Le nove edizioni più divertenti del Rally di Svezia
Il Rally di Svezia si è sempre confermato come una delle prove più spettacolari della stagione. Un esempio emblematico sono le speciali organizzate negli ippodromi, dove più vetture si sfidano fianco a fianco, quasi come in una vera corsa. Questo è solo uno dei tanti momenti divertenti…
Il Rally di Svezia si distingue nel calendario del Mondiale Rally per essere l’unica competizione disputata interamente su strade innevate, ma la sua storia è costellata di imprese e momenti memorabili che meritano di essere ricordati. Di seguito alcuni degli episodi più significativi del rally più freddo del WRC.
Dopo le prove su ghiaccio del Monte Carlo, i piloti affrontano la neve del Rally di Svezia: una tradizione che dura sin dall’inizio del Campionato del Mondo Rally, nel 1973, interrotta solo nel 1989. In quell’anno, per timore di scarsa neve a febbraio, la FISA decise di invertire l’ordine delle gare, una rara eccezione nella storia del WRC.
Il Rally di Svezia si è sempre confermato come una delle prove più spettacolari della stagione. Un esempio emblematico sono le speciali organizzate negli ippodromi, dove più vetture si sfidano fianco a fianco, quasi come in una vera corsa. Questo è solo uno dei tanti momenti memorabili: la competizione scandinava è ricca di episodi che ne hanno segnato fascino ed epicità.
2008: la forza dei giovani
Jari-Matti Latvala, a 22 anni e 313 giorni, diventò il più giovane vincitore di un rally WRC, superando il suo idolo Henri Toivonen. L’edizione si disputò in condizioni insolite, con metà prove su neve e temperature più alte del normale. I piloti dovettero adattarsi rapidamente, e la Pirelli affrontò difficoltà con gli pneumatici chiodati.
2004: Loeb rompe il mito
Nel 2004 Sébastien Loeb divenne il primo pilota non nordico a vincere il Rally della Svezia. Prima di lui, i piloti scandinavi avevano dominato, e l’ultimo vincitore svedese risaliva al 1997. Loeb, più che per la specificità della neve, fu soddisfatto per la sua prima vittoria fuori dall’asfalto.
1995: ordini di squadra
L’anno 1995 è un ottimo esempio. Vi era forte tensione nella comunità giapponese del WRC: la Toyota arrivava da due titoli consecutivi, la Subaru iniziava una fase vittoriosa nei rally e la Mitsubishi stava trovando ritmo con le evoluzioni successive della Lancer. Tutti e tre i costruttori puntavano ai titoli costruttori e piloti, e ogni decisione di squadra era presa in funzione di questo obiettivo.
La Mitsubishi sfruttò alcune circostanze per portarsi al comando del rally, con il suo pilota numero 1, Kenneth Eriksson, e il neo-arrivato Tommi Mäkinen più veloci nei tratti cronometrati. Divenne evidente la necessità di scegliere quale pilota avrebbe vinto: la decisione ricadde su Eriksson. Tuttavia, le condizioni meteorologiche peggiorarono nell’ultimo giorno, e Mäkinen si trovò in testa, creando preoccupazione nel team. Ai piloti fu ordinato di dichiarare di lottare per la leadership, mentre in realtà non era così.
Mäkinen ricevette l’ordine di rallentare e la “tempesta” scoppiò al termine del rally, quando la stampa capì di essere stata ingannata. Andrew Cowan, direttore della Mitsubishi, dovette affrontare la pressione mediatica giustificando le tattiche come metodo per vincere campionati, suscitando grande scalpore e mostrando quanto le dinamiche sportive di un evento potessero essere manipolate.
1982: audaci strategie
Nel 1982 Stig Blomqvist e Hannu Mikkola si affrontarono con vetture equivalenti (Blomqvist da privato). Blomqvist vinse 16 speciali contro le 7 di Mikkola, ma perse tempo per problemi elettrici e una falsa partenza. Il momento clou fu la 21ª speciale: Blomqvist superò Mikkola e, grazie a errori di altri concorrenti, riuscì a portare a casa la vittoria. Questa edizione segnò l’inizio dell’era in cui le quattro ruote motrici venivano guidate al massimo, al limite, su neve e ghiaccio.
Tornando al 1982, un altro episodio memorabile riguarda il presidente della FIA, Jean-Marie Balestre, che convocò una conferenza stampa non nella sede del rally, ma a Eksharad, a 100 km di distanza. L’obiettivo era elogiare la nuova regolamentazione dei rally, i Gruppi B, sottolineando però la necessità di buon senso per la produzione obbligatoria di 200 vetture. Balestre chiarì che bastavano 20 auto da competizione, rafforzando l’idea che i Gruppi B fossero una formula molto “riservata”. La curiosità stava anche nel fatto che i membri della FISA non erano del tutto informati e chiedevano ai giornalisti chiarimenti su quanto detto.
1980: Audi quattro
Quando Hannu Mikkola divenne il primo pilota a vincere un rally del Mondiale con una vettura a quattro ruote motrici non fu una sorpresa: tre settimane prima aveva dominato il Rally di Monte Carlo. Al Rally della Svezia, evento valido solo per il Mondiale Piloti, Mikkola guidò dall’inizio alla fine, confermando il valore della trazione integrale.
1979: la prima di un turbo
Nel 1979 Stig Blomqvist e la sua Saab 99 Turbo vinsero per la prima volta un rally WRC con una vettura turbo. All’epoca i turbo erano più un’attrazione che una tecnologia conosciuta, e la vittoria non fu totalmente convincente: Blomqvist era già stato davanti a piloti come Markku Alén, Hannu Mikkola, Anders Kulläng e Ari Vatanen, prima di conquistare il comando a metà rally. La vittoria fu vista più come merito delle doti del pilota che della tecnologia turbo.
1977, il rally più lento
Il rally più lento della storia fu quello del 1977, vinto da Stig Blomqvist (Saab 99 EMS), con una media di 58,72 km/h, quasi la metà del record stabilito da Marcus Grönholm nel 2003 (116,18 km/h). Un chiaro esempio dell’evoluzione tecnica e delle condizioni variabili del Rally della Svezia nel corso dei decenni.
1968: un rally maratona
Nel 1968 il rally inaugurò la stagione internazionale con una maratona di circa 1800 km di speciali, disputate in quattro giorni e tre notti. Una vera epopea, resa ancor più impegnativa dal fatto che fu prevista una sola notte di riposo a metà prova.
1966: il rally più freddo
Prima di entrare nel Mondiale Costruttori nel 1973, l’edizione del 1966 si ricordò più per le temperature estremamente basse che per i risultati sportivi. Con termometri a -40 °C, il rally è ancora oggi considerato il più freddo della storia del rally internazionale. Più che una gara, fu una prova di sopravvivenza.









