Elenco Costruttori di pneumatici: le ragioni di Aci Sport
Abbiamo potuto confrontarci con la federazione. Viene fuori come nei rally italiani manchi una “entry-level”, una vera e propria serie di approccio a basso costo e accesso semplificato. Nella corsa al super professionale, si rischia di dimenticarsi degli “altri”. Di quelli che lo sport lo praticano o lo praticherebbero solo per passione.
L’editoriale sull’inopportunità – o sull’opportunità, dipende dai punti di vista – di escludere alcuni equipaggi dal punteggio della CRZ se non adottano una delle marche di pneumatici presenti nell’elenco AciSport, come prevedibile, ha suscitato un accesso dibattito dentro e soprattutto fuori dai social. Mentre in Piazza Facebook, c’era chi era d’accordo con AciSport, chi più o meno e chi per nulla, nella vita reale si apriva un delicato confronto sul tema.
Avevamo e abbiamo un’opinione e dei dubbi, espressi e sottoposti direttamente ai nostri primi editori, i nostri lettori: la norma ci appare sicuramente positiva per quanto riguarda i Campionati Italiani, che hanno un’iscrizione, anche perché è sotto gli occhi di tutti e lo scriviamo da tempo che adesso c’è una maggiore sfida per quanto riguarda le gomme. Altrettanto, pensavamo e pensiamo che non fosse il caso e neppure il momento di estenderla indistintamente anche alle gare della CRZ e alla fine vi spiegheremo perché. Ma cominciamo dall’inizio.
Avevamo dei dubbi, quindi delle domande, e abbiamo chiesto. Il primo dubbio era: come si entra in questa lista? E abbiamo posto questa domanda. Il dubbio nasceva dal fatto che nelle nostre verifiche non avevamo trovato gare d’appalto sulla Gazzetta Ufficiale e neppure un regolamento pubblico che spiegasse come entrare nella lista dei fornitori ufficiali di AciSport. In federazione ci è stato spiegato che viene fatta da parte del Promoter una trattativa con ogni singolo fornitore che ha risposto all’invito inviato a gennaio per partecipare ad una “licitazione privata”, una forma intermedia tra gara aperta e trattativa diretta ma in ogni caso ad evidenza pubblica, che oggi si chiama “procedura ristretta”, prevista dalla normativa sugli appalti pubblici. Quindi, ora sappiamo come si entra a far parte della lista e lo possiamo scrivere: bisogna contattare il Promoter Aci Sport Spa.
Come nasce questa regola e perché si estende a tutte le serie, dai Campionati alla Coppa di Zona? Ci è stato spiegato che la filosofia della norma punta a creare un’economia circolare da distribuire sui partecipanti. Il concetto è il seguente: chi guadagna dai rally – ci sono Costruttori di pneumatici che vendono più di 40.000 gomme l’anno – deve a sua volta reinvestire nei rally, ma inevitabilmente bisogna creare delle regole chiare e nette che tutelano chi fa gli investimenti da chi non è neppure interessato. Questo punta a creare un circolo virtuoso che alimenta i montepremi dei Campionati, che infatti sono aumentati nonostante il Governo Meloni abbia tagliato gli aiuti alla federazione e deciso che l’automobilismo debba sostenersi con le proprie “gambe”. Ci viene evidenziato, ma era una cosa di cui avevamo già parlato tempo fa e sui ci trovavamo d’accordo, come questa regola abbia creato una maggiore competitività tra Case di pneumatici nei campionati maggiori.
Altra domanda a cui cercavamo risposta, forse la più importante, era la seguente: perché coinvolgere la Coppa Rally di Zona, che è praticamente la serie di ingresso nei rally italiani? La risposta che ci è stata data, in questo caso, è la seguente: la CRZ è considerata ad errore la entry-level. Ad errore perché in termini di vendita di pneumatici e di fatturati supera le serie professionali. Senza la CRZ i Costruttori di pneumatici non si sarebbero dimostrati interessati come invece si sono rivelati. Altrettanto, la federazione fa presente che – pensando anche a chi fa una sola gara l’anno e vuole correre con gomme non in elenco – è stata lasciata la libertà di scelta. Però non si ha diritto al punteggio nella CRZ.
Sulla base di questo confronto con esponenti federali, inevitabilmente, è venuto fuori come nei rally italiani manchi una entry-level, una vera e propria serie di approccio. Nella corsa al super tecnologico, si rischia di dimenticarsi degli “altri”. Di quelli che lo sport lo praticano o lo praticherebbero solo per passione. Se nel motocross, nel karting e in altri sport a motore esistono i Campionati Regionali o Interregionali, nei rally si passa direttamente dal nulla al semi-professionalizzato. Manca una “zona cuscinetto” a basso costo in cui dirottare test e puro divertimento.
Se da un punto di vista commerciale coinvolgere la CRZ in questa norma ha senso, allora emerge anche l’urgenza di creare un livello di ingresso ai rally, che permetta di competere per “qualcosa”, per un titolo, per una classifica, per uno straccio da poter portare al proprio “piccolo” sponsor. Qualcosa di semplice, come ad esempio i rally show croati, che tanto successo hanno tra gli italiani.









