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Storie

Rally Costa Smeralda: oggi un sogno, domani, chissà

RALLY COSTA SMERALDA 1986 10

Nato nel 1978, il Costa ha costruito un albo d’oro da grande rally internazionale e un rapporto con la Gallura che va molto oltre classifiche e validità. Ha corso dal 1978 al 1992, si è fermato nel 1993, è tornato nel 1994, ha conosciuto un’altra pausa dal 1995 al 1997 ed è ripartito nel 1998 fino all’ultima edizione moderna del 2017.

C’è un passaggio scritto da Guido Piga sulla storia del Rally Costa Smeralda che racconta forse meglio di qualsiasi statistica cosa abbia rappresentato questa manifestazione per la Gallura:

«Toivonen, con il fidato navigatore Cresto, arrivò in Gallura con la Martini Racing, perché allora il rally qui era una cosa seria, l’Aga Khan era amico (e poi socio) di Gianni Agnelli, e la Fiat che controllava la Lancia mandava a Porto Cervo i suoi assi migliori, da Alen a Kankkunen. Il rally era maledettamente una cosa seria, per la verità. Una festa di popolo. Aprivano gli alberghi della Costa Smeralda, che la gara si corresse ad aprile o a marzo. E chiudevano le scuole. O, meglio, da Olbia a Telti, da Sant’Antonio ad Arzachena, da Aggius a Bortigiadas, i bambini e i ragazzi a scuola non ci andavano. C’erano le prove, poi le prove speciali, e insomma neppure i genitori facevano storie. Il rally era il rally. Punto.»

Il rally era il rally. Punto. Quasi mezzo secolo dopo la prima edizione del 1978, forse è proprio questa la frase che permette di capire perché il Rally Costa Smeralda continui ad avere un posto particolare nella memoria della Gallura. Non è soltanto questione di albo d’oro, anche se quell’albo basterebbe da solo a raccontarne la statura. È qualcosa che negli anni si è sedimentato nei paesi, nelle famiglie, nelle strade. È rimasto nei racconti di chi c’era, nelle fotografie conservate nei cassetti, nei nomi delle prove, nelle curve che ancora oggi qualcuno riconosce e indica con una frase semplice: “Qui passava il Costa.”

Prendiamo idealmente uno di quei bambini raccontati da Piga. Quel giorno dovrebbe essere a scuola. Invece è sul ciglio di una strada. Aspetta. Da lontano arriva un rumore. Una macchina compare, passa e dopo pochi secondi rimane soltanto la polvere. Quel bambino ancora non può saperlo. Ma probabilmente ricorderà quei pochi secondi per tutta la vita. Forse non ricorderà nemmeno il tempo della prova o la posizione in classifica. Ricorderà il rumore che arrivava da lontano, l’attesa, la macchina che compariva all’improvviso e quella nuvola di polvere che rimaneva sulla strada quando tutto era già finito. È così che comincia una passione. Non sempre da una classifica. A volte da pochi secondi.

Dal 1978, quando il grande rally arrivava in Gallura

Il primo capitolo viene scritto nel 1978. La prima edizione la vince Maurizio Verini con la Fiat 131 Abarth. Poi arrivano Attilio Bettega, Bernard Darniche, Markku Alén, Michele Cinotto, Miki Biasion, Henri Toivonen, Dario Cerrato, Juha Kankkunen e Didier Auriol. È una sequenza che, da sola, racconta la dimensione raggiunta dal Costa: piloti italiani e stranieri, case ufficiali, automobili destinate a diventare leggenda. Ma la storia non è una linea continua. Dal 1978 al 1992 il Costa corre per quindici edizioni consecutive. Nel 1993 viene cancellato. Nel 1994 torna, con Piero Liatti vincitore su Subaru Impreza 555. Poi arriva una nuova pausa, dal 1995 al 1997. Nel 1998 il rally riparte ancora una volta e prosegue fino al 2017.

