Il mondo dei rally saluta Alex Fiorio
Campione del Mondo Gruppo N nel 1987, il figlio di Cesare ha perso la sua battaglia con la malattia che lo aveva colpito qualche mese fa.
Il mondo del rallysmo piange la scomparsa di Alex Fiorio, venuto a mancare oggi all’età di 61 anni a causa di una malattia apparsa soltanto pochi mesi fa. Nato a Torino il 10 marzo 1965, Alessandro rappresenta una delle figure più complesse, affascinanti e sfaccettate da studiare nella storia della disciplina a livello italiano e internazionale. Cresciuto all’ombra della leggenda del padre Cesare Fiorio, storico dirigente sportivo e direttore di squadre vincenti, Alessandro entrò fin da giovanissimo in un contesto agonistico di altissimo livello. Un ambiente che gli permise di sviluppare competenze tecniche e tattiche di prim’ordine, pur sottoponendolo a pressioni enormi e al costante confronto con compagni ed avversari di fama mondiale.

Dopo gli esordi sul lago Losetta al Sestriere con la Panda nel 1985 il giovane torinese vinse il Trofeo Uno mentre l’anno dopo passò al Mondiale con la Fiat Uno Turbo Gruppo A assieme a Gigi Pirollo. La prima grande affermazione internazionale di Fiorio arrivò nel 1987, quando conquistò il titolo mondiale del Gruppo N al volante della Lancia Delta HF 4WD del Jolly Club. Fiorio si impose come pilota solido, regolare e preciso su ogni superficie. Quel titolo rappresentò la certificazione definitiva delle sue qualità, segnalandolo come un talento maturo e pronto al salto nella massima categoria.
Il biennio 1988-1989 coincise con il periodo di massimo splendore della Lancia nel Campionato del Mondo Rally. In questo contesto, Alessandro ricoprì il ruolo di punta del Jolly Club a supporto della squadra ufficiale. Pur subordinato a livello gerarchico, il suo contributo non fu mai marginale: sostenne la supremazia del marchio con ben nove podi complessivi (sei secondi e tre terzi posti). Nel 1988 chiuse il Mondiale al terzo posto assoluto, mentre nel 1989 conquistò il titolo di vicecampione del mondo. Il successo assoluto nel mondiale maggiore gli sfuggì spesso per decisioni di squadra, fattori esterni o per una naturale prudenza di guida che lo portava a non rischiare oltre il limite.
Dal punto di vista tecnico, Fiorio si è sempre distinto come un pilota razionale e metodico. La sua guida era fatta di precisione, sensibilità e capacità di adattamento, risultando particolarmente efficace nei rally di lunga durata e sulle superfici miste, doti che lo resero un punto di riferimento fondamentale per ingegneri e squadre.
La sua carriera fu segnata in modo indelebile dal tragico incidente al Rallye Monte-Carlo 1989, dove perse il controllo della sua Delta Integrale finendo sul pubblico e causando la morte di due spettatori, tra cui l’ex pilota svedese Lars-Erik Torph. Un evento drammatico che rimise al centro il tema della sicurezza e che lasciò un segno profondo sulla sua sfera emotiva e sul suo prosieguo agonistico.
Dopo l’esperienza ufficiale con Lancia, Fiorio continuò a gareggiare con diverse strutture e vetture, tra cui la Ford Sierra RS Cosworth 4×4 ufficiale e l’Astra Team di Mauro Pregliasco prima di tornare a correre in Italia dapprima con la BMW 318 Is dell’Oral e poi con la Ford Escort RS Cosworth e WRC del Jolly Club prima del lungo rapporto con RalliArt Italia che faceva correre le Mitsubishi Lancer ufficiali. Pur senza replicare i picchi del periodo d’oro, rimase una presenza costante nelle zone alte delle classifiche.
Chiuso il casco al chiodo, intraprese con successo la carriera da dirigente sportivo. Nel 2000 guidò il Honda Benetton Playlife Racing Team nella classe 125 del Motomondiale fino alla conquista del titolo costruttori, per poi ricoprire il ruolo di team manager per il BMW Cibiemme Team nel Campionato FIA Euro SPC tra il 2001 e il 2004 e diventare anche istruttore di guida con Alex Bruschetta. Negli ultimi anni era andato a vivere nella masseria di Ceglie Messapica dover si era già trasferito il padre Cesare e dove, assieme alla figlia Mariapaola, aveva creato un evento di successo, la Fiorio Cup.
Alex Fiorio lascia in eredità il ricordo di un pilota completo, disciplinato e profondamente rispettato. La sua storia sportiva resta un capitolo fondamentale per comprendere le dinamiche, le gerarchie e la complessità del rally professionistico nell’epoca d’oro del motorsport italiano e mondiale.
A Cesare, al fratello Cristiano, alla sorella Giorgia, alla figlia Mariapaola ed a tutta la famiglia le condoglianze della redazione di TuttoRally.









