In Rolls-Royce alla Paris-Dakar
Lusso, follia e spirito pionieristico, nel deserto pure una Rolls-Royce. C’era tutto questo nel progetto voluto da Thierry de Montcorgé. L’idea nacque nella mente di un pilota francese fuori dagli schemi, Thierry de Montcorgé, personaggio carismatico e visionario, convinto che anche un’auto simbolo del lusso britannico potesse affrontare dune, pietraie e piste africane.
Quando si parla di Paris-Dakar, l’immaginario collettivo corre subito a robusti fuoristrada, camion mastodontici e prototipi estremi progettati per sopravvivere alle condizioni più dure del pianeta. Eppure, agli albori della maratona africana, il rally ideato da Thierry Sabine era anche questo: un terreno di sperimentazione aperto alle idee più audaci, talvolta persino folli. In questo contesto trova spazio una delle storie più incredibili della Dakar: la partecipazione di una Rolls-Royce Corniche all’edizione del 1981.
L’idea nacque nella mente di un pilota francese fuori dagli schemi, Thierry de Montcorgé, personaggio carismatico e visionario, convinto che anche un’auto simbolo del lusso britannico potesse affrontare dune, pietraie e piste africane. Più che una provocazione, fu una vera sfida tecnica e concettuale: dimostrare che alla Dakar non contava soltanto il tipo di veicolo, ma soprattutto l’ingegno di chi lo preparava.
In realtà, della Rolls-Royce originale restava ben poco. La Corniche Dakar era un autentico prototipo: la carrozzeria, dal peso di appena 80 chilogrammi, era un calco in poliestere della vettura di serie, mentre sotto la pelle elegante si nascondeva una struttura completamente diversa. Il telaio era tubolare, progettato per resistere alle sollecitazioni del rally raid, e il motore non era certo quello raffinato di Crewe, bensì un poderoso V8 Chevrolet 5.7 litri capace di erogare circa 350 CV, accoppiato a un cambio manuale a cinque marce Toyota.
Anche la trazione integrale era frutto di un ingegnoso assemblaggio: il sistema derivava da componenti Toyota Land Cruiser, con due assi adattati per garantire affidabilità e robustezza. Il peso complessivo della vettura si attestava intorno ai 1.400 kg, mentre l’autonomia era assicurata da un enorme serbatoio da 330 litri, indispensabile per affrontare le lunghissime tappe africane.
Nonostante l’aspetto surreale – una Rolls-Royce lanciata tra le dune – la Corniche si dimostrò sorprendentemente efficace. Su 170 vetture al via, fu una delle sole quaranta capaci di raggiungere il traguardo finale a Dakar, un risultato che testimonia la bontà del progetto e la determinazione dell’equipaggio. Tuttavia, la sua impresa non venne ufficialmente omologata: la vettura fu squalificata a causa di irregolarità riscontrate nelle operazioni successive a una riparazione effettuata durante la gara.
A rendere ancora più iconica questa avventura contribuì anche la sponsorizzazione Christian Dior con il marchio di profumi Jules, un abbinamento che univa alta moda, lusso e competizione estrema, incarnando perfettamente lo spirito libero e sperimentale delle prime edizioni della Dakar.