Sono numeri che vale la pena ricordare perché raccontano meglio di qualsiasi slogan quanto sia lunga questa storia. Il Costa nasce alla fine degli anni Settanta. Diventa grande negli anni Ottanta. Attraversa una prima fase di trasformazione negli anni Novanta. Si ferma. Riparte. E nel nuovo millennio cambia ancora, insieme al rally italiano e internazionale. Le automobili non sono più quelle di Toivonen e Kankkunen. I regolamenti cambiano. Cambiano le validità. Cambiano i piloti. Ma il nome rimane. Costa Smeralda. E per chi è cresciuto da queste parti, spesso basta quello.

Un albo d’oro da grande rally internazionale

L’albo d’oro racconta soltanto una parte della storia, ma è una parte impossibile da ignorare. Attilio Bettega, Bernard Darniche, Markku Alén, Henri Toivonen, Dario Cerrato, Miki Biasion, Juha Kankkunen, Didier Auriol. Poi le generazioni successive, con Andrea Navarra, Luca Cantamessa, Giandomenico Basso, Kris Meeke, Paolo Andreucci e tanti altri protagonisti.

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E dietro i vincitori ci sono nomi altrettanto importanti: Michèle Mouton, Fabrizio Tabaton, “Lucky” Battistolli, Adartico Vudafieri, Tony Fassina, John Buffum, insieme a una lunga schiera di piloti italiani e stranieri che hanno attraversato la Gallura con automobili e stili di guida appartenenti a epoche completamente diverse. Il Costa è stato anche questo: un punto d’incontro tra il rally italiano e quello internazionale. Per anni la Gallura non aveva bisogno di andare a cercare altrove il grande rally.

Il grande rally arrivava qui.

E arrivava con le sue macchine più importanti. C’era la Fiat. C’era Lancia. C’era Martini Racing. C’erano le quattro ruote motrici che cambiavano il modo di correre sulla terra. C’erano piloti che pochi anni dopo sarebbero diventati campioni del mondo. E c’era il pubblico. Un pubblico che non aveva bisogno di spiegazioni. Sapeva già cosa stava arrivando.

Lancia, il recordman delle vittorie

Tra le tante curiosità dell’albo d’oro ce n’è una che vale la pena ricordare: Lancia è il marchio recordman di vittorie al Rally Costa Smeralda, con 11 successi. Undici. È un numero che riporta immediatamente alle immagini più forti della storia della gara.

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La Stratos. La 037. La Delta S4. La Delta HF 4WD. La Delta Integrale. Le livree Martini. Toivonen. Kankkunen. Alén. Cerrato. Auriol. Non è soltanto un record statistico. È la fotografia di un’epoca nella quale il Costa Smeralda era un appuntamento capace di attirare uomini e macchine di primissimo livello. E quando si pensa al rapporto tra il Costa, Lancia e Martini, non si sta costruendo una storia a posteriori. Quella storia esiste davvero.

E poi c’è Paolo Andreucci

Tra i piloti, invece, c’è un record che appartiene alla storia moderna della gara. Paolo Andreucci ha vinto il Costa sette volte. Un dato che da solo racconta la continuità del pilota toscano nel tempo e il suo rapporto con una gara che ha attraversato diverse fasi del rally italiano. Sette vittorie significano qualcosa di più di un numero. Significano essere riuscito a lasciare il proprio segno attraverso una parte lunghissima della storia moderna del Costa, con automobili, regolamenti e avversari differenti. Sette volte primo. Un altro modo per capire quanto sia importante questo albo d’oro.

E poi ci sono i sardi

Ma forse una delle pagine più belle arriva proprio dalla Sardegna. Giuseppe Dettori e Carlo Pisano. Nel 2015 diventano il primo equipaggio sardo a vincere il Rally Costa Smeralda. Dettori, arzachenese, e Pisano, sassarese, conquistano una gara che per un pilota sardo aveva un significato particolare, Quell’edizione fu impreziosita anche da Francesco Marrone e Francesco Fresu, che chiuserò terzi. Dunque due equipaggi sardi sul podio del Costa, un record tuttora imbattuto.

