Regole incomprensibili, promoter e instabilità: disastro WRC
Non si tratta di sostenere che la WRC27 sia condannata a fare la fine del Mondiale Rallycross. Il rally resta una disciplina con un radicamento storico e una base di pubblico diversa, e la FIA ha comunque previsto un periodo di transizione di due stagioni proprio per ammortizzare l’impatto del cambiamento. Il problema è la mania di cambiare le regole.
Il quadro che si va componendo in queste ore attorno alla WRC27 racconta una storia che gli appassionati di rallying conoscono fin troppo bene. Tra poco più di sei mesi, il Campionato del Mondo Rally dovrebbe entrare in una nuova era tecnica, pensata per attirare nuovi costruttori e abbattere i costi. Ma a guardare chi si è davvero presentato all’appello, il rischio è che la rivoluzione regolamentare produca l’esatto opposto di quanto promesso.
Facciamo il punto. Toyota resta, ad oggi, l’unico costruttore realmente impegnato nello sviluppo di una vettura WRC27 dedicata, affiancato dai progetti “tuner” di Project Rally One e WRT Rally1 Spagna. M-Sport ha scelto la strada di mezzo: niente vettura nuova, ma un kit di aggiornamento aerodinamico per la sua Ford Fiesta Rally2, già concorrente nel WRC2 da diverse stagioni. Hyundai, attraverso le parole dirette di Thierry Neuville e del suo direttore sportivo Andrew Wheatley, ha fatto sapere che il kit Rally2 WRC non è una priorità, lasciando intendere che il marchio coreano potrebbe addirittura non avere alcuna vettura competitiva per il vertice della categoria nel 2027. Škoda, storico protagonista del mercato Rally2, ha rinunciato a sua volta, citando tempi di sviluppo troppo stretti per omologare il kit sulla Fabia RS.
Resta Lancia, che con la sua Ypsilon Rally2 HF Integrale potrebbe in teoria sfruttare l’occasione per tornare al vertice del rally mondiale per la prima volta dal 1992 — ma a oggi nessuna risposta è arrivata da Stellantis a chi le ha chiesto conferma delle sue intenzioni. Che farà il Marchio italiano di proprietà francese?
Risultato: a pochi mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole, il WRC rischia di presentarsi al via del 2027 con un solo costruttore davvero impegnato in un progetto dedicato, una manciata di kit aerodinamici da 7.500 euro applicati a vetture Rally2 già esistenti, e diversi grandi nomi storici della disciplina — Hyundai e Škoda su tutti — che restano alla finestra o si tirano fuori del tutto dalla nuova categoria regina.
È difficile non leggere in questo scenario un campanello d’allarme che il motorsport ha già sentito suonare altrove. Il Mondiale Rallycross, nato nel 2014 come costola “premium” dell’Europeo, ha vissuto un declino lento ma inesorabile fatto di regolamenti cambiati in corsa, transizioni tecniche imposte ai costruttori senza un sufficiente periodo di adattamento, e una progressiva fuga di team e marchi storici. L’esito, lo scorso anno, è stata la cancellazione pura e semplice del campionato mondiale, retrocesso a Europeo a partire dal 2026, con appena quattro vetture al via dell’ultima gara stagionale in Turchia. Una fine ingloriosa per una categoria che, sulla carta, aveva tutto per affermarsi: spettacolo, velocità, format televisivo accattivante. Le è mancato, semplicemente, il pubblico dei costruttori, spaventato da regole cambiate troppo spesso e con tempi di adattamento incompatibili con i cicli industriali reali.
Il parallelo con la situazione attuale del WRC non è forzato. Anche qui si chiede ai costruttori di adattarsi a una cornice tecnica radicalmente nuova in una finestra temporale ristrettissima — la stessa lamentata da Škoda nel motivare il proprio passo indietro, lo stesso concetto di incertezza regolamentare richiamato da Neuville quando parla di un 2027 “molto aperto” e di annunci attesi da tempo. Quando un regolamento cambia le carte in tavola senza dare ai costruttori certezze precoci e tempi di sviluppo adeguati, la risposta dell’industria è quasi sempre la stessa: aspettare, temporeggiare, o abbandonare la categoria, lasciando ad altri il compito — e il costo — di tenerla in vita.
Non si tratta di sostenere che la WRC27 sia condannata a fare la fine del Mondiale Rallycross. Il rally resta una disciplina con un radicamento storico e una base di pubblico diversa, e la FIA ha comunque previsto un periodo di transizione di due stagioni proprio per ammortizzare l’impatto del cambiamento. Ma i segnali raccolti in questi giorni — da Hyundai a Škoda, passando per l’attesa ancora senza risposta su Lancia — mostrano un pattern che la federazione internazionale dovrebbe osservare con attenzione, prima che il copione già visto nel rallycross si ripeta, questa volta, nella categoria regina del rally mondiale.









