancia Fulvia HF e, successivamente, della Stratos. La scintilla scocca definitivamente nel 1969, quando Tony, allora ventiquattrenne, prende parte alla sua prima competizione ufficiale, la Coppa Piave, al volante di un’Alfa Romeo 1750. È l’inizio di un’avventura straordinaria.
Nel 1970 si cimenta con una Renault 8 Gordini, una vettura agile e nervosa, che permette a Fassina di affinare la tecnica di guida e acquisire maggiore esperienza nei rally italiani. La vera svolta arriva nel 1971, con il passaggio alla Alpine Renault A110, macchina simbolo del rallismo europeo. Con questa vettura, al primo impatto, ottiene una vittoria al Rally dei Monti Savonesi. Il successo non è soltanto tecnico, ma anche psicologico: Tony dimostra a se stesso e all’ambiente di poter vincere. Da quel momento in poi, il suo nome comincia a circolare con insistenza nei paddock.
Tra il 1971 e il 1974, continua a correre con la Alpine A110, distinguendosi per uno stile pulito ma incisivo. Pur non essendo un pilota professionista a tempo pieno – almeno non ancora – riesce a tenere testa a nomi affermati del panorama nazionale. Il 1975 segna un altro passaggio fondamentale della sua carriera: debutta con la Lancia Stratos HF, una delle vetture più iconiche mai realizzate per i rally. Prodotta in pochi esemplari, con un baricentro bassissimo e un motore V6 derivato dalla Ferrari Dino, la Stratos è difficile da domare, ma potenzialmente devastante per gli avversari.
L’epoca della Lancia Stratos e la consacrazione sportiva
Fassina si trova immediatamente a suo agio con la Stratos. L’auto, esuberante e impegnativa, esalta il suo stile di guida: controllato nei tratti tecnici, aggressivo nei passaggi più veloci. Già alla prima stagione completa con la vettura torinese, conquista il Trofeo Rally Nazionali. Ma è solo l’inizio: nel 1976 diventa campione italiano rally, battendo una concorrenza agguerrita composta da nomi del calibro di “Tony” Carello, Federico Ormezzano e Mauro Pregliasco.
Nel biennio successivo prova una nuova sfida: gareggiare con la Fiat 131 Abarth Rally, macchina ufficiale della casa torinese. Pur senza ripetere i trionfi degli anni precedenti, ottiene risultati di grande valore, consolidando la sua fama di pilota affidabile e competitivo. Nel 1979 decide di tornare alla Stratos per un’ultima stagione al vertice, e la scelta si rivela vincente: vince il Campionato Italiano Rally per la seconda volta e, come ciliegina sulla torta, conquista il Rallye Sanremo, valido per il Campionato del Mondo.
Quella vittoria ha un significato storico. Non solo perché avviene contro squadre ufficiali dotate di mezzi ben più strutturati, ma perché rappresenta la prima affermazione assoluta di un pilota italiano privato in una gara iridata. In una disciplina dove le differenze tra team ufficiali e privati sono marcate, Tony scrive una pagina epica del motorsport nazionale, con un trionfo che ancora oggi viene ricordato come uno degli exploit più straordinari della storia del rally italiano.
Il passaggio alla Opel e l’apice europeo
Nel 1980 Fassina cambia ancora e passa alla Opel Ascona 400, preparata da Virgilio Conrero, uno dei maghi dell’elaborazione motoristica dell’epoca. L’adattamento è immediato: nel 1981 conquista il suo terzo titolo italiano, completando una stagione impeccabile insieme al navigatore Rudy Dalpozzo. Nessun guasto tecnico, nessun ritiro, undici rally disputati, undici podi. Una costanza di rendimento che evidenzia la maturità sportiva del pilota veneto, ormai entrato nella fase più raffinata della carriera.
Nel 1982 arriva la consacrazione europea. Fassina partecipa all’intero campionato continentale, imponendosi in alcune delle gare più selettive del calendario: Rally Vinho da Madeira, Cipro e Costa Brava. La vittoria del titolo europeo lo colloca definitivamente nell’élite del rallismo continentale, a pari livello con i migliori interpreti internazionali.