Poi arriva il 2017. E vincono ancora, Dettori e Pisano. Due vittorie. 2015 e 2017. La seconda arriva proprio nell’ultima stagione moderna del Costa, quella che chiude una storia iniziata nel 1978 e arrivata fino a quella gara. C’è qualcosa di simbolico. Per decenni il Costa aveva portato in Gallura i grandi nomi del rally italiano e internazionale. Alla fine, proprio nella sua ultima fase moderna, è un equipaggio sardo a prendersi due volte il primo posto. E forse è ancora più significativo ricordare che per Dettori correre il Costa era stato un sogno da bambino. In fondo siamo tornati esattamente al punto di partenza. Il bambino sul ciglio della strada.

Piero Fresi e Paolo Morghenti, un record diverso

Poi ci sono i record che non si misurano con le vittorie. C’è Piero Fresi e Paolo Morghenti, presenze legate alla storia del Costa attraverso tutte le sue epoche, fino a diventare dei veri e propri recordman di partecipazioni. Non è il record di chi è arrivato più volte davanti a tutti. È qualcosa di diverso. È il record di chi ha continuato a esserci. Ha visto cambiare le macchine. Ha visto cambiare le prove. Ha visto cambiare i regolamenti. Ha visto cambiare il modo di vivere e raccontare il rally. Ha visto passare generazioni di piloti. E il Costa, in qualche modo, è passato anche attraverso di loro. Un rally non è fatto soltanto dai vincitori. È fatto anche da chi ne accompagna la storia.

Il Mondiale è arrivato dopo

Dire che ancora oggi, per qualcuno in Gallura, il Costa possa “valere” nel cuore perfino più di un appuntamento del Mondiale richiede una precisazione. Non è una questione sportiva. Il WRC rappresenta il vertice della disciplina e il Rally Italia Sardegna ha regalato all’Isola oltre vent’anni straordinari di competizione mondiale.

Ma quando il Mondiale arrivò in Sardegna nel 2004, da queste parti esistevano già uomini e donne che da bambini avevano aspettato Toivonen, Kankkunen, Biasion, Bettega, Darniche, Auriol o Mouton. Avevano già visto le Lancia. Avevano già conosciuto Martini Racing. Avevano già aspettato le macchine sulla terra.

Poi il WRC regalò alla generazione successiva Loeb, Grönholm, Ogier, Tänak, Neuville e tanti altri campioni. Altre automobili. Altri rumori. Altri bambini a bordo strada. Non c’è bisogno di stabilire quale delle due storie sia più grande. Il WRC è diventato parte della storia della Sardegna. Il Costa, per molti, era già parte della loro storia. Una appartiene al vertice mondiale dello sport. L’altra, per tante persone, appartiene quasi alla famiglia.

“Qui passava il Costa”

Tempio Pausania, Luras, Calangianus, Aggius, Bortigiadas, Telti, Berchidda, Oschiri, Padru, Sant’Antonio di Gallura, Luogosanto, Bassacutena, Aglientu, Arzachena, Olbia e mi scuso se ho dimenticato qualche comune. Luoghi differenti, ciascuno con la propria identità. Eppure in tanti angoli della Gallura basta ancora una frase:

“Qui passava il Costa.”

E una strada apparentemente normale cambia significato. Una curva può ricordare un pilota. Un bivio una giornata trascorsa ad aspettare. Da qualche parte ci sarà ancora una fotografia conservata in un cassetto, forse un autografo, certamente un ricordo. È difficile misurare tutto questo. Ma è proprio così che una manifestazione sportiva smette di appartenere soltanto a chi la organizza o a chi la corre.

Comincia ad appartenere alla gente.

