WRC – Il Rally Arabia Saudita è pronto
L’Arabia Saudita ha negli ultimi anni intensificato in modo deciso la propria presenza nel mondo del motorsport. Dal Gran Premio di Formula 1 al Rally Dakar, passando per la Formula E e altre competizioni internazionali, il regno ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista.
Il WRC è da sempre un laboratorio di culture, paesaggi e sfide tecniche uniche. Ogni nuova tappa che entra a far parte del calendario mondiale porta con sé non solo una diversa tipologia di percorso, ma anche un arricchimento del patrimonio sportivo e simbolico del rally. In questo senso, l’ingresso dell’Arabia Saudita nel calendario 2025, dal 26 al 29 novembre con base a Gedda, rappresenta molto più di una semplice novità: è un vero banco di prova per la capacità del WRC di espandersi verso nuovi orizzonti, mantenendo intatta la propria identità agonistica e spettacolare.
L’Arabia Saudita ha negli ultimi anni intensificato in modo deciso la propria presenza nel mondo del motorsport. Dal Gran Premio di Formula 1 al Rally Dakar, passando per la Formula E e altre competizioni internazionali, il regno ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista, investendo risorse e strutture per attrarre eventi di primo livello. L’approdo del WRC in Medio Oriente – nonostante precedenti tentativi in Giordania e a Cipro – acquista qui una dimensione diversa, grazie a un progetto infrastrutturale senza precedenti e a una pianificazione meticolosa che ambisce a fissare lo standard per il futuro.
Il rally saudita proporrà circa 320 chilometri cronometrati distribuiti in speciali che metteranno a dura prova equipaggi e vetture. Le strade si snoderanno tra montagne brulle e paesaggi desertici, offrendo scenari spettacolari per il pubblico televisivo e una sfida inedita per i piloti. Una delle caratteristiche distintive sarà la scelta di delimitare alcune sezioni solo con bandiere, un approccio che ricorda la spettacolarità dello sci alpino e che costringerà i piloti a una precisione millimetrica nella navigazione. A differenza di ciò che accade nella Dakar, qui non si affronteranno dune o sabbie mobili, bensì superfici compatte e dure, più vicine alle pietraie del Rally di Grecia che ai terreni sabbiosi nordafricani. Un fondo che metterà a dura prova sospensioni, trasmissioni e gomme, imponendo scelte tattiche raffinate da parte dei team.
In questo contesto emerge con forza la cosiddetta Moon Stage, una speciale che gli organizzatori hanno voluto presentare come la futura icona del rally. L’evocazione stessa del nome richiama paesaggi quasi extraterrestri e un’aura di mistero e spettacolarità. Gli esperti la paragonano già a prove leggendarie del mondiale: El Cóndor in Argentina, noto per le sue salite spettacolari e per il pubblico assiepato lungo i costoni; il Col de Turini, simbolo del Montecarlo con i suoi tornanti innevati; la Ouninpohja finlandese, celebre per i salti mozzafiato. Se la Moon Stage riuscirà a mantenere le promesse, potrà inscriversi accanto a questi monumenti della disciplina.
Il rally scatterà mercoledì 26 novembre con una super speciale nel cuore di Gedda, concepita per avvicinare la popolazione locale e i visitatori internazionali al fascino della disciplina. La scelta logistica per l’area di servizio e la fan zone è caduta su un ampio piazzale asfaltato, in grado di ospitare team, strutture e pubblico con maggiore comodità rispetto all’ipotesi iniziale del circuito di Corniche, già noto per la Formula 1 ma giudicato insufficiente per spazi e logistica. Questo dettaglio dimostra come il progetto sia stato modellato sulle esigenze reali del WRC, anziché adattato a strutture preesistenti.
Dal punto di vista infrastrutturale, l’impegno è stato mastodontico: circa metà delle strade destinate al rally sono state costruite o migliorate appositamente. Non si tratta di meri rattoppi, ma di veri lavori di ingegneria, con installazione di guardrail in punti strategici e rinforzi della sede stradale per garantire resistenza alle sollecitazioni delle vetture moderne. Jérôme Roussel, osservatore FIA, ha definito questi lavori “unici nella storia del mondiale”, sottolineando come mai prima d’ora un Paese avesse investito così tanto per rendere un rally all’altezza degli standard più elevati.
A ulteriore conferma della serietà del progetto, nel mese di ottobre è previsto un test generale, un evento “ombra” che servirà per valutare logistica, sicurezza e gestione. Un banco di prova fondamentale, perché il margine di errore al debutto ufficiale sarà ridotto al minimo: la Saudi Motorsport Company e la Federazione Saudita di Automobilismo e Motociclismo hanno dichiarato chiaramente che “fallire non è un’opzione”.
L’arrivo del WRC in Arabia Saudita va inserito in un contesto più ampio: il Medio Oriente è ormai uno dei poli sportivi globali, capace di attrarre investimenti e visibilità. La Dakar, dopo aver abbandonato Africa e Sud America, ha trovato proprio qui una nuova casa, adattandosi a scenari spettacolari e durissimi. La Formula 1 ha consolidato tappe in Bahrain, Qatar e Arabia Saudita, mentre la Formula E ha scelto Diriyah per una delle sue prove più suggestive. Ora il rally mondiale si aggiunge a questo mosaico, aprendo a una platea nuova e affascinante. Per il WRC, storicamente legato a foreste europee, montagne innevate e sterrati sudamericani, si tratta di un’occasione per espandere ulteriormente il proprio richiamo.
Le squadre guardano con curiosità a questo debutto. I team principal riconoscono che la sfida saudita costringerà a ripensare approcci tecnici e strategie, specie per la gestione degli pneumatici e dei sistemi di raffreddamento. I piloti, da parte loro, si mostrano divisi tra l’entusiasmo di affrontare un terreno nuovo e l’incognita delle condizioni ambientali, con temperature potenzialmente elevate e superfici che possono cambiare caratteristiche tra mattina e pomeriggio. Per il pubblico televisivo e digitale, invece, l’attesa è legata soprattutto alle immagini spettacolari che le telecamere potranno restituire, contribuendo a creare un’iconografia nuova per il mondiale.
Se l’esordio sarà all’altezza delle aspettative, il Rally dell’Arabia Saudita potrà consolidarsi rapidamente come appuntamento fisso e di grande prestigio. La combinazione di paesaggi unici, investimenti imponenti e volontà politica sembra costituire la formula perfetta per imprimere un segno indelebile nella storia del WRC. Per i tifosi, significherà assistere alla nascita di una nuova “classica”, capace di affiancarsi alle prove più amate e rispettate del campionato. Per il mondiale, sarà un passo ulteriore verso una dimensione sempre più globale, in cui tradizione e innovazione si intrecciano costantemente.








