Quando le Ferrari mordevano anche nei rally
Il Tour de Corse del 1982 rappresentò il primo vero banco di prova di questo progetto. Una gara interamente asfaltata, tecnica, tortuosa, in cui la conoscenza delle traiettorie e la capacità di mantenere un ritmo elevato per centinaia di chilometri facevano la differenza più della potenza pura.
Nel 1982 la Ferrari riuscì in qualcosa che, fino a quel momento, era apparso quasi un paradosso storico: trasferire parte della propria aura di dominio dalla pista al mondo dei rally, specialità molto lontana per filosofia, regolamenti e cultura tecnica. Non si trattò di un programma ufficiale della Casa di Maranello nel senso più tradizionale, ma di un’iniziativa sostenuta e sviluppata dal genio Michelotto, che trasformò la 308 GTB in una vettura capace di competere ad altissimo livello sull’asfalto del Campionato del mondo rally. I risultati ottenuti in Corsica e a Sanremo non portarono a una vittoria assoluta, ma furono sufficienti a dimostrare che una Ferrari poteva essere non solo spettacolare, ma anche realmente competitiva tra le prove speciali.
La base tecnica della 308 GTB da rally era già di per sé straordinaria. Il motore V8 aspirato, montato in posizione centrale-posteriore, erogava circa 315 cavalli per un peso complessivo attorno ai 1000 kg. Un rapporto peso-potenza eccezionale per l’epoca, soprattutto se rapportato alle vetture da rally tradizionali, spesso penalizzate da architetture più conservative e da compromessi legati alla robustezza sui fondi sconnessi. Sull’asfalto puro, tuttavia, la Ferrari poteva esprimere una velocità di punta, una precisione di inserimento e una stabilità in percorrenza di curva che poche rivali erano in grado anche solo di avvicinare.
Il Tour de Corse del 1982 rappresentò il primo vero banco di prova di questo concetto. Una gara interamente asfaltata, tecnica, tortuosa, in cui la conoscenza delle traiettorie e la capacità di mantenere un ritmo elevato per centinaia di chilometri facevano la differenza più della potenza pura. Al volante della 308 GTB c’era Jean-Claude Andruet, pilota di grande esperienza e sensibilità, perfetto interprete di una vettura tanto estrema quanto esigente.
Fin dalle prime prove speciali, la Ferrari mise in chiaro le proprie intenzioni. Andruet iniziò a vincere prove con una regolarità impressionante, sfruttando al massimo l’equilibrio del telaio e la spinta del V8 nelle ripartenze. La 308 GTB non era solo veloce nei tratti scorrevoli, ma anche sorprendentemente efficace nei tornanti stretti, grazie a una distribuzione dei pesi che, sull’asfalto, diventava un vantaggio più che un limite. Dopo diverse tappe, Andruet si ritrovò saldamente al comando della classifica generale, imponendo un ritmo che mise in difficoltà vetture ufficiali ben più collaudate nel contesto rallystico.
Lo stesso Tour de Corse del 1982 fu anche il teatro del primo vero banco di prova per la Lancia Rally 037, che proprio in quell’occasione vinse il Gruppo B e concluse al nono posto assoluto con Markku Alén. La presenza contemporanea della Ferrari 308 GTB e della nascente arma di Lancia rende quel rally un crocevia storico, in cui diverse filosofie tecniche iniziarono a confrontarsi apertamente. Da un lato la Ferrari, derivazione diretta di una supercar stradale adattata alle prove speciali; dall’altro la Lancia, progettata specificamente per il rally secondo i nuovi regolamenti del Gruppo B.
Il dominio di Andruet durò fino alla sesta tappa, quando la situazione iniziò a complicarsi. La Renault 5 Turbo di Jean Ragnotti, più leggera e agile nei tratti più stretti, iniziò a ridurre il distacco, approfittando anche di condizioni meteo variabili. La vera svolta negativa per la Ferrari arrivò però nella seconda tappa, quando una scelta obbligata sugli pneumatici compromise definitivamente le ambizioni di vittoria. Su un tratto completamente bagnato, la 308 GTB, assistita da Michelotto, fu costretta a montare gomme slick, una decisione che si rivelò disastrosa in termini cronometrici. Andruet perse circa tre minuti, un’eternità in una gara come la Corsica, e con essi ogni possibilità concreta di contrastare Ragnotti per la vittoria assoluta.

Nonostante questo episodio, il bilancio sportivo della Ferrari rimase straordinario. La 308 GTB vinse 10 delle 27 prove speciali in programma, un dato che da solo basterebbe a certificare la competitività della vettura. Inoltre, una seconda Ferrari iscritta, guidata da Guy Chasseuil, riuscì a ottenere il secondo miglior tempo in una delle tappe, prima di essere costretta al ritiro per un guasto alla pompa del carburante. Anche questo dettaglio è significativo: la Ferrari non era solo veloce in mano a un singolo pilota, ma possedeva un potenziale intrinseco replicabile, pur con i limiti di affidabilità tipici di un progetto così estremo.
