BYD e il motorsport: dall’idea WRC alla Formula 1
Mesi fa si parlava di un possibile sbarco nel rally con M-Sport. Ora il gigante cinese dell’elettrico studia l’ingresso in F1 e nel WEC. Ma nessuna decisione è stata presa
Qualche mese fa, nel mondo del Campionato del Mondo Rally, circolava con una certa insistenza un’ipotesi che aveva fatto drizzare le orecchie agli addetti ai lavori: BYD, il colosso cinese dell’elettrico e degli ibridi, stava valutando un ingresso nel WRC in partnership con M-Sport, il team britannico che da decenni è uno dei pilastri del WRC. Un progetto che avrebbe portato per la prima volta un costruttore cinese di primo piano a competere direttamente con i grandi marchi della specialità. Quell’ipotesi non si è concretizzata, almeno per ora. Ma la storia non finisce qui — anzi, si allarga.
Secondo fonti citate da Bloomberg, autorevole media statunitense del mondo finanziario, BYD starebbe esaminando altre opzioni per entrare nel mondo delle competizioni. Sul tavolo ci sarebbero il Campionato del Mondo Endurance, e con esso la 24 Ore di Le Mans, e, soprattutto, la Formula 1. Scenari radicalmente diversi per costi, visibilità e complessità tecnica, ma accomunati dallo stesso obiettivo strategico: aumentare l’appeal globale di un marchio che negli ultimi anni ha conquistato il mondo con le sue vetture elettriche e ibride accessibili, ma che ora vuole qualcosa di più.
Per capire perché BYD guarda al motorsport, bisogna guardare i numeri. Nel 2024 il produttore cinese ha superato Tesla diventando il maggior venditore mondiale di veicoli elettrici. Ha conquistato quote di mercato in Europa, America Latina e in numerosi altri mercati internazionali, diventando la punta di diamante dell’aggressiva espansione cinese nel settore automotive globale. Il suo brand di lusso Yangwang ha già testato la U9 Xtreme su un circuito in Germania, registrando una velocità massima superiore ai 495 km/h. Non è più solo un produttore di citycar elettriche a prezzi competitivi: è un gruppo che vuole stare ai vertici dell’industria automobilistica mondiale a tutti i livelli.
Il motorsport, in questo contesto è uno strumento di comunicazione e di legittimazione tecnica che i grandi costruttori europei e americani usano da sempre. BYD lo sa, e sembra intenzionata a percorrere la stessa strada.
L’idea di un ingresso nel WRC attraverso una partnership con M-Sport aveva una sua logica precisa. Il team di Malcolm Wilson è uno dei più esperti e strutturati del Mondiale rally, con decenni di esperienza nella gestione di programmi ufficiali Ford. Avrebbe potuto offrire a BYD una struttura già rodата, un know-how consolidato e una presenza mediatica immediata in un campionato che ha un interesse globale. Il WRC, inoltre, con la sua transizione, per ora defunta, verso i motori ibridi Rally1, si prestava perfettamente al posizionamento di un marchio che fa dell’elettrificazione la propria identità. Un’auto da rally BYD-M-Sport avrebbe avuto un racconto da vendere al pubblico: la tecnologia ibrida della strada che si misura con i percorsi più duri del mondo.
Quell’ipotesi è rimasta tale, almeno per ora. Ma il fatto che BYD stia continuando a esplorare opzioni nel motorsport suggerisce che l’ambizione non si è spenta — si è semmai allargata verso palcoscenici ancora più visibili.
L’ipotesi F1 è quella che Bloomberg mette più in evidenza, ed è anche quella più complessa da realizzare. Entrare nella massima formula può richiedere anni di negoziazioni e costi che secondo le fonti citate possono raggiungere i 500 milioni di dollari a stagione. Una cifra che anche per un gruppo delle dimensioni di BYD non è irrilevante, soprattutto considerando che l’azienda non vende auto nel mercato nordamericano — uno dei principali bacini di audience della Formula 1 — a causa di dazi e restrizioni commerciali.
Eppure la F1 offrirebbe qualcosa che nessun altro campionato può dare: visibilità globale immediata, presenza nei mercati più ricchi del mondo e una narrazione tecnologica di altissimo profilo. Non è un caso che la leadership della FIA abbia recentemente parlato favorevolmente di un possibile ingresso di un team cinese, definendolo il passo logico successivo all’arrivo di Cadillac. Un segnale politico non trascurabile, che apre una porta istituzionale oltre che sportiva. Le opzioni sul tavolo, secondo le fonti di Bloomberg, includono la creazione di un team ex novo oppure l’acquisizione di una struttura esistente. Entrambe le strade hanno precedenti nel recente passato della Formula 1.
Quello che emerge dalla storia BYD è il riflesso di una trasformazione più ampia. Per decenni il motorsport è stato un territorio quasi esclusivamente occidentale — con qualche eccezione orientale come Honda, Hyundai, Toyota o Subaru. Oggi il panorama sta cambiando. La Cina è diventata il maggior mercato automobilistico del mondo, i suoi costruttori sono diventati competitori globali, e il motorsport — con la sua capacità unica di costruire brand identity e trasferimento tecnologico — è il territorio naturale dove questa transizione si completerà.
BYD non ha ancora deciso nulla. Le fonti di Bloomberg lo precisano chiaramente, e un portavoce del gruppo non ha risposto alle richieste di commento. Ma il fatto che queste opzioni siano sul tavolo — dal WRC alla F1, passando per il WEC — racconta di un’azienda che pensa in grande e che sta costruendo la sua strategia con la stessa metodicità con cui ha conquistato il mercato dell’elettrico. L’ipotesi M-Sport-WRC era solo il primo capitolo. Il libro è ancora aperto.








