Il mondo dei rally saluta Piero Gobbi
A 85 anni se n’è andato il preparatore alessandrino. Grande appassionato, aveva legato il suo nome all’epoca d’oro della Lancia Stratos
Un problema neurologico improvviso, il ricovero in ospedale ad Alessandria, le cure dei medici. Tutto inutile, pochi giorni dopo aver compiuto 85 anni, se n’è andato Piero Gobbi, uno dei preparatori più amati ed apprezzati che ha legato indissolubilmente il suo nome alla Lancia Stratos.
Aveva aperto la sua officina nel 1962 nella cittadina piemontese dopo aver frequentato corsi di specializzazione presso alcune delle più importanti Case automobilistiche dell’epoca. Ben presto si era fatto conoscere come un giovane che non riparava semplicemente le auto: “le ascoltava”, come fanno solo i veri meccanici.

Da quel piccolo locale in piazza San Rocco, Piero Gobbi avrebbe fatto molta strada. Nel giro di pochi anni la sua officina divenne punto di riferimento per chi cercava qualcosa di più della semplice manutenzione: Gobbi divenne in zona uno dei più capaci di preparare vetture da competizione con una cura quasi artigianale e una conoscenza tecnica importante.
La sua grande stagione iniziò negli anni Settanta, quando scelse di mettere le mani su uno dei miti assoluti del motorsport: la Lancia Stratos. In quelle vetture dalle linee aggressive e dal cuore Ferrari, Gobbi riversò la sua competenza e la sua ossessione per il dettaglio. Le Stratos preparate da lui divennero presto vetture rispettate nei rally italiani ed europei: veloci, robuste, pronte a sfidare il cronometro su sterrato e asfalto.
Tanti i piloti di primo piano che andarono a bussare alla sua porta. Pierfelice Filippi che vinse il TRN 1981, Franco Cassinis, Franco Perazio, Federico Ormezzano che con una sua Stratos vinse la prima edizione del Rally di Monza, Isabella Bignardi… un elenco completo è davvero impossibile stilarlo.
Erano anni in cui la differenza la facevano davvero i meccanici-preparatori: quelli che, come Gobbi, sapevano leggere un motore al primo sibilo, sapevano interpretare un comportamento anomalo, capire che cosa “volesse” un’auto per andare più forte.
Con l’ingresso negli anni Ottanta e Novanta, Gobbi consolidò e amplificò la sua reputazione passando ad altre vetture iconiche come la Lancia 037, la Delta Integrale, le Porsche. Auto che richiedevano mani esperte, sensibilità fine e un bagaglio tecnico enorme. Gobbi aveva tutto questo e lo applicò sempre con quell’umiltà e quella passione genuina che lo distingueva.
La sua carriera non si limitò però alle corse: per quarant’anni fu concessionario Ferrari, un ruolo prestigioso, che richiedeva serietà professionale, rigore tecnico e un rapporto di fiducia con la Casa di Maranello. La sua officina divenne un punto d’incontro fra il mondo delle competizioni e quello delle granturismo di serie, un crocevia di automobilisti, clienti prestigiosi, collezionisti, piloti.
In tutto questo, Piero Gobbi rimase sempre fedele a sé stesso: un artigiano dei motori, un preparatore che aveva fatto del dettaglio la sua filosofia. Ma prima di tutto Piero era quello che si definisce una bella persona. E non è solo un modo di dire: attento, affabile, alla mano, pronto a condividere il proprio amore per le corse e per le macchine.
La passione di Piero per la Stratos e per le corse non è mai venuta meno: non c’era appuntamento, iniziativa o raduno a cui mancasse: da solo, con l’amata figlia Laura e l’immancabile Stratos negli iconici colori Marlboro. Ogni momento era buono per incontrare e salutare appassionati ed ex piloti o per ricordare momenti ed aneddoti di un’epoca d’oro dei rally. Ciao Piero, grazie di tutto.