Otto mesi più tardi, la scena si spostò in Italia, al Rally di Sanremo, altra gara mista ma con una prima parte fortemente caratterizzata dall’asfalto. Qui la Ferrari 308 GTB tornò sotto i riflettori in una configurazione ancora più appariscente, sponsorizzata da Panasonic e Benetton, e affidata all’italiano Tonino Tonagna (nella foto d’apertura di Pierluigi Felici). Fin dalle prime prove della prima tappa, disputata sulle strade montuose intorno a Sanremo, la vettura di Maranello dimostrò una superiorità impressionante.
Tonagna impose un ritmo insostenibile per molti avversari, sfruttando la potenza del V8 e la precisione dell’assetto su asfalto. La Ferrari sembrava incollata alla strada, capace di mantenere velocità elevatissime nei tratti veloci e di uscire dalle curve con una progressione che lasciava pochi margini di replica. Al termine della prima tappa, la 308 GTB vantava circa 20 secondi di vantaggio sulla Lancia Rally 037 di Markku Alén, uno dei piloti più aggressivi e determinati del panorama mondiale.
Quel margine, costruito interamente sull’asfalto, rappresentava una sorta di manifesto tecnico: in condizioni ideali, la Ferrari era in grado di battere qualsiasi avversario, inclusa una vettura progettata specificamente per il Gruppo B. Tuttavia, il Rally di Sanremo non era solo asfalto, e proprio questa caratteristica ne decretò il destino per la 308 GTB. All’inizio della seconda tappa, l’ingresso nei tratti sterrati cambiò radicalmente l’equilibrio della gara.
Sui fondi a bassa aderenza, la Ferrari perse immediatamente il proprio vantaggio tecnico. La trazione posteriore, unita a una potenza elevata e a sospensioni non pensate per l’uso intensivo sullo sterrato, divenne un limite insormontabile. In quel contesto emerse tutta la forza delle Audi Quattro, che grazie alla trazione integrale presero il controllo della gara in modo quasi implacabile. Le vetture di Ingolstadt occuparono i primi quattro posti della classifica finale, con Stig Blomqvist vincitore, dimostrando quanto il rally mondiale stesse rapidamente evolvendo verso una nuova era tecnica.
Il contrasto tra la prima e la seconda tappa di Sanremo fu emblematico. In poche ore, la Ferrari passò dal ruolo di dominatrice assoluta a quello di comprimaria, incapace di difendere il risultato costruito sull’asfalto. Non si trattò di un fallimento in senso stretto, ma della dimostrazione dei limiti strutturali di un progetto concepito per eccellere in condizioni specifiche. La 308 GTB era una macchina straordinaria su asfalto, ma il rally mondiale del 1982 stava già andando oltre, verso una polivalenza che solo la trazione integrale poteva garantire.
Eppure, proprio per questo, l’esperienza della Ferrari 308 GTB nei rally assume un valore storico particolare. In un’epoca di transizione, la vettura di Maranello rappresentò l’ultimo, affascinante tentativo di imporre la pura superiorità meccanica e prestazionale su una superficie ideale, senza ricorrere a soluzioni radicali come la trazione integrale. In Corsica e a Sanremo, la Ferrari non vinse, ma dimostrò di poter dettare il ritmo, di poter dominare le prove speciali e di costringere gli avversari a inseguire, almeno finché le condizioni lo permisero.
Il 1982 rimane così un anno unico nella storia dei rally e della Ferrari. Un anno in cui il Cavallino Rampante si affacciò seriamente sulle prove speciali del WRC, non come semplice curiosità, ma come protagonista tecnico e sportivo. Le dieci prove vinte in Corsica, il dominio iniziale a Sanremo, il rispetto guadagnato da piloti e addetti ai lavori raccontano una storia diversa da quella delle classifiche finali. Raccontano di una Ferrari che, anche lontano dai circuiti, seppe dimostrare cosa significasse davvero la parola prestazione.

Ovviamente, quelle che vi abbiamo raccontato non furono le uniche due gare disputate dalle Ferrari 308. Ci furono molti altri episodi, o se preferite esperimenti, in diverse gare anche del Campionato Italiano Rally e non solo. Restando ancorati al 1982, c’è anche la “vecchia polemica” (che ogni tanto si risveglia) che vuole Tonino Tognana vincente al Rally di San Marino perché salito a bordo della Lancia Rally 037, dopo aver lasciato la 308 GTB. Nel 1983, Henri Toivonen partecipò al Rally di Monza con la Ferrari 308 in conformazione Gruppo B. Ci furono anche partecipazioni nel 1984, ad esempio quella di Pregliasco e Sghedoni in America.








