WRC – In Giappone, Hyundai guarda al 2026
Il belga guarda oltre. Con il titolo costruttori ormai matematicamente passato a Toyota, Hyundai ha la possibilità, e la necessità, di trasformare il Rally Japan in un laboratorio agonistico. Nuove idee, nuove soluzioni di setup sospensioni, geometrie differenziate sull’asse anteriore, compromessi aerodinamici meno estremi: ogni scelta potrebbe diventare un tassello utile per il 2026.
Il mondiale rally approda in Giappone con un copione che, almeno sulla carta, sembra già scritto. Toyota arriva all’ultima gara casalinga forte di un dominio tecnico e gestionale che ha scandito l’intera stagione, mentre Hyundai giunge a Nagoya con un bagaglio di frustrazione, occasioni mancate e interrogativi aperti sul futuro. Thierry Neuville, campione del mondo in carica, non ha conquistato neppure una vittoria in questo 2025, e il tono delle sue dichiarazioni alla vigilia del Rally Japan lascia trasparire rassegnazione, ma anche la volontà di ricostruire.
Il belga, dopo aver finalmente raggiunto il titolo iridato l’anno scorso, si aspettava una stagione di conferme. Invece, Hyundai si è rivelata impotente di fronte alla solidità della GR Yaris Rally1, sviluppata ormai con continuità dal 2017 sotto la filosofia vincente di Toyota Gazoo Racing. Il pacchetto giapponese si è mostrato più equilibrato in ogni condizione: asfalto, ghiaia, pioggia, caldo estremo. A questo si è aggiunta la costanza dei piloti Toyota, capaci di trasformare regolarità e gestione del rischio in punti pesanti.
Neuville, nel paddock giapponese, non ha nascosto la realtà: “Non molto meglio, ad essere onesti. Diciamo che dobbiamo avere un approccio diverso per quest’ultimo evento su asfalto, e probabilmente per l’ultima gara della stagione in generale. Ma sì, voglio attraversare il rally in ritmo, senza pressione, e guidare veloce – ma non più veloce di ciò che è possibile”.
Il belga guarda oltre. Con il titolo costruttori ormai matematicamente passato a Toyota, Hyundai ha la possibilità, e la necessità, di trasformare il Rally Japan in un laboratorio agonistico. Nuove idee, nuove soluzioni di setup sospensioni, geometrie differenziate sull’asse anteriore, compromessi aerodinamici meno estremi: ogni scelta potrebbe diventare un tassello utile per il 2026.
Neuville lo ha espresso con chiarezza: “Spero. Abbiamo già provato molto, ma stiamo ancora cercando di capire cosa non abbiamo provato ancora – cosa dovremmo provare. E se hai delle idee, questa è una buona opportunità per testarle”.
Resta però l’orgoglio sportivo. Anche senza una lotta per il titolo, un podio a Toyota City avrebbe il valore di una boccata d’aria. “Vuoi sempre essere veloce, e vuoi vincere – almeno avere la possibilità di vincere. Diciamo che a quel punto spetta al pilota fare il lavoro. Ma qui, con un po’ di fortuna, potremmo finire sul podio. Sarebbe bello. Ne sarei soddisfatto. Ecco tutto. Dobbiamo avere una mentalità diversa”.
La domanda tecnica che aleggia tra i box è diretta: Hyundai ha realmente la possibilità di sfidare Toyota sul terreno di casa? La risposta di Neuville è stata schietta, quasi disarmante: “No, no. Forse in alcune prove potremo avere un po’ più di velocità, ma onestamente dipenderà anche da come cambierà il meteo durante il weekend. Una possibilità reale, diciamo, come abbiamo avuto negli anni scorsi guidando normalmente e senza esagerare? No. Se ti prendi molti rischi saremo più vicini e forse a volte anche alla stessa velocità. Ma non c’è garanzia di finire il rally. E non lo farò più. Farò il mio rally, e dove sentirò che quella è la velocità giusta, mi fermerò lì – con un buon passo, e basta”.
Hyundai, in altre parole, arriverà in Giappone per limitare i danni e preparare il terreno per una ripartenza. Toyota, al contrario, potrà celebrare la stagione della conferma totale: auto dominante, struttura tecnica impeccabile, strategia precisa e priva di sbavature. Il rally di casa sarà l’ultimo atto di un anno che ha ribadito, una volta di più, come nel WRC moderno l’equilibrio tra prestazione pura e controllo del rischio sia spesso più determinante della velocità assoluta. Per Hyundai il lavoro vero comincia adesso: capire come ricucire un divario tecnico e filosofico che oggi appare più evidente che mai.









