Il Promoter WRC conferma la posizione: Roma subito e non solo
Dietro alla prospettiva del trasferimento non ci sono solo visioni strategiche, ma anche garanzie concrete. WRC Promoter ha già messo sul tavolo un contratto quinquennale, strettamente legato allo spostamento a Roma, e un pacchetto di incentivi economici destinati a finanziare un programma per giovani piloti.
Un progetto ambizioso, che intreccia sport, politica e identità nazionale. È così che Simon Larkin, Senior Director del WRC, ci ha confermato l’ipotesi di trasferire il Rally Italia da Alghero a Roma, già a partire dal 2026. Una scelta che non riguarda solo la logistica o la spettacolarità delle prove, ma la visione di lungo periodo di un campionato che punta a radicarsi nel cuore delle capitali europee e ad ampliare il proprio pubblico. E così, viene fuori che è ormai da tempo che il Promoter WRC chiede all’Aci di avere il Rally Roma Capitale nel WRC, la conseguenza è stata quella di realizzare che Roma è stata fino ad oggi osteggiata da forze politiche interne ed esterne ad Aci.
TuttoRally ha contattato il Promoter WRC il 17 settembre 2025 proprio per comprendere a fondo il progetto che si evince dalla sua intervista (che abbiamo riportato qui). L’ufficio del Promoter WRC ci ha risposto rapidamente e Larkin non lascia spazio a interpretazioni. “La nostra ambizione è molto chiara: vogliamo portare l’evento WRC a Roma già dal 2026, come concordato con l’ACI. Per noi, prima è, meglio è”. Una dichiarazione netta, che ribadisce come la capitale possa rappresentare per il Mondiale una vetrina senza eguali, capace di coniugare il fascino delle strade storiche e dei monumenti con la modernità di un grande evento internazionale. “Il WRC ha bisogno di una gara che si identifichi con il suo Paese ospitante, e Roma ha il potenziale per farlo come nessun’altra località”, aggiunge il dirigente, sottolineando la necessità di un rally che sia percepito come patrimonio nazionale, e non solo regionale.
Dietro alla prospettiva del trasferimento non ci sono solo visioni strategiche, ma anche garanzie concrete. WRC Promoter ha già messo sul tavolo un contratto quinquennale, strettamente legato allo spostamento a Roma, e un pacchetto di incentivi economici destinati a finanziare un programma per giovani piloti. Una scelta che conferma l’intenzione di investire sul futuro del movimento, creando opportunità per le nuove generazioni e rafforzando la base di talenti italiani ed europei. “Il nostro impegno è totale perché crediamo fermamente in questo progetto”, ribadisce Larkin.
Il 2026 è l’obiettivo dichiarato, ma non a ogni costo. Il trasferimento, spiega il Senior Director, dovrà avvenire con la piena collaborazione delle istituzioni governative e locali: “Se le condizioni fossero tali da generare un impatto negativo per qualche oppositore, allora un rinvio al 2027 sarebbe una conseguenza accettabile. Ma non oltre”. Il messaggio è chiaro: meglio un anno di attesa in più, piuttosto che un debutto conflittuale. Al centro rimane la necessità di costruire un evento condiviso, che sappia unire sport e territorio.
Ma cosa accadrebbe alla Sardegna, che dal 2004 è diventata sinonimo di Rally Italia? Larkin risponde con pragmatismo: l’isola non verrebbe esclusa, ma spostata su un palcoscenico diverso, quello del Campionato Europeo Rally (ERC), che potrebbe essere ospitato già da subito. “Questo permetterebbe al rally di mantenere una presenza significativa sull’isola”, spiega, delineando un compromesso che garantirebbe continuità e prestigio, pur con una formula diversa.
La sfida, quindi, non è solo organizzativa, ma identitaria. Roma rappresenta la possibilità di trasformare il Rally Italia in un evento riconosciuto da tutta la nazione, capace di portare il WRC in una dimensione più ampia e universale. La Sardegna, con la sua tradizione e i suoi scenari spettacolari, avrebbe invece l’occasione di rafforzare il proprio ruolo nel panorama europeo. Un equilibrio delicato, che dipenderà dalla capacità di dialogo tra istituzioni, promotori e comunità locali.
Se il progetto vedrà la luce, il 2026 potrebbe diventare una data storica per il motorsport italiano: l’anno in cui il WRC porterà le sue vetture tra i sampietrini della capitale, sotto lo sguardo del Colosseo e dei Fori Imperiali, scrivendo un nuovo capitolo di un rally che, come poche altre discipline, sa fondere tecnologia, spettacolo e tradizione.



