Bernard Giroux, una vita per l’avventura
Il giornalista francese vinse due volte la Paris-Dakar con Renè Metge e Ari Vatanen e conquistò alcuni successi nei rally assieme a Bernard Darniche. Un’esistenza votata alle competizioni ed alla passione per le corse fino al fatale incidente in offshore assieme a Didier Pironi.
La figura di Bernard Giroux attraversa il motorsport come un filo invisibile che unisce discipline, epoche e mondi apparentemente lontani. Giornalista, navigatore, avventuriero, Giroux fu uno di quei personaggi capaci di vivere lo sport in modo totale, senza compartimenti stagni, spinto da una curiosità inesauribile e da un profondo rispetto per la competizione.
Il suo nome resta legato in modo indelebile a quello di Didier Pironi e alla tragedia del 23 agosto 1987, ma ridurlo a quel tragico epilogo sarebbe ingiusto. La sua carriera racconta molto di più: racconta un’epoca e un modo di intendere il motorsport fatto di competenza, coraggio e passione autentica.
Nato nel 1950 a Montceau-les-Mines, nel dipartimento della Saône-et-Loire, il francese Bernard Giroux si affermò inizialmente nel mondo dei media. Dotato di una comunicazione naturale e di una profonda conoscenza tecnica, divenne uno dei volti più noti della televisione sportiva francese, assumendo il ruolo di commentatore di Formula 1 per TF1, accanto a José Rosinski, negli anni in cui la massima formula stava vivendo una vera rivoluzione tecnologica e mediatica.
Ma Giroux non si limitava a raccontare le corse: sentiva il bisogno di viverle dall’interno. A metà degli anni Settanta iniziò così la sua attività come navigatore nei rally, imponendosi rapidamente come uno dei copiloti più affidabili e preparati del panorama francese. Nel 1978 prese parte ad alcune gare del Campionato Francese al fianco di Bernard Darniche, formando con lui una coppia di assoluto valore. Con la Lancia Stratos del team Chardonnet, i due conquistarono vittorie di prestigio al Critérium de Touraine e al Rallye de la Châtaigne, risultati che contribuirono a consolidare la reputazione di Giroux nell’ambiente.
Gli anni Ottanta rappresentarono il periodo di massima affermazione sportiva. Giroux divenne una figura centrale del Rally Paris-Dakar, la competizione più dura e affascinante dell’epoca. Nel 1981 vinse la gara africana come copilota di René Metge su Range Rover, mentre nel 1987 tornò sul gradino più alto del podio insieme a Ari Vatanen, protagonista con la Peugeot 205 Turbo 16 Grand Raid ufficiale. Nel mezzo, nel 1984, arrivò anche il successo al Rallye de l’Atlas con Pierre Lartigue, su una Lada Niva, dimostrando ancora una volta la sua capacità di adattarsi a mezzi e situazioni diverse.
Giroux era però molto più di un uomo di rally. Sportivo nel senso più profondo del termine, cercava l’avventura anche lontano dalle competizioni ufficiali: celebre rimase la sua attraversata a piedi del deserto del Ténéré, impresa che racconta meglio di qualsiasi palmarès la sua forza mentale e il suo spirito libero.
In quegli stessi anni, il destino di Didier Pironi prendeva una piega inattesa. Dopo il drammatico incidente nelle prove del Gran Premio di Germania 1982 a Hockenheim, al volante della Ferrari 126C2, Pironi affrontò una lunga e dolorosa riabilitazione, segnata da numerosi interventi chirurgici. Quando riuscì finalmente a tornare in piedi, scoprì una nuova passione: le gare offshore con i motoscafi.
Nel 1986 Pironi tornò a competere nel Campionato Europeo Offshore con un Abbate 41 motorizzato Lamborghini, mentre nel 1987 fece il suo debutto nel Campionato del Mondo Offshore con il rivoluzionario “Colibri”, un’imbarcazione costruita interamente in carbon-kevlar dal cantiere francese ACX. Il team riuniva tre figure di grande esperienza: Pironi al timone, Jean-Claude Guénard come throttleman – ex ingegnere Ligier ed ex pilota motociclistico, ventunesimo nel Mondiale 250 nel 1965 – e Bernard Giroux, che portava nel progetto la sua visione sportiva e organizzativa. Il “Colibri” era l’imbarcazione più leggera del lotto e dimostrò subito un potenziale notevole.
Il 16 agosto 1987, a Arendal, in Norvegia, arrivò la prima, storica vittoria nel Mondiale Offshore. Un successo che ebbe un valore simbolico enorme per Pironi, suggellato da un telegramma di congratulazioni di Enzo Ferrari, accolto con profonda emozione dall’ex pilota della Scuderia.
Pochi giorni dopo, l’entusiasmo spinse il team a presentarsi al Needles Trophy, al largo dell’Isola di Wight, con base a Poole, in Inghilterra. Il “Colibri” partì forte, risalì fino alla seconda posizione e ingaggiò un serrato duello con il “Pinot di Pinot” dell’italiano Renato Della Valle. Avvicinandosi a un punto di virata, non lontano dalla petroliera Avon, alle 12:40 di domenica 23 agosto 1987, l’imbarcazione colpì a circa 160 km/h un’onda generata dalla nave. Il mezzo, estremamente leggero, si sollevò e si capovolse violentemente. Lo scafo riportò danni limitati, ma l’impatto con l’acqua, durissima a quella velocità, risultò fatale. Pironi, Guénard e Giroux morirono sul colpo. I loro corpi furono recuperati e riportati sull’Isola di Wight da elicotteri della Marina.
Pochi mesi prima, Giroux aveva avviato anche un nuovo capitolo della sua carriera grazie all’amicizia con Emilio Novaro, amministratore delegato di Lamborghini. Era previsto il debutto nel Rallye des Pharaons e, in prospettiva, un programma ufficiale alla Paris-Dakar con la Lamborghini LM002, condivisa con Sandro Munari. Dopo la sua morte, l’intero progetto venne immediatamente cancellato. Munari e Mario Mannucci disputarono solo il Rally Greece Offroad nel novembre 1987, prima che il materiale passasse a un team privato francese.
Oggi, il ricordo di Bernard Giroux vive nei risultati, nelle imprese e nel rispetto unanime che seppe guadagnarsi. A lui è dedicato lo stadio della città di Plaisir, nel dipartimento degli Yvelines, omaggio a un uomo che seppe unire competenza, passione e umanità.