Il Costa non è stato soltanto Porto Cervo. Non è stato soltanto il nome della Costa Smeralda. È stato anche Tempio, Luras, Calangianus, Aggius, Bortigiadas, Telti, Sant’Antonio, Luogosanto, Bassacutena, Aglientu, Arzachena, Olbia e quella rete di strade e comunità che nel corso delle diverse edizioni ha dato un volto alla gara. Il percorso cambiava. Le prove cambiavano. Alcuni nomi tornavano, altri sparivano, altri ancora appartenevano a determinate epoche. Ma la sensazione rimaneva.

Il Costa passava di lì.

Il Costa non è morto, ha cambiato pelle

C’è però un aspetto fondamentale. Parlare di un possibile ritorno delle vetture moderne non significa dimenticare che il Costa esiste ancora. La manifestazione è rinata in chiave storica e ha progressivamente recuperato una propria dimensione internazionale. Nel 2026 il Rally Costa Smeralda Storico-Trofeo Martini è entrato nella scena europea dedicata alle vetture Pre-1992, con un percorso di 12 prove speciali e oltre 150 chilometri cronometrati. È cambiata soprattutto una cosa.

Il fondo.

Il grande Costa apparteneva alla terra. Quello storico contemporaneo corre sull’asfalto, recuperando però anche strade e nomi appartenenti alla memoria della vecchia manifestazione.

Aratena, su tutte.

Una di quelle strade che raccontano perfettamente il passare del tempo: utilizzata dal Costa di un’altra epoca sulla terra, tornata nella manifestazione storica sull’asfalto. Stesse montagne. Stesso nome. Un’altra superficie. Le automobili cambiano. Le generazioni cambiano. Ma sopra continua a passarci il Costa.

Costa Smeralda uguale Martini

Per un appassionato bastano quasi i due nomi. Costa Smeralda. Martini. Il rapporto non nasce oggi. Martini Racing appartiene realmente alla storia del Costa Smeralda, alle Lancia e alle immagini di un’epoca diventata iconica. Oggi quel filo è stato recuperato attraverso il Trofeo Martini legato alla manifestazione storica. Per questo, nel nostro sogno di un possibile Costa moderno, immaginare nuovamente insieme Costa Smeralda Sardegna e Martini sarebbe soltanto una suggestione, non certo l’anticipazione di un accordo che non esiste.

Ma avrebbe una forza comunicativa enorme. Costa Smeralda significa Sardegna, mare, turismo internazionale, Porto Cervo. Martini, per generazioni di appassionati, significa motorsport. Non avrebbero bisogno di inventarsi un passato insieme.

Ce l’hanno già. Non nostalgia. Identità.

E se un giorno tornassero le moderne?

La lunga stagione del WRC in Sardegna cambia strada verso Roma. Ma questo non significa che oggi si debba dare per certo cosa accadrà domani in Sardegna, né tantomeno costruire una certezza attorno a un eventuale campionato futuro. Non serve. Ed è proprio qui che possiamo permetterci di sognare.

Nessun annuncio. Nessuna candidatura. Nessun progetto raccontato sottovoce. Solo una domanda: e se un giorno il Rally Costa Smeralda Sardegna tornasse anche con le vetture moderne?

Non il Costa degli anni Ottanta. Quello appartiene al proprio tempo e sarebbe sbagliato tentare di ricostruirlo. Un Costa nuovo. Rally2 o chi per loro, equipaggi italiani e stranieri, sicurezza e organizzazione contemporanee, comunicazione internazionale e un territorio realmente coinvolto. Una gara capace di utilizzare un nome dalla riconoscibilità enorme senza trasformarsi in una semplice passerella. Perché dietro il marchio ci sarebbe ancora la cosa più importante.

Le strade.

