Il ritorno dei rally sprint, che qualcuno boicotta
Il commissario straordinario di Aci, il generale Tullio Del Sette, insediato con il compito di riorganizzare e rilanciare il settore sportivo, continua a battersi come un leone contro l’ostruzionismo di vecchie e dubbie figure.
Negli ultimi mesi il mondo dei rally italiani vive una crisi senza precedenti, a causa di regole cervellotiche del passato che hanno penalizzato i giovani e chi pratica sport a livello amatoriale: i costi per team e piloti hanno raggiunto livelli insostenibili e l’effetto immediato è sotto gli occhi di tutti, con elenchi iscritti sempre più ridotti e gare che faticano a raggiungere il numero minimo di partecipanti. Un campanello d’allarme che l’Automobile Club d’Italia non può ignorare.
Per questo motivo il commissario straordinario di Aci, il generale Tullio Del Sette, insediato con il compito di riorganizzare e rilanciare il settore sportivo, continua a battersi come un leone contro l’ostruzionismo di vecchie e dubbie figure e sta valutando una serie di misure urgenti per invertire la rotta. Tra le proposte che ha sul tavolo da firmare c’è quella che potrebbe riportare in vita una formula che molti appassionati ricordano con nostalgia: i rally sprint.
I rally sprint, diffusissimi tra gli anni ’80 e ’90, rappresentavano una versione più snella e accessibile del rally tradizionale. Si trattava di gare brevi, concentrate in una sola giornata e con un chilometraggio molto contenuto, generalmente attorno ai 30-40 chilometri di prove speciali. La caratteristica principale era la semplicità: poche prove, ripetute più volte, regolamenti meno complessi e costi drasticamente ridotti per chi voleva correre. Questi eventi avevano un successo incredibile ed erano pensati per avvicinare nuovi piloti alla disciplina, ma anche per offrire una ribalta locale e spettacolare a tanti gentleman driver che non avevano l’ambizione di misurarsi nei campionati nazionali. In molte zone d’Italia i rally sprint erano vere e proprie feste popolari, con strade affollate di pubblico e una partecipazione che oggi appare lontana anni luce.
Secondo le indiscrezioni molto attendibii, la nuova versione allo studio del commissario straordinario manterrebbe proprio questa filosofia: gare semplici, immediate, pensate per ridurre le spese senza rinunciare al fascino delle prove cronometrate. La proposta prevede che i “nuovi rally sprint” abbiano un massimo di due prove speciali, da ripetere più volte, e che il chilometraggio totale non superi i 30 km. Una scelta che ridurrebbe drasticamente i costi di organizzazione e partecipazione, permettendo a scuderie e piloti di tornare sulle strade senza dover affrontare i budget proibitivi richiesti oggi da un rally nazionale o regionale.
La logica è chiara: riportare quantità e vitalità in un movimento che oggi appare in declino, offrendo un formato più compatto e sostenibile. Per i piloti giovani significherebbe avere nuovamente una palestra dove fare esperienza con costi contenuti, mentre per i piloti amatori si tratterebbe di una formula più abbordabile e godibile. Per gli organizzatori locali, infine, sarebbe un’occasione per far rivivere gare storiche che con l’attuale impianto regolamentare non sono più realizzabili.
Ricordate il Rally Sprint Pietra di Bagnolo? Il Rally Sprint del Sagittario? Dello Zoccolo? Del Lago d’Idro? Potrebbero finalmente tornare, cancellando la mania di professionismo che ha condizionato in negativo gli ultimi 15 anni e che non solo non ha prodotto professionisti, ma ha bruciato una generazione di giovani e agevolato i piloti over 50 e over 60.
Naturalmente non mancano le incognite, e soprattutto molti degli ex uomini del presidente Daniele Settimo remano contro. Vogliono che le cose non cambino. Che tutto resti così com’è. Temono che il ritorno dei rally sprint possa finire per infastidire i campionati rally tradizionali, già in difficoltà nel reperire risorse e concorrenti. Ma il commissario straordinario sembra intenzionato a non lasciare nulla di intentato: meglio sperimentare, sostengono in molti, che assistere impotenti a elenchi iscritti con numeri sempre più asfittici.
Il messaggio è chiaro: senza un’inversione di tendenza, il rischio è che il rallismo italiano perda progressivamente rilevanza e pubblico. Il ritorno dei rally sprint, con regole moderne e sicurezza aggiornata, potrebbe essere la chiave per riavvicinare gli appassionati e restituire linfa a un movimento che oggi vive una fase di vera emergenza.
Se la proposta verrà approvata, già dalla prossima stagione potremmo rivedere sulle strade italiane un format che ha fatto la storia e che ora punta a diventare la carta vincente per rilanciare una disciplina che non può permettersi di scomparire.









