Buon compleanno AutoSport: lunga vita
Il 24 agosto uscì nelle edicole il numero 0 di AutoSport. Quarantotto anni dopo, la promessa resta la stessa: raccontare il motorsport con rigore, emozione e dedizione. Perché se le corse vivono di velocità, sorpassi e bandiere a scacchi, AutoSport vive di passione, resistenza e futuro.
Il nome AutoSport è sinonimo di motorsport in Portogallo da quasi mezzo secolo. Una storia iniziata il 24 agosto 1977, quando il numero zero della nuova rivista venne distribuito al circuito di Vila do Conde, in un fine settimana di gare di velocità. Quella prima uscita, concepita come test e strumento promozionale, si rivelò immediatamente un successo, aprendo la strada a un percorso che oggi, 48 anni dopo, continua a intrecciarsi indissolubilmente con il mondo delle corse. Un viaggio fatto di cambiamenti, crisi, rinascite e nuove sfide, ma sempre con lo stesso motore di fondo: la passione.
La nascita di AutoSport non fu casuale. Alla base c’era la Cooperativa Editora de Impressão Gráfica (CEIG), nata dalle ceneri del quotidiano “A República” e con legami con il Partito Socialista. Curiosamente, la prima macchina da stampa utilizzata recava il marchio PSD, ironia della sorte in un Paese dove politica ed editoria hanno spesso camminato in parallelo. L’idea prese forma grazie al direttore José Vieira, che accolse la proposta del Dr. Vítor Direito, affiancato da Carlos Barbosa, oggi presidente dell’Automóvel Club de Portugal. Vieira impiegò appena tre mesi a dare vita al progetto, e così AutoSport fece la sua comparsa nelle edicole il 1° settembre 1977, con Fernando Petronilho come primo caporedattore e un team che presto si sarebbe arricchito di nomi come Hélder de Sousa, Jorge Viegas, José Miguel Barros, Vítor Abreu, Adalberto Ramos e il britannico Martin Holmes.
Gli inizi furono tutt’altro che semplici. Il mercato automobilistico portoghese era limitato e una pubblicazione specializzata rappresentava un rischio economico significativo. Ma la determinazione e la passione per le corse fecero la differenza. AutoSport non si impose mai come una “limousine editoriale” dalle dimensioni imponenti, quanto piuttosto come una hatchback agile, capace di adattarsi ai tempi e ai formati: settimanale compatto, rivista A4, mensile premium. Sempre con lo stesso DNA, lo stesso legame con il motorsport e i suoi protagonisti.
Gli anni ’80 furono cruciali per il consolidamento del marchio. Dopo il triennio di José Vieira, fu Fernando Petronilho a guidare la redazione dal 1980 al 1987, anni intensissimi per il motorsport internazionale, tra rally e Formula 1. AutoSport rafforzò in quel periodo il suo legame emotivo con i lettori, alimentando una passione che trovava linfa in eventi leggendari. Tecnologicamente, la rivista iniziò a modernizzarsi: dai primi fax, che sostituirono telex e macchine da scrivere portatili come la celebre Hermes Baby, fino alle prime esperienze con il Tandy, antenato dei laptop che spesso funzionava a metà. La fotografia, ancora legata ai rullini, richiedeva tempi lunghi e lavoro artigianale, ma contribuì a creare un’iconografia indimenticabile delle corse di quell’epoca.
Il 1987 segnò una frattura clamorosa: Carlos Barbosa portò via l’intera redazione per rafforzare la testata concorrente Volante. Solo Adalberto Ramos restò fedele, mentre Pedro Castelo si trovò a dover ricostruire quasi da zero la squadra, aprendo un periodo di accesa rivalità tra le due pubblicazioni. La risposta fu vincente, tanto che nel 1997 AutoSport inglobò definitivamente Volante, che sopravvisse come supplemento dedicato all’industria automobilistica.
La svolta arrivò nel 1992, quando la rivista fu acquisita da Medipress, del gruppo Sojornal. Con Pedro Castelo prima e Rui Freire poi, direttore dal 1993 al 2008, AutoSport visse la sua stagione più lunga e stabile. La Formula 1, trascinata dal mito di Ayrton Senna e dai duelli con Alain Prost, catalizzò l’attenzione dei lettori, mentre l’arrivo di Pedro Lamy in F1 accese ulteriormente l’interesse portoghese per la categoria regina. Parallelamente, i rally restavano un pilastro, grazie al Rally del Portogallo, evento simbolo del calendario mondiale. In quegli anni, AutoSport si confermò “Semanário dos Campeões”, voce autorevole capace di guidare e influenzare l’opinione degli appassionati.
Con il nuovo millennio arrivò Internet, e con esso una sfida radicale. Nel 2001 nacque il sito web di AutoSport, che raccolse subito una community attivissima, capace di anticipare il fenomeno dei social network. Il forum divenne luogo di dibattito e incontro per migliaia di tifosi, unendo la comunità del motorsport lusitano in un unico spazio digitale. Ma allo stesso tempo, la rivoluzione online erose progressivamente il mercato della carta stampata, costringendo la redazione a continue reinvenzioni.
Il 2009 segnò un’altra svolta, con il lancio della rivista in formato A4, graficamente accattivante e moderna, diretta da Rui Pelejão. Tre anni dopo, AutoSport tentò la via della doppia anima: una rivista digitale settimanale e un mensile premium di alta qualità. Tuttavia, la crisi economica e il peso dei numeri portarono alla decisione di chiudere la testata a fine 2012. La chiusura durò meno di un giorno: Pedro Corrêa Mendes rilevò il marchio e lo rilanciò immediatamente, senza interruzioni sul web e con una redazione motivata a proseguire la battaglia.
Negli anni successivi, AutoSport continuò a cambiare pelle, riducendo formati e dimensioni ma senza mai rinunciare alla sua missione. Il 29 marzo 2023, dopo 46 anni, l’edizione cartacea si fermò definitivamente, lasciando spazio a una presenza esclusivamente digitale. Per molti fu la fine di un’era, ma anche l’inizio di un nuovo capitolo, coerente con i tempi e le abitudini dei lettori moderni.
Oggi, nel 2025, AutoSport celebra il 48° anniversario del suo numero zero con una nuova dirigenza e un rinnovato slancio verso il futuro. La storia della testata è stata paragonata a una lunga gara: con incidenti, pit stop forzati, cambi di strategia e ripartenze. Ma con una certezza: la macchina non si è mai fermata del tutto. Perché AutoSport, prima ancora che un giornale, è una comunità, una memoria collettiva e un punto di riferimento che resiste grazie alla passione dei suoi giornalisti e dei suoi lettori.
Quarantotto anni dopo, la promessa resta la stessa: raccontare il motorsport con rigore, emozione e dedizione. Perché se le corse vivono di velocità, sorpassi e bandiere a scacchi, AutoSport vive di passione, resistenza e futuro.









