Mathieu Baumel: dalla tragedia al ritorno alla Dakar
La vita di Baumel cambiò radicalmente il 29 gennaio 2025. Mentre si trovava sul bordo della strada per prestare assistenza, venne investito da un mezzo che non lo aveva visto. Le conseguenze furono drammatiche: condizioni critiche e lesioni gravissime e alcune permanenti alle gambe. La riabilitazione doveva durare due anni, invece dopo meno di un anno è di nuovo in gara.
La storia di Mathieu Baumel è una delle più straordinarie a livello umano e planetario. Sembra un miracolo. Sembra, nel senso che, se i miracoli esistono, allora siamo davanti ad un miracolo alla Alex Zanardi A 49 anni, il navigatore francese originario di Manosque ha dimostrato una capacità fuori dal comune di piegare il destino alla propria volontà, rifiutando che le curve più dure della vita segnassero il suo percorso in maniera permanente. Ha scelto una scorciatoia impensabile: dove la strada della riabilitazione avrebbe dovuto durare due anni, lui l’ha compressa in appena dieci mesi.
Appassionato di sport estremi, Baumel sognava inizialmente una carriera da sciatore di alto livello, fino a quando un grave infortunio non mise fine a quelle ambizioni. Fu allora che, con il sostegno dell’amico Emmanuel Guigou, all’epoca giovane pilota, decise di affiancarlo come navigatore, più che altro per tenere la mente occupata. Quella scelta, nata quasi per caso, si rivelò decisiva: l’esperienza lo conquistò e nel 1997 la coppia prese parte alle prime competizioni ufficiali.
Nel 2004 arrivò un passaggio chiave. Baumel partecipò con Guerlain Chicherit al Volant Dakar, iniziativa promossa dalla federazione francese e dal Rally Dakar per individuare e far crescere nuovi talenti. Reclutato successivamente dal team X-raid, concluse il Dakar 2006 al nono posto, conquistando anche la sua prima vittoria di tappa. Fin da subito colpirono la sua calma, la capacità di gestione delle situazioni più complesse e le doti di navigazione, qualità destinate a diventare il suo marchio di fabbrica.
Gli anni d’oro con Al Attiyah
Il punto più alto della carriera arrivò con l’incontro con Nasser Al Attiyah. Insieme formarono uno dei binomi più forti e vincenti della storia dei rally raid, unendo precisione europea e aggressività agonistica. Il duo franco-qatariota dominò la scena mondiale, vincendo il Dakar nel 2015, 2019, 2022 e 2023, oltre a collezionare successi nei campionati internazionali. Baumel conquistò complessivamente sei titoli mondiali: quattro nella Coppa del Mondo FIA Cross-Country Rally (2015, 2016, 2017 e 2021) e due nel World Rally-Raid Championship, nel 2022 e nel 2023.
La collaborazione con Al Attiyah si interruppe bruscamente dopo il Dakar 2024. Baumel, però, non rimase fermo a lungo. Si rialzò rapidamente, entrando in squadra con Guillaume De Mévius e con il team Mini, mettendo la propria esperienza al servizio del giovane pilota belga in una nuova fase della carriera.
L’incidente: tragedia e volontà
La vita di Baumel cambiò radicalmente il 29 gennaio 2025. Mentre si trovava sul bordo della strada per prestare assistenza, venne investito da un’automobile. Le conseguenze furono drammatiche: condizioni critiche e lesioni gravissime alle gambe.
Seguirono giorni di angoscia, tra interventi chirurgici ripetuti, coma farmacologico, arresto cardiaco e numerose complicazioni. Baumel lottò per sopravvivere, fino a trovarsi di fronte a una decisione devastante ma inevitabile: l’amputazione della gamba destra, troppo compromessa per consentire un recupero funzionale.
Una riabilitazione da record
Ancora in ospedale, Baumel si fece una promessa: sarebbe stato al via del Dakar 2026. I medici parlavano di almeno due anni di riabilitazione, ma lui fissò un obiettivo quasi irrazionale, riducendo quel tempo a dieci mesi.
Il sostegno della famiglia e degli amici fu determinante. Baumel si trasferì nel centro di riabilitazione di Le Grau-du-Roi, dove iniziò un programma di lavoro fisico durissimo, accompagnato da una forza mentale fuori dal comune. I progressi superarono ogni previsione clinica.
Dotato di protesi sviluppate appositamente per le esigenze del rally raid, tornò a collaborare con Mini e, successivamente, prese parte alla Baja Sharish di Reguengos. Non ebbe mai dubbi: a gennaio 2026 sarebbe stato di nuovo accanto a De Mévius.
Il primo amputato nell’élite
“È successo tutto molto in fretta e mi sono ritrovato a terra, in una situazione che sapevo essere estremamente grave”, ha raccontato Baumel ricordando l’incidente. “Pensi che la tua vita sia finita, ma devi affrontare la realtà. L’esperienza maturata al Dakar mi ha aiutato a gestire questa crisi: come un buon navigatore, ho organizzato tutto. Ho chiamato la mia famiglia, i soccorsi e ho raccolto i documenti necessari mentre ero ancora lucido”.
La scelta dell’amputazione fu lucida e strategica. “I medici mi hanno spiegato i due scenari possibili. Ho deciso di amputare la gamba destra perché le possibilità di tornare a usarla erano minime e, anche nel migliore dei casi, ci sarebbero voluti dieci anni. Per me era chiaro: l’obiettivo era essere al Dakar nel gennaio 2026”.
La determinazione non lo ha mai abbandonato. “Ho detto ‘sì’ a tutto e ho fatto sempre più di quanto mi venisse richiesto per accelerare il recupero. A fine luglio ero già in macchina con Guillaume e con il team X-raid per valutare se la partecipazione al Dakar fosse realistica. Provavo dolore e caricavo molto di più la gamba sinistra, ma mi sentivo bene. Dopo di allora abbiamo corso a Reguengos: ero stanco, ma siamo arrivati al traguardo”.
Innovazione tecnica e protesi
Il ritorno alle competizioni è stato possibile anche grazie a soluzioni tecniche all’avanguardia. “Utilizzo un invaso flessibile che mi permette di sedermi senza dolore. Ho un sistema che consente di separare la parte superiore da quella inferiore della protesi, così posso scendere dall’auto con una sola gamba e scegliere come muovermi”, ha spiegato Baumel.
Anche il personale medico è rimasto sorpreso. “I medici mi hanno fatto i complimenti: mi dicevano sempre “sì” per motivarmi, ma non avrebbero mai immaginato che sarei riuscito a tornare a gareggiare in tempi così brevi”.
La storia di Mathieu Baumel è oltre. Oltre la speranza, oltre l’immaginazione, oltre qualunque risultato sportivo. Lui ha già vinto e il nostro è il racconto di una resilienza assoluta, impensabile per “persone normali”, di una mente che ha trasformato una tragedia in un nuovo punto di partenza, riscrivendo i limiti di ciò che sembrava possibile nel rally raid.









