Abarth e Fiat aprono all’ibrido in fuga dall’elettrico
Parole che non lasciano spazio a interpretazioni: il full electric, per ora, non ha convinto il pubblico tradizionale di Abarth. Un pubblico che ha costruito il mito del marchio su elementi come sound, coinvolgimento meccanico e sensazioni viscerali.
Dopo anni di gloria a suon di scarichi rombanti e prestazioni da piccola sportiva di razza, il marchio Abarth si trova oggi a un bivio. Il passaggio all’elettrico puro, incarnato dalle nuove 500e e 600e, non ha sortito i risultati sperati. I numeri parlano chiaro: secondo InterAutoNews, nel 2024 le immatricolazioni delle Abarth elettriche in Italia si sono fermate a 182 unità — 140 per la 500e, 42 per la 600e. Troppo poco per un marchio che da sempre fa leva su una comunità affezionata, esigente e rumorosamente nostalgica.
A lanciare un messaggio di rilancio è Olivier François, amministratore delegato di Fiat e Abarth nonché capo del marketing globale di Stellantis, che in un’intervista ha aperto alla possibilità di un ritorno a motorizzazioni più in linea con l’anima storica dello Scorpione: “Stiamo studiando l’evoluzione del marchio con l’utilizzo di motori elettrificati per alcuni modelli che possano supportarli. Vogliamo dare una spinta a un brand che amo particolarmente e che può contare su un enorme pubblico di appassionati veri, che non hanno visto nell’elettrico una soluzione.”
Parole che non lasciano spazio a interpretazioni: il full electric, per ora, non ha convinto il pubblico tradizionale di Abarth. Un pubblico che ha costruito il mito del marchio su elementi come sound, coinvolgimento meccanico e sensazioni viscerali, difficilmente replicabili con un’auto a batteria. La sfida ora sarà trovare una formula ibrida che, pur rispettando le normative ambientali sempre più stringenti, non snaturi il DNA dello Scorpione.
In parallelo, Fiat e Abarth stanno elaborando un’altra strategia per mantenere vivo lo spirito sportivo che caratterizza il brand: introdurre versioni sportive dei modelli di serie, non necessariamente potenziate sotto il cofano ma riconoscibili per assetto, allestimenti e dettagli estetici. Una strategia ispirata a quella di Alpine, che firma versioni speciali dei modelli Renault. “Pensiamo comunque a una versione sportiva per ciascuno dei nostri nuovi modelli Fiat che arriveranno dopo la Grande Panda”, spiega ancora François.
Una direzione già intrapresa con successo in Brasile, dove esistono versioni Abarth (come la Pulse e la Fastback) pensate per il mercato locale, ma destinate a non varcare i confini europei a causa delle differenze nei requisiti di omologazione.
Nel Vecchio Continente, invece, si punterà a un approccio più flessibile ma coerente con l’identità del marchio. Si tratterà di creare un ponte tra lo stile sportivo e le esigenze dei clienti più giovani, coinvolgendo anche i numerosi club ufficiali Abarth, che ogni anno organizzano oltre 100 raduni in tutta Europa. Un tessuto sociale e culturale che rappresenta un valore aggiunto fondamentale per Stellantis.
Il progetto, quindi, è duplice: da un lato rilanciare la credibilità tecnica del marchio introducendo motorizzazioni ibride capaci di riaccendere l’entusiasmo degli appassionati più puri; dall’altro lato, costruire una nuova immagine sportiva e accessibile, rivolta alle nuove generazioni, tramite versioni personalizzate e dal forte impatto visivo.
La rinascita di Abarth, se passerà davvero dall’ibrido, sarà anche un banco di prova per la capacità di Stellantis di reinventare i suoi brand storici senza disperderne l’identità. Un’impresa non da poco, ma con un potenziale enorme se sostenuta da visione e coerenza. Perché Abarth, più che un marchio, è ancora oggi una promessa di emozioni.









