Juha Kankkunen: il campione dei rally moderni
Nella storia del rally mondiale, Juha Kankkunen rimane una figura di equilibrio perfetto tra velocità, intelligenza tattica e adattabilità tecnica. Non il più spettacolare, non il più mediatico, ma probabilmente uno dei piloti più completi e affidabili mai visti, capace di dominare epoche diverse senza mai tradire la propria identità sportiva.
Juha Kankkunen (Juha Matti Pellervo è il nome intero) nasce a Laukaa il 2 aprile 1959, nel cuore della Finlandia centrale, una regione che più di ogni altra ha contribuito a forgiare l’identità tecnica e culturale del rally mondiale. La sua carriera rappresenta una delle più complete, longeve e trasversali dell’intera storia del Campionato del mondo rally, attraversando epoche regolamentari radicalmente diverse, dal crepuscolo del Gruppo B all’affermazione del Gruppo A fino all’era delle World Rally Car. Quattro titoli mondiali, ottenuti con tre costruttori diversi e a distanza di sette anni l’uno dall’altro, fanno di Kankkunen non solo uno dei piloti più vincenti di sempre, ma anche uno dei più adattabili e tecnicamente intelligenti.
Il debutto agonistico di Kankkunen avviene nel Rally dei 1000 Laghi del 1979, gara simbolo per ogni pilota finlandese. Non è un esordio folgorante, ma già lascia intravedere una caratteristica che accompagnerà Juha per tutta la carriera: una velocità naturale mai disgiunta dal controllo. Nei primi anni Ottanta cresce lontano dai riflettori principali, maturando esperienza su vetture di diversa impostazione tecnica, fino a quando nel 1984 ottiene il primo vero contratto ufficiale con la Toyota.
La Celica Twin-Cam Turbo, affidatagli con il copilota Fred Gallagher, è una vettura potente ma ancora acerba sotto il profilo dell’affidabilità e dello sviluppo. I risultati non arrivano subito, ma la stagione 1985 segna un punto di svolta fondamentale: al Rally della Costa d’Avorio, una delle gare più dure e selettive del mondiale, Kankkunen ottiene la sua prima vittoria iridata. È un successo pesante, maturato su fondi africani che esaltano le doti di resistenza, sensibilità meccanica e gestione della gara. Quella vittoria cattura l’attenzione di Jean Todt, impegnato a costruire l’egemonia Peugeot nell’era Gruppo B.
Nel 1986, Kankkunen passa alla Peugeot Talbot Sport e si ritrova al volante della 205 Turbo 16 E2, una delle vetture più estreme e sofisticate mai apparse nel rally. Con il copilota Juha Piironen, ex navigatore di Henri Toivonen, Juha disputa una stagione di altissimo livello: sei podi e tre vittorie, ottenute con una lucidità impressionante in un contesto tecnico ormai ai limiti della sostenibilità. Il titolo mondiale arriva in un’annata segnata dalla tragedia di Toivonen al Tour de Corse, evento che colpisce profondamente l’intero ambiente rallystico e che sancisce la fine definitiva del Gruppo B. Il primo titolo di Kankkunen nasce dunque in un clima di dolore e consapevolezza, rendendolo uno dei campioni più sobri e rispettati di quell’epoca drammatica.
Nel 1987 il finlandese si trova di fronte a una scelta cruciale. Peugeot fatica ad adattarsi rapidamente al nuovo regolamento Gruppo A, mentre Lancia è pronta al debutto della Delta HF 4WD. Kankkunen accetta la proposta torinese e diventa il perno del progetto sportivo italiano. La stagione è tutt’altro che semplice, ma con due vittorie e cinque podi Juha riesce a conquistare il secondo titolo mondiale consecutivo, diventando il primo pilota nella storia del WRC a difendere con successo un titolo in due epoche regolamentari diverse. Il rapporto con Cesare Fiorio, tuttavia, si deteriora rapidamente: Kankkunen accusa apertamente la gestione sportiva Lancia di favorire i piloti italiani attraverso giochi di squadra, una frattura che porta alla separazione dopo una sola stagione.
