Terremoto in Hyundai, Tänak si prende una pausa
La sua traiettoria nel Mondiale Rally è stata tutto fuorché lineare: esordi difficili e alcune stagioni in cui sembrava sul punto di perdersi, per poi ritrovarsi con una maturità tecnica e umana rara. Il titolo mondiale conquistato nel 2019, con Toyota, ha rappresentato l’apice della sua carriera.
Era nell’aria, da qui un timido anticipo pochi giorni fa. Stamattina è comunque arrivato il fulmine. Ott Tänak ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato dal volante nei rally del WRC, seppure non esclude la possibilità di essere presente in qualche gara. Sicuramente la scelta è stata influenzata anche dall’instabilità che regnava e continua a regnare sovrana in Hyundai e anche dai salari bassi del WRC (pubblicati sul numero di novembre di TuttoRally in edicola) ormai ai minimi storici.
Tänak ha affidato il ritiro ad un comunicato inviato in foto ai media e pubblicato anche sui propri canali ufficiali. Una scelta che arriva al termine di una carriera ad altissimo ritmo, segnata da vittorie memorabili, da un titolo iridato entrato nella storia dell’Estonia e da stagioni vissute costantemente sul filo tra successo, pressione e sacrificio personale. La dichiarazione ha un tono intimamente riflessivo: non sembra un addio definitivo, ma di un momento necessario per riscoprire il tempo, l’equilibrio e la dimensione privata.
Tänak, nato nel 1987 nella piccola Kärla sull’isola di Saaremaa, è uno degli esempi più significativi di come il rally moderno possa ancora essere una storia di tenacia, crescita e costruzione passo dopo passo. “Il motorsport è stato la mia vita fin dall’infanzia”, ha detto. Non un talento “prefabbricato”, ma un pilota che ha scolpito se stesso attraverso i campionati locali estoni, la scuola dei rally nordici e un percorso formativo durissimo, passato attraverso la fiducia di figure chiave come Markko Märtin, colui che ha aperto la strada alla generazione successiva di piloti estoni. “Ogni speciale, ogni curva, ogni sfida mi ha insegnato qualcosa sulla resilienza, sul lavoro di squadra e sulla passione. Ma altrettanto preziose sono state le lezioni apprese nelle stagioni difficili; i momenti in cui le cose non andavano come previsto, eppure abbiamo continuato a spingere avanti”.
Tänak non lo ha mai dimenticato, e nel comunicato lo ringrazia con consapevolezza: “Sono per sempre grato a Markko che ha costruito il ponte che mi ha portato nel WRC”. Però: “Nel rally non si ottiene nulla da soli. Arriva un momento nella carriera in cui il bilanciamento tra competizione e vita personale deve essere ripensato. Questo non è un addio definitivo al rally. È semplicemente un’occasione per resettare, ricaricare e ritrovare il fuoco interiore. Per ora, è il momento di rallentare, tirare il fiato e godersi le strade più tranquille della vita”.
La sua traiettoria nel Mondiale Rally è stata tutto fuorché lineare: esordi difficili e alcune stagioni in cui sembrava sul punto di perdersi, per poi ritrovarsi con una maturità tecnica e umana rara. Il titolo mondiale conquistato nel 2019, con Toyota, ha rappresentato l’apice della sua carriera e un momento storico per il motorsport estone: mai prima un pilota del Paese baltico era arrivato così in alto. Eppure, nel suo messaggio, Tänak ricorda come quel successo sia stato solo una parte della storia: altrettanto significative sono state le stagioni in cui tutto sembrava andare storto, ma si continuava a spingere.
La dichiarazione del pilota non è però un bilancio sportivo, quanto piuttosto un racconto umano. Tänak parla della vita vissuta come una “montagna russa”, fatta di picchi vertiginosi e colpi che lasciano segni profondi. Il rally, nella sua essenza, è un ambiente che esige dedizione totale. L’impegno richiesto non riguarda solo i weekend di gara, ma ogni singolo giorno dell’anno, tra test, trasferte, riunioni strategiche, analisi dei dati, preparazione fisica e chilometri di ricognizione. Un ritmo che può diventare totalizzante, soprattutto quando la famiglia cresce e la percezione del tempo cambia.
Tänak lo dice chiaramente: i figli stanno crescendo e la vita scorre veloce. È arrivato il momento di essere presente. Essere padre, oltre che pilota. Ritrovare le radici nella sua Estonia, dove la quiete delle isole e delle foreste ha da sempre costituito il contrappunto naturale alla frenesia dei rally mondiali.
Nel suo messaggio, il campione dedica parole sincere a squadre e compagni di viaggio: M-Sport, Toyota, Hyundai. Tre realtà, tre filosofie diverse, tre mondi in cui Tänak ha imparato, lottato e vinto. Ringrazia i co-driver, gli ingegneri, i meccanici: coloro che vivono il rally dalla parte più nascosta, quella in cui la precisione tecnica e la capacità di gestione sono la base invisibile di ogni successo. “Nulla in questo sport si ottiene da soli”, scrive. Ed è una verità che chi vive il paddock conosce bene.
Il passaggio più significativo è forse quello in cui chiarisce che questo non è un addio. Il rally resta parte di lui. Non c’è ombra di rassegnazione: è una pausa, un tempo di respirazione, un modo per preparare il prossimo capitolo. Chi conosce Tänak sa che la sua intensità competitiva non scompare. Si sospende. Si ricarica. E poi, forse, torna (Kalle, ad esempio se ne sta andando…). Non una chiusura. Una curva cieca. E, come in ogni rally, sarà quella a raccontare dove porta il percorso.