San Giacomo-Plebi: oltre 25 chilometri di rally vero

Il Rally Italia Sardegna 2025 ha mostrato quanto materiale sportivo esista ancora in Gallura. La San Giacomo-Plebi misurava 25,19 chilometri. Oltre venticinque chilometri di prova speciale su terra sono diventati qualcosa di sempre meno comune nel rally contemporaneo. La Telti-Calangianus-Berchidda ne proponeva invece 18,43. Poi c’è la Prugnola, tra Arzachena e Bassacutena, altro nome profondamente legato alla cultura rallistica gallurese, che ha diverse versioni da sfruttare è tutte superano abbondantemente i 10/12 chilometri.

E ci sono Tempio e l’Alta Gallura, con un patrimonio di strade capace almeno sulla carta di alimentare un progetto sportivamente importante. Non stiamo disegnando un percorso. Stiamo constatando qualcosa di molto più semplice: la materia prima esiste. Prove di questa lunghezza permettono inoltre di immaginare una filosofia precisa. Non soltanto una sequenza di sprint, ma un rally nel quale ritmo, gestione degli pneumatici, fondo e resistenza possano tornare ad avere un peso importante.

Un eventuale Costa moderno non dovrebbe essere Porto Cervo, yacht e qualche automobile da fotografare. Dovrebbe essere prima di tutto un rally vero. Il glamour potrebbe accendere i riflettori. Gli sterrati dovrebbero meritarseli.

Un Costa di tutta la Gallura

Anche geograficamente sarebbe bello immaginarlo senza una capitale e tante periferie. Una gara della Gallura.

Olbia rappresenterebbe naturalmente una delle principali porte d’accesso grazie al porto e all’aeroporto. Per team, equipaggi, media e appassionati provenienti dalla Penisola o dall’estero, il viaggio inizierebbe spesso materialmente da lì. Poi si aprirebbe il territorio. Tempio e l’Alta Gallura, Telti, Calangianus, Luras, Aggius, Bortigiadas, Sant’Antonio, Luogosanto, Aglientu, Bassacutena, Arzachena.

Comunità differenti unite dalla stessa manifestazione.

Olbia potrebbe ospitare un momento capace di avvicinare le vetture al grande pubblico, mentre Tempio, Arzachena e gli altri centri potrebbero avere i propri spazi e momenti di incontro con la gara. La sintesi potrebbe essere questa:

Olbia per arrivare. Porto Cervo per mostrarsi al mondo. I paesi per vivere la gara. Gli sterrati per deciderla.

Non ruoli rigidi. Un territorio che lavora insieme.

Porto Cervo, quando il nome diventa immagine

Rally Costa Smeralda. Porto Cervo. È difficile separare completamente le due cose. Una partenza, un arrivo o una cerimonia nel cuore della Costa Smeralda avrebbe una forza comunicativa enorme. Le Rally2 schierate. Gli equipaggi. Il porto. Gli yacht. Televisioni e fotografi. E magari, soltanto nel nostro sogno, quei colori Martini che appartengono già alla storia della manifestazione.

Porto Cervo sarebbe probabilmente meno immediata per coinvolgere il grande pubblico non appassionato rispetto ai centri vissuti durante tutto l’anno. Ma possiede qualcosa di difficilmente replicabile: il mondo conosce già quel nome. Non dovrebbe diventare tutto il rally. Potrebbe esserne la grande vetrina.

I paesi sarebbero la gente.

Gli sterrati la sostanza.

Mare e granito. Yacht e polvere.

Contrasti che qui esistono già.

Porto San Paolo: prima il rally, poi Tavolara

Per immaginare un possibile epilogo non sarebbe nemmeno necessario cercare una strada nuova sulla cartina. Nel Rally Italia Sardegna 2025 Porto San Paolo è stata realmente la Power Stage, con una speciale di 13,70 chilometri. E non era soltanto una prova bella da fotografare.

Il fondo si è rivelato estremamente insidioso. I piloti hanno dovuto confrontarsi con pochissima aderenza e uno scivolamento praticamente costante, mentre il disegno della prova aggiungeva curve strette, passaggi ravvicinati tra le rocce della Gallura e sassi lungo la carreggiata. Una speciale nella quale precisione e capacità di trovare grip avevano un peso enorme.

