Hannu Mikkola: l’inimitabile campione
Il salto internazionale avviene nel 1967, quando Cesare Fiorio, allora responsabile della Lancia HF, gli affida una vettura per il Rally di Monte Carlo. Mikkola disputa una gara di alto livello, arrivando a occupare la settima posizione assoluta prima dell’ultima prova sul Col de Turini, ma una banale quanto fatale disattenzione, lo smarrimento della tabella di marcia, comporta la squalifica.
Hannu Olavi Mikkola, nato a Joensuu il 24 maggio 1942 e scomparso a Helsinki il 26 febbraio 2021, è stato una delle figure più autorevoli e determinanti nella storia del rally mondiale. Campione del mondo nel 1983, ingegnere di formazione, collaudatore fondamentale nello sviluppo della trazione integrale e protagonista di alcune delle gare più dure e leggendarie dell’automobilismo sportivo, Mikkola incarna il passaggio dal rally artigianale degli anni Sessanta a quello tecnologico e industriale degli anni Ottanta.
La sua vocazione nasce presto. Laureato in ingegneria, Mikkola manifesta fin da giovanissimo l’ambizione di diventare pilota di rally, un sogno alimentato anche dall’ambiente familiare. Il padre, amico di Osmo Kalpala, uno dei protagonisti del rally finlandese negli anni Cinquanta, favorisce nel 1958 un incontro destinato a segnare il suo futuro. Da quel momento, l’idea di una carriera nelle corse diventa per Hannu una scelta consapevole e metodica, non un semplice slancio istintivo.
Gli esordi avvengono nel 1963, quando inizia a correre come privato nel campionato nazionale finlandese. Il talento emerge rapidamente, tanto che alla fine del 1965 arriva l’intervento decisivo di Leo Yoki, imprenditore e mecenate di numerosi piloti finnici. Grazie al suo sostegno, Mikkola ottiene sponsor e viene ingaggiato come pilota ufficiale della Volvo Finland. Nel 1966 arrivano le prime affermazioni di rilievo: due vittorie nei rally nazionali in cui riesce a battere nomi già affermati come Timo Mäkinen e Rauno Aaltonen, segnando di fatto il suo ingresso tra i protagonisti della scena nordica.
Il salto internazionale avviene nel 1967, quando Cesare Fiorio, allora responsabile della Lancia HF, gli affida una vettura per il Rally di Monte Carlo. Mikkola disputa una gara di alto livello, arrivando a occupare la settima posizione assoluta prima dell’ultima prova sul Col de Turini, ma una banale quanto fatale disattenzione, lo smarrimento della tabella di marcia, comporta la squalifica. Un episodio amaro, che tuttavia non ne frena la crescita.
Il 1968 rappresenta un punto di svolta. Mikkola vince il Campionato Finlandese, chiude secondo all’Alpenfahrt con una Lancia e si mette in luce anche all’Acropolis Rally con una Volvo. Le sue prestazioni attirano l’attenzione della Ford, che lo ingaggia ufficialmente. È l’inizio di un rapporto destinato a entrare nella storia del rally. Con la Ford Escort, Mikkola vince nello stesso anno il Rally dei 1000 Laghi, la gara di casa, inaugurando una serie impressionante di successi che lo porterà a trionfare complessivamente sette volte in questa manifestazione: nel 1968, 1969, 1970 e 1974 con Ford, nel 1975 con Toyota e nel 1982 e 1983 con Audi. Un record eguagliato soltanto da Marcus Grönholm, a testimonianza di un dominio senza precedenti sulle strade finlandesi.
Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, Mikkola consolida la propria reputazione internazionale. Vince l’Alpenfahrt nel 1969, l’Arctic Rally nel 1970 e soprattutto la leggendaria maratona Londra-Mexico, una delle gare più lunghe e massacranti della storia dell’automobilismo sportivo, affrontata e vinta con una Ford Escort. Nel 1972 entra ulteriormente nella leggenda diventando il primo pilota europeo a vincere il Safari Rally, una competizione che fino ad allora sembrava appannaggio quasi esclusivo dei piloti africani e locali.
