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Editoriali

Rally d’Italia: il WRC fa rotta su Roma

manifesto rona wrc

Quella che si sta consumando sul Rally d’Italia è ormai diventata una battaglia politica e mediatica, tra interrogazioni alla Camera dei Deputati e incontri a muso duro fra il presidente della Regione Sardegna e il Ministro dello Sport Andrea Aboldi, mentre il governo pare aver benedetto la gara sul suolo capitolino. Intanto, il Rally d’Italia è pronto a salpare…

La scelta di spostare la tappa italiana del WRC dalla Sardegna a Roma ha acceso una polemica durissima, sfociata in uno scontro istituzionale tra la Regione Sardegna e il Governo nazionale, mettendo in discussione non solo un evento sportivo, ma anche un simbolo identitario e un volano economico per l’isola. L’ipotesi di un passaggio dalla Sardegna alla Capitale circola da mesi, ma negli ultimi giorni (visto che si avvicina l’ora “X”, quella della firma del commissario straordinario dell’Aci messo lì dal Governo Meloni) ha assunto i contorni di una decisione ormai quasi definitiva. A sostenere il progetto romano sembra sia anche il ministro dello Sport Andrea Abodi, sicuramente una parte significativa della maggioranza di Governo, in particolare Fratelli d’Italia. La candidatura di Roma, secondo fonti ministeriali, avrebbe il vantaggio di “valorizzare l’immagine internazionale del Paese” e offrire una cornice logistica più centrale. Così la pensano a Roma, nelle stanze del potere, dove sanno che quella “Gallina dalle Uova d’Oro” denominata Rally d’Italia porta un gettito economico sul territorio sardo di circa 80 milioni di euro, che potrebbero moltiplicarsi sulla terraferma.

La Sardegna non ci sta, vista la ricchezza milionaria e la passione che orbita intorno al rally. La presidente della Regione Alessandra Todde, insieme al vicepresidente Giuseppe Meloni, ha ingaggiato un vero corpo a corpo istituzionale con Abodi. In gioco ci sono i finanziamenti già stanziati dalla Regione per un triennio, somme cospicue che avrebbero dovuto garantire la permanenza del rally tra Alghero e Olbia, a rotazione annuale (oltre 2,5 milioni ad edizione, però ancora devono essere pagati gli ultimi due anni dalla Regione Sardegna, per contro la Regione Lazio nel piatto ne ha messi 3 di milioni). Per questo Todde avrebbe rifiutato con fermezza ogni ipotesi di “contentino”, come l’assegnazione dell’Europeo o di competizioni minori come il Mondiale Rally Raid, considerati eventi di serie B rispetto al Mondiale Rally. “Non arretreremo di un centimetro” avrebbe dichiarato la governatrice durante uno degli incontri con il ministro, dimenticando però che il Rally mondiale è dell’Aci, che a sua volta è un ente del Governo (una posizione troppo rigida da parte della politica sarda potrebbe fare perdere all’isola anche la validità per l’ERC). Per l’esecutivo regionale, il rally rappresenta non soltanto un appuntamento sportivo di primo piano, ma un asset turistico e promozionale che ha portato nell’isola decine di migliaia di spettatori da tutto il mondo, con ricadute milionarie sull’economia locale, in particolare nei settori alberghiero, della ristorazione e dei trasporti.

Volano stracci verso il Governo

Come in ogni storia travagliata che si rispetti, mentre Aci attende due anni di contributi arretrati, non pagati per rendicontazioni incomplete, il trasferimento a Roma (chiamato scippo come ai tempi del Sanremo, quando portarono via dalla Liguria la gara più amata e desiderata della storia) ha unito i partiti politici dell’Isola. A schierarsi in difesa di una manifestazione sarda c’è, infatti, Silvio Lai (PD) e due esponenti di partiti di governo come Dario Giagoni (Lega) e Pietro Pittalis (Forza Italia). “La sostituzione recente dei vertici di Aci – ha detto Silvio Lai – rende ancora più forte il sospetto che si stia consumando un’operazione politica, funzionale agli equilibri della maggioranza, più che una valutazione basata su criteri tecnici, sportivi ed economici. Secondo fonti giornalistiche, il promoter internazionale sarebbe, non si sa quanto spontaneamente se non fossero evidenti elementi oggettivi di confronto, orientato verso Roma, sostenuta dal Governo e dalla Regione Lazio. I numeri parlano chiaro: nelle ultime edizioni il Rally in Sardegna ha portato oltre 80 milioni di euro di ricadute economiche dirette e indirette, con punte di 200.000 presenze turistiche aggiuntive nelle settimane della manifestazione e una copertura televisiva mondiale in più di 150 Paesi. Un indotto che ha fatto crescere alberghi, ristorazione, trasporti e servizi locali, con effetti fondamentali per un’isola che soffre già di isolamento e costi aggiuntivi. Roma non ha bisogno di questo evento per essere conosciuta e valorizzata. La Sardegna invece ha bisogno di occasioni come il Rally per superare i limiti dell’insularità e costruire opportunità concrete di sviluppo”.