Prima il rally. Soltanto dopo arrivava la cartolina. Nel finale il paesaggio si apriva verso il mare e Tavolara diventava parte dello spettacolo. È questo a rendere Porto San Paolo particolarmente affascinante nel nostro esercizio di fantasia. Il WRC ha già dimostrato che può essere una prova vera dentro un’immagine televisiva fortissima. Una Rally2 nella polvere. Il mare. Tavolara. Nessuna scenografia artificiale.

Prima le curve e la polvere. Poi il mare.

Quando il Costa apriva gli alberghi a marzo

Torniamo ancora una volta alle parole di Piga. Gli alberghi della Costa Smeralda aprivano anche quando il rally si disputava a marzo o aprile. Oggi useremmo una parola molto precisa:

destagionalizzazione, una parola molto usata (a parole) nella mia terra, ma mai veramente messa in atto in maniera concreta e decisa.

Il Costa, decenni fa, in qualche modo la praticava già. Una grande manifestazione lontana dall’altissima stagione significherebbe team, equipaggi, tecnici, media e appassionati presenti sul territorio per diversi giorni. Alberghi. Ristoranti. Autonoleggi. Servizi. Ma soprattutto persone che si muovono e scoprono luoghi. Qualcuno potrebbe arrivare per il rally e incontrare una Gallura diversa da quella delle fotografie d’agosto.

Boschi. Granito. Sughero. Vigne. Paesi. Strade bianche.Colori, sapori, profumi diversi da quelli pretamente estivi. La Gallura dei dodici mesi. Naturalmente trasformare tutto questo in realtà richiederebbe organizzazione, risorse e una visione condivisa tra istituzioni, amministrazioni, organizzatori e partner privati. Ma quello appartiene eventualmente al domani. Oggi stiamo soltanto sognando.

Prima delle sigle dovrebbe tornare una frase

CIRT? Campionato Italiano? Europa? Qualcos’altro?

Forse sarebbe già correre troppo avanti. Prima dovrebbe tornare qualcosa di più semplice.

Piloti che vogliono correrlo. Equipaggi stranieri incuriositi dal nome. Appassionati che programmano il viaggio. Paesi che aspettano nuovamente le macchine. Fino a poter pronunciare una frase che un tempo, in Gallura, non aveva bisogno di spiegazioni:

“Questo fine settimana c’è il Costa.”

Forse sarebbe già questa la prima vittoria.

Quel bambino oggi ha i capelli bianchi

E allora torniamo all’inizio. A uno dei bambini raccontati da Guido Piga. Quello che avrebbe dovuto essere a scuola e invece era sul ciglio della strada ad aspettare il Costa. Sono trascorsi decenni.

Oggi ha i capelli bianchi.

Ha visto cambiare le automobili, il rally e la Gallura. Ha visto il Costa sulla terra. Ha visto arrivare il Mondiale. Ha visto Loeb, Grönholm, Ogier, Tänak, Neuville. Ha visto macchine completamente diverse da quelle che aspettava da bambino. Forse ha raccontato cento volte di Toivonen, Kankkunen, Biasion o della Mouton. Forse ha ancora una fotografia. Forse ricorda esattamente dove era quella curva. Forse, passando da quella strada, può ancora indicarla.

“Qui passava il Costa.”

Ma quella sensazione se la ricorda ancora. Il rumore che arrivava da lontano. L’attesa. La macchina. La polvere. Quei pochi secondi. Concediamoci allora l’ultima immagine del nostro sogno.

È nuovamente sul ciglio di una strada della Gallura. Accanto a lui c’è un bambino. Potrebbe essere suo nipote. Il piccolo guarda verso la curva. Da lontano arriva un motore.

“Sta arrivando?“

L’uomo sorride. Quel momento lo conosce bene. Poi compare una Rally2. Passa. La polvere sale. Il bambino la segue con gli occhi finché scompare. Per qualche secondo l’uomo non guarda nemmeno la macchina. Guarda lui. Il piccolo si gira.

