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Curiosità

Elezioni Aci Roma: caos sulla lista Rendina

Max Rendina

Il tema è quello della parità tra tutti coloro che intendono partecipare alla consultazione elettorale. Se le regole non dovessero essere uguali per tutti, se dovessero emergere condizioni differenti tra le candidature nell’accesso alla competizione e nella presentazione delle liste, la questione potrebbe finire in tribunale.

Grandina sull’Aci Roma. Nei giorni che precedono il ferragosto, si innesca un pericoloso braccio di ferro tra Max Rendina, ex vice-presidente di Aci Roma, consigliere in carica, organizzatore del Rally Roma Capitale e campione del mondo rally Gruppo N, e l’attuale presidente dell’ente capitolino, Giuseppina Fusco, su quello scranno ormai da 12 anni, felicemente ottantunenne e succeduta alla guida dell’ente al potente e defunto Pasquale De Vita, che fu con una mano presidente dell’Unione Petrolifera Italiana (che fa gli interessi dei petrolieri), e con l’altra presidente di Aci Roma (tra gli enti fondatori dell’Aci) e pure vice presidente vicario di Aci Italia (che in quel periodo evitava di lamentarsi dei rincari della benzina, non che oggi lo faccia).

Ma cosa succede di preciso in Aci Roma? Se già un mese fa circa volavano gli stracci, con il conto alla rovescia innescato per il rinnovo delle cariche dell’Automobile Club Roma, lo scontro interno all’ente entra in una fase nuova e dai risvolti imprevedibili. Max Rendina, ex vicepresidente dell’Aci Roma e per anni presidente della Commissione Sportiva Regionale, ha chiesto ad Aci Italia, quindi al presidente Geronimo La Russa, una verifica formale su una serie di questioni che, secondo la sua ricostruzione, riguardano non soltanto la sua posizione personale, ma anche le condizioni nelle quali dovranno svolgersi le prossime elezioni.

Rendina era stato nominato vicepresidente dell’Automobile Club Roma nel maggio scorso, proprio su proposta della presidente Giuseppina Fusco, dopo il lungo percorso svolto all’interno dell’ente e della Commissione Sportiva.

La vicenda ruota attorno a tre questioni principali. La prima riguarda le dimissioni di Rendina dalla vicepresidenza e la successiva uscita dal Consiglio direttivo: Rendina sostiene di essersi dimesso esclusivamente dalla carica di vicepresidente e non anche da quella di consigliere. La seconda riguarda il nuovo regolamento elettorale, ancora sottoposto all’esame di Aci Centrale, e in particolare le modalità di presentazione delle liste. La terza riguarda l’assemblea del 5 agosto, convocata per discutere il nuovo regolamento, sulla quale Rendina solleva interrogativi relativi a informazione, partecipazione e trasparenza.

Il punto politico che unisce le tre questioni è espresso dallo stesso Rendina in termini molto netti: “alle prossime elezioni di Aci Roma tutti potranno competere alle stesse condizioni?”. L’ex vicepresidente afferma di non chiedere alcun trattamento di favore, ma esattamente il contrario: “stesse regole per tutti e poi siano i soci a scegliere chi deve vincere”. Ma, ci chiediamo noi, se il nuovo regolamento stabilisce realmente un onere di 800 firme certificate per le liste alternative e non lo prevede per la lista del Consiglio direttivo uscente, quale norma consente questa differenziazione e quale ne è la ragione?

Per questo occorre verificare chi presenta formalmente la lista uscente. Se il Consiglio direttivo uscente ha una posizione regolamentare particolare, bisogna capire perché. Se invece la differenza è stata introdotta soltanto dal nuovo regolamento dell’Aci Roma, allora occorre verificare attentamente la compatibilità di quella disposizione con Statuto Aci e regolamento elettorale federale. Perché? Perché la discriminante giuridica non è necessariamente il numero di firme, ma l’eventuale disparità ingiustificata nelle condizioni di accesso alla competizione.

Tornando ai fatti, il primo fronte riguarda quindi la posizione di Rendina all’interno dell’Automobile Club Roma. Si sarebbe dimesso dalla vicepresidenza, ma non dalla carica di componente del Consiglio direttivo. Secondo quanto riferisce, nella comunicazione inviata all’ente non sarebbe contenuta alcuna rinuncia alla funzione di consigliere. Nonostante questo, le sue dimissioni dalla vicepresidenza sarebbero state interpretate in modo da determinare anche la sua uscita dal Consiglio.

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La questione, secondo Rendina, non sarebbe soltanto formale. Il riferimento è allo Statuto Aci, che configura separatamente la vicepresidenza e la partecipazione al Consiglio direttivo, prevedendo che il vicepresidente venga eletto dal Consiglio tra i propri componenti. Nel testo da lui richiamato viene inoltre citato un precedente del giugno 2026 relativo all’Automobile Club Vibo Valentia: in quel caso, a fronte delle dimissioni del vicepresidente dalla specifica funzione, sarebbe stato espressamente registrato il mantenimento della carica di consigliere, prima della nomina del nuovo vicepresidente.

