La pop-off può mandare in crisi il CIAR?
Perché si continua a non dotare i verificatori degli strumenti necessari per svolgere immediatamente tutti i controlli? Perché si demanda tutto a verifiche successive, lasciando sospese classifiche, risultati e campionati? Perché si accetta che il verdetto di una gara importante resti appeso a un accertamento che avrebbe potuto essere effettuato direttamente sul campo?
Al Rally Due Valli (foto Actualfoto) è successo qualcosa che dovrebbe far riflettere molto più della singola vicenda tecnica che oggi tiene congelata la classifica finale della gara e, inspiegabilmente, tutti col fiato sospeso e con l’amaro in bocca e, inevitabilmente, getta ombre a lungo termine su una gara invece bellissima, entusiasmante ed avvincente. Almeno fino alla verifica.
Succede infatti nell’evoluto (?) Nord che un gruppo di verificatori, tecnici competenti e con una lunga esperienza nel settore, si trova di fronte allo stesso dubbio su una valvola pop-off, anzi tre. Non riesce a scioglierlo sul campo. A quel punto non ci sono alternative: le regole andavano applicate. E sono state applicate. Giustamente e dolorosamente, perché lungi da noi pensare che i verificatori non volessero dare una risposta immediata per chiudere la vicenda laddove è accaduta. A Verona.
Chi conosce la storia dei rally italiani sa bene che certe situazioni non possono essere lasciate all’interpretazione o alla buona volontà. Nessuno vuole rivivere, nemmeno lontanamente, un piccolo Sanremo 1986. Se esiste un dubbio tecnico che può influire sulla regolarità sportiva della competizione, quel dubbio deve essere approfondito fino in fondo. Così il materiale è stato inviato a Roma, con ogni probabilità a Vallelunga, dove si trova l’apparecchiatura in grado di stabilire con certezza se quelle valvole rispettano o meno quanto previsto dai regolamenti.
Il problema è che nel frattempo la classifica è congelata. La gara è finita, ma non sappiamo se chi l’ha vinta l’ha vinta davvero. Non sappiamo con chi congratularci. Non sappiamo chi inserire nell’albo d’oro della manifestazione. Non sappiamo se chi ha fatto segnare tempi straordinari lungo le prove speciali sia realmente il vincitore della competizione. E questo rappresenta un danno enorme per il Campionato Italiano Assoluto Rally e di conseguenza rappresenta anche un danno per promuove la serie.
Un campionato che dovrebbe essere il vertice del rallismo nazionale non può permettersi di restare sospeso per giorni o settimane a causa dell’assenza, sul campo, di uno strumento necessario per effettuare una verifica tecnica fondamentale. La domanda che emerge spontaneamente è semplice: nel 2026 è davvero possibile che accada ancora una cosa del genere?
Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia viene utilizzata per ogni aspetto dell’attività sportiva. Esistono sistemi sofisticati per monitorare la sicurezza degli equipaggi, per controllare il rispetto delle procedure, per verificare velocità e comportamenti durante le ricognizioni. Esistono strumenti che consentono di accertare immediatamente una violazione e di imporre altrettanto rapidamente il pagamento delle relative sanzioni.
Eppure non riusciamo a mettere nelle mani dei verificatori un’apparecchiatura, tutto sommato semplice e relativamente economica, per controllare una valvola pop-off. È una contraddizione difficile da comprendere. Ancora più difficile da comprendere se si considera quanto riferito da diversi ingegneri e tecnici interpellati sulla questione. Secondo più fonti, l’apparecchiatura necessaria per verificare correttamente il comportamento di una valvola pop-off non sarebbe affatto una tecnologia irraggiungibile. Anzi.
Alcuni professionisti sostengono addirittura che, disponendo delle necessarie competenze tecniche, sia possibile realizzarla autonomamente. Se questo fosse vero, la domanda diventerebbe inevitabilmente ancora più scomoda. Perché da anni si continua a non dotare i verificatori degli strumenti necessari per svolgere immediatamente questo tipo di controlli? Perché si preferisce demandare tutto a verifiche successive, con il rischio di lasciare sospese classifiche, risultati e campionati? Perché si accetta che il verdetto sportivo di una gara importante resti appeso a un accertamento che avrebbe potuto essere effettuato direttamente sul campo?
La questione, infatti, non riguarda soltanto il Rally Due Valli. Riguarda la credibilità dell’intero sistema. Perché una serie che ambisce a essere professionale deve garantire non soltanto controlli rigorosi, ma anche la capacità di effettuarli nel momento e nel luogo in cui servono.
Altrimenti il rischio è che il Campionato Italiano Assoluto Rally finisca per apparire sempre più come una grande vetrina fatta di livree spettacolari, sponsor prestigiosi e comunicazione patinata, ma sempre meno come una categoria realmente strutturata per affrontare con efficienza ogni aspetto della competizione. È una riflessione che nasce dai fatti, non dalle polemiche.
Guardando alla stagione in corso, il Rally Il Ciocco sembra essere stata l’unica gara in cui tutto è filato senza particolari problemi. Nelle altre occasioni, per ragioni diverse, non sono mancate discussioni, contestazioni e situazioni che hanno contribuito a generare interrogativi sulla gestione complessiva del Campionato.
A rendere il quadro ancora più delicato sono poi le testimonianze raccolte tra i tecnici che operano abitualmente nei rally italiani. Diversi di loro sostengono di lavorare utilizzando strumentazioni proprie, acquistate o predisposte autonomamente, perché ACI Sport non fornirebbe direttamente le attrezzature necessarie.
Se così fosse, sarebbe un tema che meriterebbe una riflessione seria e approfondita. Perché l’efficacia dei controlli tecnici non può dipendere dall’iniziativa individuale o dalla disponibilità personale di chi li esegue. Deve essere una responsabilità del sistema. Deve essere una priorità dell’istituzione sportiva. Deve essere un investimento considerato indispensabile, non accessorio.
Per questo motivo la vicenda della pop-off del Due Valli va ben oltre il risultato della singola gara. È uno specchio che riflette problemi organizzativi e strutturali che il rallismo italiano continua a trascinarsi dietro da troppo tempo. E noi vogliamo sperare che ciò che accadeva durante la precedente gestione non continui a verificarsi anche sotto la nuova. Con tanta umiltà, credo che cambiare il vertice di una federazione ha senso se cambiano anche le priorità.
E tra queste dovrebbe esserci una certezza assoluta: chi vince deve vincere in modo pulito, come sicuramente è sempre stato, ma il sistema deve essere messo nelle condizioni di dimostrarlo immediatamente e non di gettare ombre e amareggiare chi lo segue e chi ci investe. Tutto qua. Vi sembra una richiesta folle?