“Le voci si susseguono – ha dichiarato Dario Giagoni alla Camera –, alcune potrebbero essere veritiere altre forse meno. In un’intervista rilasciata a Monza, il neo presidente dell’Aci, Geronimo La Russa, aveva lasciato intendere una possibile conferma della Sardegna. Ma ora, secondo fonti giornalistiche (e fa esplicito riferimento ad una notizia pubblicata sul sito di TuttoRally, come si può ascoltare dal video, ndr), sembrerebbe imminente una comunicazione ufficiale: Roma otterrebbe il Mondiale, la Targa Florio l’Europeo, e la Sardegna resterebbe completamente esclusa dai giochi. Con quale legittimità un commissario può assumere una decisione che ha tutti i connotati di una straordinaria amministrazione, pur avendo un mandato limitato all’ordinaria amministrazione? Siamo davanti a una potenziale forzatura giuridica, che non può passare sotto silenzio. Il Rally Italia Sardegna non è solo sport. È identità, è promozione, è impatto economico diretto per centinaia di famiglie, operatori, artigiani, professionisti, volontari. È un’occasione in cui la Sardegna, con la sua accoglienza e la sua unicità paesaggistica, si apre al mondo intero”.

neuville, rally italia sardegna 2025

Fuori dalle stanze dei bottoni

La scelta di Roma Capitale si fa forte di una macchina organizzativa solida sotto il profilo economico e rodata sotto quello dell’esperienza e di un’altrettanto forte spinta politica di Palazzo Chigi. La gara può contare su sponsor istituzionali e privati di alto profilo. Il progetto prevede un tracciato spettacolare con partenza scenografica davanti a monumenti storici, prove speciali nei dintorni del Lazio e una visibilità televisiva capace di raggiungere platee planetarie. Ma la Sardegna rivendica le proprie ragioni con argomenti altrettanto solidi. La conformazione del territorio, con sterrati tecnici e spettacolari, è considerata dagli stessi piloti e team manager tra le più affascinanti del Mondiale. Il rally sardo ha costruito negli anni una reputazione di tappa “dura e selettiva”, diventata parte integrante dell’identità sportiva del campionato. “Togliere il Mondiale alla Sardegna – osservano gli addetti ai lavori – significa privare il WRC di uno dei suoi percorsi più iconici”.

Il problema grande, però, è che mentre la politica, con tutti i suoi interessi, si accapiglia per il Rally d’Italia, la gente comune (come noi) continua a non capire cosa accade e perché. Quindi si vive in un limbo, fatto di informazioni sparate, di ansia da indecisione (siamo l’unico Paese al mondo a non sapere dove organizzare la gara di Mondiale Rally) e di tifo stile calcio (nel senso che ha bisogno di cercare un “nemico”). Tutto questo genera illusioni e pettegolezzi. Peccato, perché non giovano a nessuno.

andrea crugnola will go for a roma e r c hat trick

Le posizioni del Promoter

Ad agosto, il Promoter WRC, Simon Larkin, si era espresso in forma apparentemente neutrale nei confronti del Rally d’Italia in Sardegna o a Roma. E lo aveva fatto non tramite il sito ufficiale, WRC.com, ma tramite il sito della rivista Autosport: “Il Rally d’Italia è a calendario come evento su terra. C’è l’ambizione di spostarlo a Roma. Abbiamo firmato un accordo pluriennale con l’ACI ma non c’è una prescrizione fissa su quando dovrà essere spostato. Abbiamo posticipato l’evento a ottobre perché è una data adatta per entrambe le località, sia per il prossimo anno che per quello successivo. Nel 2026 è inserito a calendario come evento su terra, per il trasferimento sarà necessaria una proposta e un’approvazione”. Tenete bene in mente queste parole: “Una proposta e un’approvazione”, perché invece il 16 settembre, nelle chat di alcuni blogger e giornalisti è rimbalzata un’intervista al Promoter WRC. Quattro domande e quattro risposte. Pare sia un’intervista censurata da un quotidiano. L’intervista in questione è accompagnata da un titolo, il seguente: L’Intervista a Simon Larking, Senior Director WRC: “Il nostro obiettivo è Roma già nel 2026, ma con la collaborazione di tutti”.

