WRC – Il futuro potrebbe non essere cupo
Il Mondiale sta vivendo un periodo interlocutorio ma guardando al 2027, quando entreranno in vigore i nuovi regolamenti, il panorama potrebbe migliorare decisamente con diverse Casa che stanno valutando di entrare in lizza.
Il Mondiale Rally sta vivendo uno dei momenti più delicati della sua storia recente. Nel giro di poche settimane, il WRC ha incassato due colpi durissimi: prima l’annuncio del passaggio di Kalle Rovanperä alla pista e poi il ritiro provvisorio di Ott Tänak, stanco di lottare con una Hyundai i20 Rally1 non all’altezza e privo di prospettive concrete per un rilancio tecnico nel 2026. Una doppia defezione che ha scosso ambiente, tifosi e addetti ai lavori, confermando una realtà difficile da ignorare: il WRC1 è spettacolare, ma profondamente sbilanciato.
La stagione ha certificato una sproporzione mai vista nell’era moderna del Mondiale. Toyota ha vinto 12 rally su 13, un dominio tecnico e sportivo che ha trasformato il confronto con Hyundai in un monologo nipponico. Per la casa coreana, la situazione è quasi umiliante: continui aggiornamenti, investimenti mirati, ma prestazioni insufficienti e una vettura incapace di impensierire stabilmente la GR Yaris Rally1.
E Ford? La Puma M-Sport è fuori dal gioco. Anche con un campione del mondo al volante, non sarebbe in grado di vincere. La struttura inglese, priva del supporto ufficiale della Casa madre, si è trasformata in un’azienda che — più che sviluppare — noleggia Rally1 a gentleman drivers come Serderidis o, prossimamente, Nasser Al-Attiyah per il Rally dell’Arabia Saudita.
La situazione, se non cambiano equilibri tecnici ed economici, potrebbe peggiorare. Hyundai prova a riorganizzarsi, ma manca il budget per un vero rilancio immediato. Il WRC non è più finanziato come due anni fa, e il tema economico incide pesantemente sulle strategie. Si parla dell’interesse verso Nikolay Gryazin, uno dei pochi capaci di sfidare Solberg in WRC2. Il budget del russo sarebbe una boccata d’ossigeno, ma la scelta è tutt’altro che scontata: potrebbe firmare con Stellantis per affiancare Yohan Rossel. Restano alternative “interne”: Dani Sordo, esperienza e affidabilità; Andreas Mikkelsen, già rientrato nel team ed Esapekka Lappi, pilota veloce ma discontinuo. Soluzioni conservatrici, quando forse servirebbe coraggio.
Il vero problema sono costi alti e ritorni bassi. Qui sta il nodo principale: il rapporto tra costi e visibilità globale è ormai insostenibile. I rally continuano a essere eventi enormi a livello locale, ma non generano più un impatto mondiale adeguato allo sforzo economico. Eppure i tifosi ci sono. La passione esiste. Il pubblico vuole emozione, imprevisto, atmosfera. Caratteristiche che il WRC moderno ha progressivamente smussato.
La cancellazione dell’ibrido e la definizione tardiva del regolamento WRC27 hanno generato confusione, ma paradossalmente hanno acceso l’interesse di molti costruttori. Tra conferme, mezze parole e sussurri si parla di nove progetti in fase di studio.
Hyundai è in ritardo per una Rally1 WRC27, ma è intenzionata a continuare in Rally2 anche nel 2027 e 2028, con un sistema di equivalenze che permetterà alle migliori Rally2 di lottare con le nuove WRC27. La Rally2 di Lancia debutterà a Monte-Carlo, ma c’è anche un progetto WRC27 in fase avanzata, debutto possibile al Monte-Carlo 2028. Skoda sta lavorando su una WRC27, sfruttando la propria solidità nel segmento Rally2. Un costruttore leggendario come Subaru potrebbe rientrare, con un progetto inizialmente legato al telaio Prodrive mostrato in passato con carrozzeria Dacia, ma che potrebbe trasformarsi in un modello Subaru. Si parla poi di un tuner privato che vuole presentare un prototipo entro fine anno, M-Sport Poland sarebbe stata incaricata di studiare una vettura WRC27, mentre Ford valuta anche la strada Rally2.
Conclusione: crisi profonda, ma futuro meno cupo.