Il ritorno in Toyota nel 1988 coincide con una fase complicata. La Celica GT-4 ST165 è ancora lontana dalla maturità tecnica necessaria per competere stabilmente al vertice. Un incidente durante le prove del Tour de Corse e una lunga serie di ritiri condannano Kankkunen a una stagione anonima, chiusa con pochissime presenze e senza risultati significativi. Il 1989, però, segna una netta inversione di tendenza: una vittoria in Australia e due podi riportano Juha sul podio mondiale, al terzo posto finale, dimostrando che il talento non si è affievolito.

Il decennio successivo rappresenta l’apice assoluto della carriera. Nel 1990 Kankkunen torna in Lancia, trovando una Delta HF Integrale ormai tecnicamente dominante. È una stagione di costruzione, con una vittoria e cinque podi, preludio a un 1991 straordinario: cinque vittorie e sette podi che gli consegnano il terzo titolo mondiale. Nel 1992, pur senza vincere il campionato, Kankkunen mantiene uno standard elevatissimo, chiudendo con nove podi e una vittoria, in un mondiale caratterizzato da un equilibrio tecnico senza precedenti.
Il ritiro ufficiale di Lancia dalle competizioni apre nuovamente le porte a Toyota. Nel 1993, con una Celica GT-Four profondamente evoluta, Kankkunen disputa una delle sue stagioni più complete: cinque vittorie e sette podi gli valgono il quarto titolo mondiale, conquistato a sette anni di distanza dal primo. È un risultato che certifica definitivamente la sua statura storica, rendendolo l’unico pilota capace di vincere titoli mondiali in tre cicli tecnici differenti.
Negli anni successivi la carriera di Kankkunen entra in una fase più irregolare, segnata da eventi drammatici e scandali tecnici. L’emorragia cerebrale del copilota Juha Piironen interrompe uno dei sodalizi più longevi e vincenti del rally moderno. Lo scandalo Toyota del 1995, con la clamorosa squalifica per il turbo irregolare, priva Juha e i compagni di squadra di tutti i punti conquistati, segnando uno dei momenti più controversi della storia del WRC. Seguono stagioni di transizione con team privati e il passaggio alla Ford Escort WRC, vettura veloce ma ormai a fine ciclo, con cui Kankkunen ottiene comunque numerosi podi.
Il sorprendente ritorno alla vittoria avviene nel 1999 con Subaru, alla guida della Impreza WRC. A quarant’anni compiuti, Juha conquista due successi e cinque podi, smentendo definitivamente chi lo considerava ormai sul viale del tramonto. È l’ultima grande affermazione di un campione capace di reinventarsi continuamente. Le stagioni successive con Subaru e poi con Hyundai segnano il definitivo declino agonistico, non per mancanza di talento, ma per l’inadeguatezza tecnica delle vetture affidategli.

Il ritiro dalle competizioni mondiali, avvenuto nel 2002, apre una fase personale complessa. Kankkunen affronta un periodo di depressione profonda, segnato da tentativi falliti in ambito imprenditoriale e politico. La rinascita arriva grazie alla Juha Kankkunen Driving Academy, fondata nel 2004, che gli permette di trasformare l’esperienza accumulata in decenni di rally in un patrimonio tecnico e umano da trasmettere alle nuove generazioni.
La sua ultima apparizione nel WRC, al Rally di Finlandia 2010, ha un valore simbolico fortissimo: ottavo assoluto con una Ford Focus WRC privata, davanti anche a Kimi Räikkönen, campione del mondo di Formula 1. Un congedo silenzioso ma eloquente, coerente con tutta la carriera di Juha Kankkunen.
Nella storia del rally mondiale, Kankkunen rimane una figura di equilibrio perfetto tra velocità, intelligenza tattica e adattabilità tecnica. Non il più spettacolare, non il più mediatico, ma probabilmente uno dei piloti più completi e affidabili mai visti, capace di dominare epoche diverse senza mai tradire la propria identità sportiva. Un campione che ha attraversato la storia del WRC senza esserne mai travolto.









