Tanti auguri, Cavallo Pazzo!
Jean-Claude Andruet compie 85 anni: dal Monte-Carlo 1973 ai successi con la Lancia Stratos e la Ferrari 308 GTB. La storia, anche drammatica, di un pilota ed un uomo mai banale.
Arriva oggi a quota 85, Jean-Claude Andruet. Nato il 13 agosto 1940 a Montreuil, nei pressi di Parigi, è ancora oggi uno dei più amati piloti da rally per la sua spettacolarità – non per niente è stato chiamato “Cavallo Pazzo” – ed il suo coraggio.
Cresce praticando judo, specialità in cui diventa campione nazionale Junior. Prestissimo però scopre la sua inclinazione per il volante e dal 1965, anno del debutto al Rally de la Côte Fleurie, incanta: nel 1966 vince le gare della Coupe Gordini sui circuiti di Reims e Clermont-Ferrand. In pochi anni conquista diverse vittorie nei rally fino a diventare Campione di Francia nel ’68 e nel ’70, anno in cui si è laureato anche Campione d’Europa.
Il culmine della sua carriera arriva nel 1973: trionfa nella prima gara del neonato Campionato del Mondo Rally, il Monte-Carlo, al volante di una Alpine-Renault A110 con la copilota “Biche”. Una vittoria scolpita nella storia del motorsport, così potente che lui stesso ha sempre parlato con emozione di quel momento: “Ho vinto di 26 secondi, dopo aver perso più di cinque minuti… sembrava innaturale. Avrei potuto sollevare le montagne”.
Secondo successo iridato al Tour de Corse 1974 (dove aveva già vinto con l’Alpine nel 1968 e nel 1972) quando, con la Stratos (nella foto), di fatto consegna il titolo mondiale alla Lancia mentre al Rallye di Sanremo 1977 trionfa con la 131 Abarth di Fiat France quando ordini di squadra obbligano Maurizio Verini, nel finale, a rallentare. Alla fine nel WRC alle tre vittorie aggiungerà sette podi.
Dopo gli anni con l’Alfetta GT e la 131 della filiale transalpina, all’inizio degli anni ’80 corre con la Ferrari 308 GTB dell’importatore francese Charles Pozzi vincendo due volte il Tour de France Automobile, la Targa Florio, il 4Regioni e la 24H di Ypres nel 1981, anno in cui è secondo nell’Europeo alle spalle di Vudafieri-Bernacchini. Nel 1982 è secondo al Tour de Corse, sempre con la vettura modenese, dietro a Ragnotti.
Negli anni seguenti corre in patria con una Lancia 037 Rally dell’importatore Chardonnet, a cui abbina qualche uscita con il team Martini ufficiale. Tra il 1985 ed il 1986 è il pilota di punta del team Citroën Competition, prima con la Visa 1000 Pistes e poi con la BX4TC Gruppo B il cui programma viene chiuso dopo poche gare.
Andruet non si limita ai rally: gareggia ripetutamente alla 24 Ore di Le Mans (dal 1967 al 1989), ottenendo due quinti posti, ed in altre gare di durata. Inizia con l’Alpine, poi difende i colori Ligier prima di passare al team dell’importatore Ferrari Charles Pozzi. Nel 1973 è secondo alla Targa Florio con Sandro Munari sulla Stratos mentre l’anno dopo, con la berlinetta Lancia, vince il Giro d’Italia.
In anni più recenti torna alla guida in eventi storici: vince il Tour de Corse Historique nel 2007 su Porsche 911, e si aggiudica più volte la Coupe de France VHC nel 2008, 2010 e 2012, insieme ancora a “Biche”.
Ha affrontato corse e drammi con la stessa determinazione. Nel 1995 perde tragicamente suo figlio Gilles, campione francese di scacchi, assassinato in circostanze poco chiare. Nonostante il dolore indicibile, Jean-Claude ha sempre cercato con tenacia di assicurare alla giustizia i colpevoli.
Andruet, carismatico, creativo e indipendente, mosso da un’agile mente e da una personalità dalle mille sfumature, dopo le corse si è dedicato alla costruzione di veicoli elettrici sotto il marchio JC Andruet SA.
A 85 anni, non è solo una figura da libri di storia del rally: è un uomo che il tempo non ha affievolito, ma anzi reso più autentico, un esempio vivo di passione e umanità. Auguri “Cavallo Pazzo”!