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  • D: Simon, il futuro del Rally d’Italia è un argomento molto dibattuto. Qual è la posizione di WRC Promoter riguardo a un potenziale spostamento dell’evento a Roma?
  • R: La nostra ambizione è molto chiara: vogliamo spostare l’evento WRC a Roma già a partire dal 2026, come abbiamo più volte richiesto all’ACI. Per noi, “prima è meglio”, poiché crediamo che questo sia il migliore interesse per il Rally d’Italia e per lo sviluppo dell’evento e dello sport in generale sulla terraferma. Una gara nella capitale, infatti, è l’unica vera opportunità di avere un evento riconosciuto come rappresentativo da tutta la nazione. Il WRC ha bisogno di una gara che identifichi il Paese ospitante, e Roma ha il potenziale per farlo come nessun’altra location.
  • D: Avete già offerto delle condizioni specifiche per incentivare questo trasferimento?
  • R: Certamente. Abbiamo già concesso un potenziale contratto quinquennale, la cui validità è strettamente legata al trasferimento a Roma. Oltre a questo, abbiamo messo a disposizione incentivi economici per un programma dedicato ai giovani piloti.Il nostro impegno è totale perché crediamo fermamente in questo progetto e nella sua importanza per l’intero Campionato.
  • D: Esistono delle condizioni che potrebbero farvi riconsiderare questa decisione?
  • R: Sebbene la nostra intenzione primaria sia quella di procedere già nel 2026, siamo fermamente convinti che il trasferimento debba avvenire solo con la piena collaborazione e in armonia con tutte le istituzioni governative coinvolte. Se le condizioni fossero tali da creare un impatto negativo per qualsiasi parte in causa, un rinvio dello spostamento al 2027 diventerebbe una conseguenza accettabile che andrebbe presa in seria considerazione ma non sarebbe possibile rimandare oltre. La nostra priorità resta la riuscita dell’evento e un rapporto costruttivo con tutti gli attori.
  • D: In caso di spostamento, che fine farebbe il Rally in Sardegna?
  • R: L’intenzione del Promoter è di cedere il Campionato Europeo Rally (ERC) alla Sardegna, che potrebbe ospitarlo sin da subito. Questo permetterebbe di mantenere una presenza importante del rally sull’isola, pur spostando il focus del Mondiale sulla Capitale per i motivi che ho esposto

Il testo qui sopra riportato è pubblicato in originale così come TuttoRally lo ha ricevuto. Per la verità, valutando le dichiarazioni di Larkin giornalisticamente interessanti sotto alcuni punti di vista e decisamente dirompenti sotto altri e dovendo sottoporre il tutto a verifica, lo abbiamo contattato sia tramite il suo profilo Facebook e sia tramite mail, perché vorremmo approfondire l’argomento con qualche altra domanda. Soprattutto, ci piacerebbe che ci chiarisse cosa intende per “collaborazione di tutti” e (sempre stando a quanto viene attribuito a Larkin nell’intervista) ci piacerebbe capire da quanto loro chiedono ad Aci che il Rally Roma Capitale diventi Mondiale e, di conseguenza, da quanto tempo Aci “osteggerebbe” il progetto. E poi, qualche altra domandina semplice semplice… Siamo in attesa di una sua eventuale e cordiale risposta, consapevoli della difficoltà e dei tempi lunghi che ciò può richiedere per via dei suoi tanti viaggi e impegni di lavoro. Ma ci riserviamo di aggiornarvi se e quando riceveremo anche solo un “segnale di fumo”.

Quel che è certo è che la partita Sardegna-Lazio sembra ormai chiusa, salvo qualche inatteso ma possibile colpo da maestro. Con questa congiuntura le sensazioni non lasciano molto spazio all’ottimismo per l’Isola. Il Rally deve solo imbarcarsi. La pressione politica romana sembra avere la meglio, e a brevissimo potrebbe arrivare l’annuncio ufficiale del trasferimento. Intanto, in Sardegna cresce la rabbia, e non si esclude che la vicenda possa trasformarsi in un nuovo terreno di scontro istituzionale tra governo centrale e amministrazione regionale. Un epilogo amaro per una storia che aveva fatto della Sardegna la capitale italiana del rally mondiale. E che ora rischia di chiudersi lasciando nell’isola la sensazione di uno scippo deciso a tavolino, più che di una scelta tecnica o sportiva.

18 Settembre 2025/da Marco Cariati
Tags: andrea crugnola, rally italia sardegna, rally roma capitale, world rally championship
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