Didier Auriol: dalle Gruppo B alle WRC
La carriera di Didier Auriol si distingue non solo per le venti vittorie mondiali e il titolo iridato, ma anche per la capacità di adattarsi a diverse vetture, regolamenti e condizioni di gara. La sua fama come specialista dell’asfalto, combinata alla capacità di imporsi su terreni tradizionalmente ostili ai piloti non scandinavi come la Finlandia, lo rende una figura storica e rispettata nel panorama dei rally internazionali.
Didier Auriol, nato a Montpellier il 18 agosto 1958, rappresenta uno dei più grandi protagonisti del rally mondiale, non solo per i trionfi ottenuti, ma anche per il percorso singolare che lo ha portato dall’essere un autista di ambulanze a diventare il primo francese a conquistare il titolo di Campione del Mondo Piloti nel 1994. La sua carriera, lunga, articolata e costellata di successi e sfide tecniche, incarna l’evoluzione dei rally dagli anni Ottanta fino ai primi anni Duemila, attraversando epoche, regolamenti e innovazioni tecnologiche che hanno profondamente mutato la disciplina.
La storia sportiva di Auriol inizia in ambito nazionale, con un debutto nel mondiale del 1984 al Rally di Corsica a bordo di una Renault 5 Turbo privata, conclusosi prematuramente per problemi al turbo. Già nel 1986, vincendo il Campionato francese con una MG Metro 6R4, si guadagna la possibilità di correre con una Ford Sierra RS Cosworth in due gare del mondiale 1987: il Tour de Corse e il Rally d’Italia. Questi primi exploit segnano subito la sua capacità di competere ai massimi livelli: ottavo in Corsica e quarto in Italia, risultati che superavano persino quelli di giovani promesse come Carlos Sainz. Fin dai primi passi, Auriol si distingue come specialista dell’asfalto, terreno sul quale sviluppa gran parte delle sue vittorie e reputazione internazionale.
Il 1988 segna una svolta decisiva: la Ford lo impiega in quattro gare del mondiale e, nonostante la Sierra fosse inferiore alla Lancia Delta, Auriol conquista la sua prima vittoria mondiale in Corsica, imponendosi anche su piloti affermati come Loubet. Ancora più sorprendente è il terzo posto ottenuto in Finlandia, risultato raro per un pilota non scandinavo al debutto, che attira l’attenzione dei top team internazionali. La sua vittoria al Tour de Corse è anche l’unica gara dell’anno in cui Lancia non conquista il gradino più alto del podio.

Nel 1989 entra a far parte del team ufficiale Lancia, affiancando Massimo Biasion, e si conferma vincente in Corsica, oltre a piazzarsi due volte secondo, chiudendo il campionato quinto. Nel 1990, l’aggiunta di Juha Kankkunen al team Lancia intensifica la concorrenza interna e la sfida con la Toyota Celica ST165 di Sainz, che si aggiudicherà il titolo piloti. Auriol, nonostante le vittorie a Monte Carlo, in Francia e in Italia, chiude al secondo posto, dimostrando una costanza e un’efficacia superiori a quelle dei compagni di squadra.
La stagione 1991 lo vede trasferito al Jolly Club, squadra satellite Lancia, dove ottiene la vittoria al Sanremo e termina terzo in campionato, alle spalle di Kankkunen e Sainz. Il ritiro ufficiale di Lancia a fine anno lascia il Jolly Club in veste semiufficiale sotto le insegne Martini Racing per il mondiale 1992. Qui Auriol compie una stagione memorabile: vince sei rally, inclusi eventi storici come il Mille Laghi in Finlandia, risultando uno dei pochissimi piloti non scandinavi a trionfare su quella terra. Nonostante i successi, problemi meccanici e incidenti lo relegano al terzo posto in campionato, dietro a Sainz e Kankkunen.
Nel 1993, il passaggio al Toyota Team Europe, al fianco di Kankkunen, lo vede affrontare avversari come Delecour e Biasion. Vince Monte Carlo ma chiude terzo in classifica generale. La stagione successiva, il 1994, segna il momento culminante della carriera: dopo un avvio con un ritiro al Monte Carlo e risultati alterni, Auriol ingaggia un duello serrato con Sainz e Kankkunen, vincendo rally cruciali su terra e asfalto, inclusi Argentina, Tour de Corse e Sanremo. L’ultimo appuntamento in Gran Bretagna sembra dover compromettere il titolo, ma il ritiro di Sainz consegna ad Auriol, insieme al navigatore Bernard Occelli, il titolo mondiale, facendo di lui il primo francese a conquistare l’iride.

Negli anni successivi, la carriera di Auriol è segnata da sfide tecnologiche e cambi di team. Nel 1995, con la nuova Toyota Celica ST205 e il cambio di navigatore a Denis Giraudet, ottiene una sola vittoria in Corsica e subisce l’esclusione della Toyota dal mondiale. La stagione 1996 lo vede con la Subaru Impreza 555 e la Mitsubishi Lancer Evo 3, mentre nel 1997 torna a Toyota per sviluppare la nuova Corolla WRC. Tra ritiri e podi alterni, debutta con la vettura in Finlandia ottenendo un ottavo posto, e conclude con podi in Australia e Spagna.
Nel 1998 ritorna al successo in Spagna, interrompendo un digiuno di tre anni, e nel 1999 vince il rally di Cina, chiudendo terzo in classifica generale dietro a Makinen e Burns. Il ritiro della Toyota dai rally lo spinge a migrare prima alla SEAT nel 2000, con risultati limitati, e poi alla Peugeot, dove ottiene la sua ultima vittoria mondiale al rally di Spagna 2001 con la 206 WRC, salendo ancora tre volte sul podio e chiudendo settimo in classifica generale.
Gli ultimi anni della sua carriera, tra il 2002 e il 2005, sono caratterizzati dal ritiro graduale dai top team e dalla partecipazione a competizioni sporadiche con vetture private o per team come Skoda e Bozian. Partecipa anche al rally di Monza nel 2006 e 2007 e al Corona Rally Mexico nel 2009, dimostrando una longevità rara nel mondo del rally competitivo. La sua ultima gara nel mondiale è il Rally di Monte Carlo 2005 con una Peugeot 206 WRC, concluso con un ritiro.
La carriera di Didier Auriol si distingue non solo per le venti vittorie mondiali e il titolo iridato, ma anche per la capacità di adattarsi a diverse vetture, regolamenti e condizioni di gara. La sua fama come specialista dell’asfalto, combinata alla capacità di imporsi su terreni tradizionalmente ostili ai piloti non scandinavi come la Finlandia, lo rende una figura storica e rispettata nel panorama dei rally internazionali. La sua parabola, che dalla guida delle ambulanze l’ha condotto al massimo del motorsport mondiale, rimane un esempio emblematico di talento, determinazione e passione per il rally.