“Anche tu venivi a vedere il Costa?“

L’uomo sorride ancora.

“Quando avevo la tua età“

Forse basterebbe questo. Il bambino di ieri ha avuto il suo Costa. Quello di oggi avrebbe il proprio. Non gli stessi piloti. Non le stesse macchine. Non gli stessi ricordi.

I suoi.

E magari, tra quarant’anni, sarà lui quello con i capelli bianchi e un bambino accanto.Da lontano arriverà nuovamente un motore. La strada tornerà a riempirsi di rumore. La polvere salirà ancora una volta. E il bambino, proprio come aveva fatto suo nonno, guarderà verso la curva. Forse non saprà ancora chi sta arrivando. Forse non conoscerà il pilota. Forse non conoscerà nemmeno il campionato.

Ma ricorderà quel momento. Per tutta la vita. Guido Piga raccontava di un tempo nel quale «il rally era il rally. Punto.»

Quel tempo appartiene alla storia. Il Costa del 1978 non può tornare identico. Non torneranno quelle automobili. Non torneranno quelle stesse prove. Non torneranno quei piloti. E forse non sarebbe nemmeno giusto volerlo. Il passato non si ricostruisce. Si conserva.

Il futuro, invece, può essere diverso. Potrebbe avere Rally2 al posto delle Gruppo B. Nuovi piloti al posto di Toivonen e Kankkunen. Nuovi bambini al posto di quelli che aspettavano il Costa negli anni Ottanta. Potrebbe avere Porto Cervo, Olbia, Arzachena, Tempio, gli altri paesi della Gallura e le sue strade ancora una volta dentro una stessa storia.

Potrebbe avere il mare. Il granito. La polvere. E magari, soltanto nella nostra immaginazione, quei colori Martini che appartengono già a un pezzo indelebile della storia della gara. Non sappiamo se succederà.

Non sappiamo quando. Non sappiamo con quale campionato. Non sappiamo nemmeno se succederà davvero. Ma forse non è necessario saperlo oggi. Perché una gara che dopo quasi mezzo secolo riesce ancora a far immaginare una macchina che arriva da lontano, passa davanti a una fila di persone e lascia dietro di sé soltanto rumore e polvere, qualcosa ha già vinto.

È rimasta nelle strade. È rimasta nei paesi. È rimasta nelle famiglie. È rimasta nell’albo d’oro. È rimasta nelle 11 vittorie Lancia, nelle 7 di Andreucci, nelle due vittorie sarde di Dettori e Pisano, nella presenza di Piero Fresi e Paolo Morghenti nei nomi di Toivonen, Kankkunen, Biasion, Bettega, Mouton e di tutti quelli che hanno trasformato il Costa in qualcosa di molto più grande di una gara.

Ma soprattutto è rimasta in quel bambino sul ciglio della strada. Quello che aspettava una macchina senza sapere ancora che quel momento sarebbe diventato un ricordo. E forse è proprio questo il vero sogno. Non soltanto vedere una Rally2 partire da Porto Cervo. Non soltanto sentire di nuovo il rumore dei motori sulle strade della Gallura.

Non soltanto leggere ancora una volta “Rally Costa Smeralda” su una tabella tempi. È vedere un altro bambino aspettare. Aspettare una macchina. Sentire il rumore arrivare da lontano. Vederla comparire. Vederla sparire nella polvere. E tornare a casa con qualcosa che ancora non sa di avere ricevuto.

Un ricordo. Il suo. Quello che magari, quarant’anni dopo, racconterà a un altro bambino. Guido Piga raccontava di un tempo nel quale “il rally era il rally. Punto.” Quel tempo appartiene alla storia. Il prossimo deve ancora essere scritto. Rally Costa Smeralda – Sardegna Oggi è soltanto un sogno. Domani, chissà.

21 Agosto 2026/da Matteo Deriu
Tags: rally costa smeralda
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