Safari Classic Rally: il destino ribalta la gara all’ultimo atto
Dopo oltre 1.900 km e 24 prove speciali, il colpo di scena nella Mariwenyi Long consegna la vittoria ai britannici
Il MRF Tyres East African Safari Classic Rally si è concluso con un finale tanto spettacolare quanto crudele, ribaltando una classifica che sembrava ormai cristallizzata. La maratona dedicata alle vetture storiche, organizzata da East African Safari Rally Ltd, ha messo alla prova equipaggi e mezzi su 24 prove speciali per un totale di 1.905,68 chilometri cronometrati, confermandosi una delle competizioni più dure al mondo. Il colpo di scena è arrivato nella prova speciale numero 22, la Mariwenyi Long da 109 chilometri, terzultima del rally. Qui il grande dominatore della gara, il keniota Baldev Chager, è stato costretto al ritiro per un cedimento meccanico, consegnando involontariamente la vittoria all’equipaggio britannico composto da Harry Hunt e Steve McPhee.
Una vera beffa per Chager e per il suo navigatore Gareth Dawe, protagonisti di una gara praticamente perfetta fino a quel momento. Al volante della loro Porsche 911, il pilota keniota – cinque volte campione nazionale – aveva preso il comando alla quarta tappa, imponendosi nella prova speciale numero 11. Da lì in avanti aveva costruito e gestito un vantaggio imponente, arrivato a sfiorare i venti minuti. La svolta negativa era arrivata nell’ottava giornata di gara, quando i primi problemi meccanici avevano iniziato a rallentare la Porsche di Chager, riducendo il margine da oltre 14 minuti a poco meno di cinque. Nonostante ciò, la vittoria sembrava ancora alla portata. Ma nella tappa finale il destino è stato impietoso: il guasto sulla speciale 22 ha posto fine alla corsa del pilota di casa, che ha visto sfumare la possibilità di bissare il successo ottenuto nel 2022.
Ad approfittare del ritiro del leader è stato l’equipaggio britannico Harry Hunt – Steve McPhee, in gara con una Porsche 911 preparata da Tuthill Motorsport. Hunt, classe 1988, vanta un curriculum di assoluto livello: campione IRC 2WD nel 2012, numerose presenze nel WRC, partecipazioni a rally storici di prestigio come il Roger Albert Clark Rally, oltre a incursioni nei cross-country, inclusa la Dakar.
Al suo debutto assoluto al Safari Classic, Hunt ha adottato un approccio inizialmente prudente. Dopo le prime tappe ha preso rapidamente confidenza con le insidiose speciali africane, entrando nella top ten già nella seconda tappa. La rimonta è stata costante e metodica: in due tappe è salito fino alla seconda posizione, pur con un ritardo pesantissimo dalla vetta, vicino hai venti minuti. Nella seconda metà del rally, durante il ritorno verso Mombasa, Hunt ha cambiato passo. Nelle ultime quattro giornate ha iniziato una rimonta paziente ma efficace, firmando tre scratch, mentre Chager amministrava senza rischiare il proprio vantaggio. Una strategia che si è rivelata decisiva: il passo regolare, la gestione della meccanica e l’esperienza maturata nelle gare di durata hanno premiato il britannico nel momento cruciale.
Alle spalle dei vincitori si è classificato il russo Evgeniy Kireev, affiancato dallo svedese Per-Gunnar Andersson, ex pilota ufficiale Suzuki nel WRC. Anche loro su Porsche 911 Carrera 3.0 Tuthill, hanno chiuso con un distacco di 23 minuti. Terzo gradino del podio per il greco Jourdan Serderidis, navigato da Grégoire Munster, su Porsche 911 SC gestita da BMA, con un ritardo superiore all’ora. In totale 57 equipaggi hanno preso il via della massacrante avventura africana; 45 sono riusciti a vedere il traguardo. Tra gli italiani, da segnalare purtroppo i ritiri di Eugenio Amos e Paolo Ceci, fermatisi dopo appena tre prove speciali con la Ferrari 308 GTB Proto, e quello di Giancarlo Davite, navigato dalla belga Sylvia Vandevogel, costretto al ritiro all’inizio della nona e ultima giornata su Toyota Corolla AE86.








