WRC – Canarie, PS annullata: boicottaggio o caos organizzativo?
Il giornalista Adrián Cordero, della Televisione Canaria, è stato tra i primi a sollevare il dubbio più scomodo per quanto riguarda la PS annullata. Attraverso i suoi profili social, Cordero ha segnalato l’esistenza di decine di account che non solo avevano accolto con entusiasmo l’annullamento, ma avevano esplicitamente parlato di “azione organizzata”.
C’è odor di marcio. Puzza di bruciato nella PS annullata. E questo infiamma gli animi. L’annullamento della prova speciale Tejeda–San Mateo, nel corso del Rally Islas Canarias, ha innescato una reazione a catena che va ben oltre i confini del motorsport. Quello che in superficie sembrava un problema logistico — troppa gente, strade non chiuse in tempo, controllo del pubblico insufficiente — si è trasformato in pochi giorni in uno scontro ideologico duro, combattuto sui social network tra appassionati di rally, attivisti ambientalisti e giornalisti locali. E al centro di tutto rimane una domanda a cui nessuno, ufficialmente, ha ancora risposto: il caos di Tejeda è stato un incidente o un piano?
La prova speciale annullata era uno dei tratti più iconici dell’intera gara, 18 chilometri di asfalto che attraversano uno degli angoli più spettacolari dell’arcipelago. La sua cancellazione è stata giustificata dalla direzione di gara con ragioni di sicurezza e ordine pubblico: un’eccessiva concentrazione di pubblico e veicoli in zone vietate aveva reso impossibile lo svolgimento della prova in condizioni accettabili. Una spiegazione in apparenza lineare, ma che non ha convinto tutti.
Il giornalista Adrián Cordero, della Televisione Canaria, è stato tra i primi a sollevare il dubbio più scomodo. Attraverso i suoi profili social, Cordero ha segnalato l’esistenza di decine di account che non solo avevano accolto con entusiasmo l’annullamento, ma avevano esplicitamente parlato di “azione organizzata”. “Non è una speculazione”, ha scritto il giornalista. “Sono decine i profili che parlano di azione organizzata e che applaudono quanto accaduto. In sintesi: nessuno lo ha rivendicato ufficialmente, ma molti — e volti noti — lo hanno celebrato”. La domanda che Cordero pone è legittima: se il sospetto di boicottaggio è suffragato da reazioni tanto euforiche e coordinate, non è forse ragionevole considerarlo una pista seria?
Dall’altra parte della barricata, le risposte non si sono fatte attendere. Profili come quello dell'”Animalista laspalmense” hanno difeso apertamente la legittimità dell’opposizione al rally, sostenendo che la protezione delle specie endemiche delle isole debba avere la precedenza su qualsiasi forma di intrattenimento motoristico. Il tono, in alcuni casi, non ha lasciato spazio all’ambiguità: “Il denaro non vale più della vita. Chi vuole giocare con le macchinine si compri una PlayStation”. Frasi destinate a fare il giro del web, a polarizzare ulteriormente un dibattito già incandescente.
Ma al netto delle posizioni più estreme, il caso solleva questioni concrete che l’organizzazione non può permettersi di ignorare. Numerosi appassionati presenti sul posto hanno riferito che le strade non erano state chiuse all’orario previsto — le sei del pomeriggio del giorno precedente — consentendo un afflusso incontrollato di veicoli verso le zone più critiche, senza alcun avviso preliminare da parte delle autorità o del comitato organizzatore. Un evento del Campionato del Mondo Rally, con tutta la visibilità e le risorse che comporta, non può permettersi lacune simili nella gestione della sicurezza.
Carlos Villarino López, uno degli utenti più attivi nel dibattito online, ha messo il dito nella piaga con parole nette: un rally del WRC dovrebbe essere gestito con standard di sicurezza e ordine pubblico molto più elevati, e la “massificazione assurda” che caratterizza ormai le Canarie in ogni stagione turistica rende l’organizzazione di un evento del genere sempre più difficile da sostenere. È una posizione che fotografa una tensione reale, quella tra un arcipelago che ha costruito buona parte della propria economia sul turismo di massa e le infrastrutture — fisiche e organizzative — che faticano a reggere il peso di questa scelta.
Cordero, dal canto suo, non ci sta a ridurre il rally a semplice attrazione turistica. Per il giornalista, la gara è “un lusso per i canari”, parte integrante del tessuto culturale e sportivo dell’arcipelago, non un evento calato dall’alto per compiacere visitatori stranieri. È una distinzione importante, che riflette il modo in cui una parte della popolazione locale vive il motorsport: non come spettacolo importato, ma come identità.
Il problema, però, è che questa identità si trova oggi a fare i conti con un’altra identità altrettanto radicata, quella di chi vede nel rally un simbolo di sfruttamento ambientale e degrado territoriale. Le Canarie sono un ecosistema fragile, con una biodiversità unica al mondo: la tensione tra chi vuole preservarla a ogni costo e chi considera il motorsport una tradizione da difendere non è destinata a risolversi con un comunicato stampa.
L’annullamento di prove speciali per eccesso di pubblico non è, in sé, un fenomeno nuovo nel WRC. Accade, in diversi contesti, quando la gestione della folla sfugge di mano. Ma il contesto politico e sociale delle Canarie conferisce a questo episodio una gravità diversa. Se in altri casi si tratta di un errore da correggere, qui c’è il rischio concreto che l’incidente venga letto dalla FIA e dal promotor del WRC come il segnale di una fragilità strutturale, di un territorio in cui l’organizzazione di una gara di questo livello non riesce a garantire le condizioni minime di sicurezza e consenso sociale.
Le conseguenze per il futuro del rally nel calendari WRC potrebbero essere significative. Alcuni osservatori minimizzano, invitando a imparare dall’errore e a presentarsi all’appuntamento successivo con una macchina organizzativa più solida. Altri, invece, temono che episodi come quello di Tejeda–San Mateo possano “ferire a morte” la reputazione dell’evento agli occhi degli organismi internazionali. La verità, probabilmente, si trova nel mezzo: una singola edizione difficile non cancella una storia sportiva importante, ma le crepe che si sono aperte — logistiche, politiche, sociali — non si chiudono da sole.
Quello che è certo è che Las Palmas e l’intero arcipelago si trovano a un bivio. Il Rally Islas Canarias è tornato nel WRC dopo anni di assenza, e questa è un’opportunità che vale molto — in termini di visibilità, economia e orgoglio locale. Sprecala sarebbe un errore che nessuna delle parti in causa potrebbe permettersi. Ma trasformare ogni edizione in un campo di battaglia ideologica, senza affrontare con serietà né le questioni organizzative né le preoccupazioni ambientali, sarebbe un errore ancora più grande.
La domanda sul boicottaggio premeditato resterà probabilmente senza risposta ufficiale. Le reti sociali sono un territorio dove le responsabilità si dissolvono facilmente, dove si può celebrare un risultato senza rivendicarne la causa. Ma il modo in cui l’organizzazione, le autorità locali e la comunità sportiva risponderanno a questa crisi dirà molto di più sul futuro del rally alle Canarie di qualsiasi indagine sui profili social. Il prossimo appuntamento non è solo una gara: è un esame.