La sfida Ferrari e l’ultima stagione
Nel 1983 accetta una sfida ambiziosa e non priva di rischi: contribuire allo sviluppo della Ferrari 308 GTB Gruppo B, progetto condotto dalla scuderia ProMotorSport in collaborazione con Giuliano Michelotto. L’obiettivo è quello di rendere la vettura di Maranello competitiva contro le Lancia 037, dominatrici della scena. La stagione, però, si rivela difficile: due ritiri nelle prime due gare, un quarto posto al Rally 4 Regioni e due ulteriori abbandoni nel finale. Nonostante gli sforzi, i risultati non premiano il coraggio del progetto.
L’ultima zampata arriva nel 1984, al Targa Florio. Al volante della Lancia 037, Tony dimostra ancora una volta di poter primeggiare, nonostante sia al debutto con questa vettura. Il successo in Sicilia rappresenta l’ultima vittoria della sua carriera agonistica. A fine stagione annuncia il ritiro, all’età di 38 anni. Ma la sua sfida più grande è appena cominciata.

L’imprenditore: dal box alla holding
Già nei primi anni ’80, mentre è ancora attivo nel mondo delle corse, Fassina inizia a costruire le basi di un progetto industriale solido. Nel 1982 acquisisce una concessionaria Fiat a Vittorio Veneto. Da semplice punto vendita, la struttura diventa il nucleo originario di un futuro gruppo multimarca.
Nel 1989 la sua attività è tra le prime tre in Italia per numero di auto nuove vendute. Inizia così una serie di acquisizioni che porteranno il neonato Gruppo Fassina ad espandersi progressivamente: la Fiat Zaja di Pordenone, la Citycar di Padova, la concessionaria Fiat di Mestre, oggi nota come Campello Motors.
Nel 1996 nasce la collaborazione con Volvo attraverso la creazione di Autopolar a Conegliano. In seguito, la rete si estende a Treviso, Belluno e Milano. Il 1997 segna uno snodo decisivo: l’acquisizione della storica sede Fiat di via Arona a Milano. Qui, nel cuore della città, prende forma un centro polifunzionale destinato a diventare il più grande showroom della Lombardia.
Nel corso degli anni 2000, il gruppo ingloba altri marchi premium: Alfa Romeo Minetti, Jaguar British Racing Green, Land Rover Comar, Volvo Sveziacar e Chrysler Syncro Car Service. Nasce il Car Village: oltre 50.000 mq dedicati al mondo dell’auto, con servizi integrati, officine, magazzini e spazi espositivi.
Diversificazione e consolidamento
Nel 2008, Infiniti sceglie il Gruppo Fassina come distributore unico per l’Italia. Un riconoscimento che premia non solo i volumi di vendita, ma anche la reputazione del gruppo in termini di affidabilità e qualità dei servizi. Parallelamente, Tony amplia le attività verso altri settori strategici. Con Petrol Service, il gruppo entra nella distribuzione di carburanti con il marchio H6, oggi presente con 23 impianti in diverse regioni italiane.
Anche il settore immobiliare diventa un’area di sviluppo importante. Il gruppo effettua numerose operazioni nel comparto residenziale e commerciale, diversificando ulteriormente le fonti di reddito. Nel 1999 entra nel patto di sindacato di Gemina, società holding attiva nelle infrastrutture, e nel 2007 acquisisce una quota rilevante di Ascopiave Spa, azienda energetica quotata in Borsa, partecipando anche alla sua governance.
Un’eredità fatta di visione e metodo
Oggi, il Gruppo Fassina è una realtà solida, con un fatturato aggregato vicino ai 400 milioni di euro, decine di marchi rappresentati e una reputazione di eccellenza nel settore automotive italiano. Il percorso di Tony Fassina è la dimostrazione che la cultura del risultato, se applicata con metodo e visione, può generare valore in contesti anche molto diversi tra loro. Il pilota e l’imprenditore condividono la stessa mentalità: quella del problem solver, del perfezionista, dell’uomo che non si arrende mai davanti a un tornante o a una crisi di mercato.
Tony Fassina resta un esempio raro e prezioso di come sport e impresa possano coesistere in un’unica figura, mantenendo intatta la capacità di ispirare intere generazioni.