Il 1975 è un anno di grande versatilità. Mikkola vince nuovamente il Rally dei 1000 Laghi, questa volta con la Toyota, e contemporaneamente prende parte a diverse gare con la squadra Fiat, ottenendo il secondo posto a Monte Carlo e in Portogallo in coppia con Jean Todt, futuro direttore della Scuderia Ferrari. Nello stesso anno vince anche in Marocco con la Peugeot, sempre con Todt alle note, dimostrando una capacità di adattamento a vetture e contesti tecnici molto diversi.

Dopo alcune stagioni meno brillanti, il ritorno alla vittoria in gare iridate avviene nel 1978 con il successo al RAC Rally su Ford Escort RS. Quello stesso anno resta celebre la sconfitta in Portogallo negli ultimi chilometri dopo una durissima lotta con Markku Alén, uno degli episodi simbolo del rally di quell’epoca, fatto di duelli senza risparmio fino all’ultimo metro.
Con l’istituzione del Campionato Mondiale Rally Piloti nel 1979, Mikkola si trova immediatamente tra i protagonisti. Vince quattro gare, in Portogallo, Nuova Zelanda e al RAC con la Ford, e in Costa d’Avorio con la Mercedes, con la quale ottiene anche un secondo posto al Safari. Il titolo mondiale gli sfugge per un solo punto, battuto da Björn Waldegård, in uno dei campionati più combattuti di sempre. Anche nel 1980 Mikkola chiude secondo in classifica, alle spalle di Walter Röhrl, pur senza ottenere vittorie, confermando una continuità di rendimento ai massimi livelli.
Sempre nel 1980 inizia una delle fasi più importanti della sua carriera, forse la più influente dal punto di vista tecnico: diventa collaudatore Audi e contribuisce in modo decisivo allo sviluppo della prima vettura a trazione integrale nella storia del rally, l’Audi Quattro. Il suo apporto è fondamentale per trasformare un’idea rivoluzionaria in una macchina vincente. Nel 1981 porta ad Audi la prima vittoria iridata al Rally di Svezia, ripetendosi poi al RAC, e chiude la stagione al terzo posto nel mondiale.
Nel 1982 Mikkola è ancora terzo in campionato, con due vittorie, ai 1000 Laghi e al RAC, e due secondi posti, alle spalle di Walter Röhrl e della sorprendente Michèle Mouton, che sfiora uno storico titolo mondiale. Ma è il 1983 l’anno della definitiva consacrazione. Con sette podi, di cui quattro vittorie in Svezia, Portogallo, Argentina e al Rally dei 1000 Laghi, Mikkola conquista il titolo di Campione del Mondo Rally. Un successo che assume un valore particolare perché arriva in piena era Gruppo B, in un contesto di competizione tecnica estrema, e che vede Audi perdere per soli due punti il mondiale costruttori a favore della Lancia 037.
Nel 1984, pur ottenendo otto podi e una vittoria in Portogallo, Mikkola deve cedere il titolo al compagno di squadra Stig Blomqvist, che chiude il mondiale con un margine significativo. La sua ultima vittoria iridata arriva nel 1987 al Safari Rally, al volante dell’Audi 200 Quattro, un successo simbolico che chiude idealmente il cerchio con una delle gare che avevano segnato la sua carriera fin dagli inizi.
Dopo il ritiro definitivo, avvenuto nel 1993, Mikkola lascia un’eredità sportiva di enorme spessore. Dal 1978 aveva gareggiato stabilmente con Arne Hertz come copilota, formando uno degli equipaggi più longevi e affiatati del mondiale. Complessivamente, dal 1973 in poi, Mikkola ha conquistato 18 vittorie iridate, attraversando epoche, regolamenti e filosofie tecniche profondamente diverse.
Hannu Mikkola è stato molto più di un campione del mondo. È stato un pilota-ingegnere, un costruttore di successi, un interprete lucido e razionale del rally, capace di unire sensibilità di guida e comprensione meccanica come pochi altri nella storia. La sua scomparsa nel 2021, a 78 anni, ha privato il rally di uno dei suoi grandi architetti, ma la sua impronta resta indelebile, impressa non solo nei risultati, ma nell’evoluzione stessa della disciplina.








