Jules II, alla Dakar con sei ruote
Dopo la Rolls-Royce Corniche, nel 1984 Thierry de Montcorgè presentò un altro progetto estremo.
La Parigi-Dakar ha saputo conquistare l’immaginario degli appassionati di tutto il mondo come nessun’altra gara automobilistica, e già alla sua terza edizione entrò nella leggenda grazie a uno dei concorrenti più improbabili mai visti: la Rolls-Royce Corniche “Jules”, portata in gara da Thierry de Montcorgé. Un’auto diventata famosa non solo per l’audacia tecnica, ma anche per la singolare sponsorizzazione Christian Dior, legata al lancio del nuovo profumo maschile Jules.
Quella storia, però, non si fermò lì. Quando de Montcorgé decise di tornare alla Dakar nel 1984, la sponsorizzazione Jules rimase, ma la vettura cambiò radicalmente. Al posto della Corniche nacque una macchina completamente diversa, molto più estrema e pensata senza compromessi: la Jules II.
Il progetto della Jules II era stato concepito inizialmente per la Beijing-Paris Motoring Challenge, una rievocazione moderna della leggendaria traversata del 1907, poi cancellata. Nonostante ciò, Thierry decise di portare avanti l’impresa, dando vita a un progetto titanico. La vettura venne realizzata attorno a un telaio tubolare su misura, rivestito da una carrozzeria in kevlar, con una soluzione tecnica allora rarissima: sei ruote, di cui quattro motrici.
Il cuore meccanico era affidato a un V8 Chevrolet da 5,7 litri, capace di circa 320 CV, simile a quello utilizzato sulla Jules Rolls-Royce, abbinato a un cambio Porsche 930 a quattro marce, profondamente modificato per resistere alle sollecitazioni del rally raid con doppi serbatoi laterali da 150 litri erano riempiti con schiuma aeronautica, per evitare pericolosi spostamenti di massa nelle fasi più violente della guida.
Consapevole che la Jules II non fosse nata pensando specificamente alla Dakar, de Montcorgé organizzò una logistica dedicata, iscrivendo anche un camion Renault Sinpar con il compito di fornire assistenza al prototipo. Ed è proprio qui che iniziarono i problemi. Nelle prime fasi della gara, la Jules II impressionò per le prestazioni, con velocità superiori ai 200 km/h fuoristrada, ma quando alcuni componenti delle sospensioni cedettero costringendo l’equipaggio a fermarsi, il camion di assistenza non si fermò. Il suo pilota, dimentico dell’accordo, proseguì la corsa nel tentativo di vincere la propria categoria.
La rabbia fu enorme e ogni possibilità di risultato di rilievo svanì. Tuttavia, una volta riparata la vettura, Thierry de Montcorgé decise comunque di portare la Jules II fino al traguardo di Dakar, onorando così il contratto con Dior e lo spirito stesso dell’avventura, esattamente come aveva fatto anni prima con la Rolls-Royce.
Molto tempo dopo, la Jules II venne venduta priva di motore e conobbe diverse vicissitudini, fino a quando un appassionato ne ha intrapreso un restauro completo, reinstallando un V8 adeguato al progetto originale. Tornata finalmente in condizioni operative, la Jules II è tornata a calcare le piste del deserto, partecipando di recente alla Morocco Desert Challenge 2025.