Il precedente, naturalmente, non stabilisce automaticamente quale debba essere la soluzione nel caso romano. È però utilizzato da Rendina per sostenere la necessità di una verifica. Ed è proprio ad Aci Centrale che l’ex vicepresidente si rivolge. Non chiede, precisa, un processo mediatico né la pubblicazione di documenti riservati. Chiede che vengano esaminati gli atti e che venga stabilito se la sua uscita dal Consiglio direttivo sia avvenuta nel rispetto dello Statuto e delle regole dell’Automobile Club d’Italia.

Il tema, quindi, diventa quello della parità tra tutti coloro che intendono partecipare alla consultazione. Se le regole saranno uguali per tutti, saranno poi i soci a determinare con il voto la composizione dei nuovi organi dell’Automobile Club Roma. Se invece dovessero emergere condizioni differenti tra le candidature, soprattutto nell’accesso alla competizione e nella presentazione delle liste, la questione potrebbe assumere un rilievo ben più delicato.

Per capirci, qualora i candidati non dovessero essere messi tutti sullo stesso piano e una delle parti dovesse ritenersi lesa da regole o procedure non uniformi, non sarebbe assolutamente escluso il ricorso alle vie legali. Si tratta pur sempre di elezioni all’interno di un ente pubblico e, proprio per questo, la regolarità delle procedure, la trasparenza e la parità di trattamento tra i candidati rappresentano elementi centrali. La richiesta di Rendina è quindi che queste condizioni siano definite con chiarezza prima che la competizione entri nella fase elettorale vera e propria, lasciando poi ai soci la scelta finale attraverso il voto.

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La “sorpresa” delle 800 firme certificate

Il secondo fronte è quello destinato ad avere il maggiore peso sulla prossima competizione elettorale. Rendina chiarisce innanzitutto di non essere contrario alla raccolta delle 800 firme certificate. Al contrario, afferma di essere disposto a raccoglierle e considera la certificazione uno strumento utile a dimostrare l’esistenza di un sostegno reale tra i soci. Il problema, nella sua denuncia, nasce dalla presunta differenza tra le modalità previste per una lista alternativa e quelle riservate alla lista degli amministratori uscenti.

Secondo quanto viene contestato da Rendina, il nuovo regolamento elettorale prevederebbe per una lista nuova la raccolta di almeno 800 firme di soci con certificazione notarile, mentre la lista uscente non sarebbe sottoposta allo stesso obbligo. Il regolamento, al momento della contestazione, non risulterebbe ancora definitivo e sarebbe sottoposto all’esame di Aci Centrale. È questa la differenza che Rendina contesta.

Il ragionamento è che le 800 firme servono esclusivamente per consentire a una lista di presentarsi alla competizione e non determinano il risultato elettorale. Una volta superata la fase della presentazione delle candidature, sarebbero poi i soci aventi diritto al voto a decidere quale lista dovrà amministrare l’Automobile Club Roma. Da qui la sua richiesta: se la certificazione delle firme costituisce una garanzia di rappresentatività, dovrebbe valere per tutti i soggetti che intendono presentarsi alle elezioni.

“800 firme certificate? Sì. Ma perché solo per alcuni?”, è la domanda posta da Rendina. La sua posizione, dunque, non è quella di eliminare l’adempimento, ma di uniformarlo. Nella sua ricostruzione, la stessa soglia dovrebbe essere richiesta sia a chi propone una lista alternativa sia a chi rappresenta l’amministrazione uscente.

La questione diventa quindi quella della parità delle condizioni di accesso alla competizione. Non viene contestato il principio secondo cui una candidatura debba essere sostenuta da un determinato numero di soci; viene contestata, invece, l’eventualità che la stessa competizione possa prevedere requisiti differenti a seconda del soggetto che presenta la lista.

Il riferimento alla Corte costituzionale

Nel sostenere la propria posizione, Rendina richiama anche la sentenza n. 3 del 2025 della Corte costituzionale, precisando però che il contesto della pronuncia è diverso da quello associativo dell’Automobile Club.

Il riferimento viene utilizzato in relazione al principio della parità delle condizioni tra i soggetti che partecipano a una competizione elettorale. Il punto, quindi, non è sostenere automaticamente che il regolamento sia illegittimo. Il regolamento deve ancora completare il proprio iter di approvazione e la questione posta da Rendina è se eventuali differenze nelle condizioni di accesso alla competizione siano giustificate e coerenti con un principio di parità.

È proprio su questo passaggio che la vicenda potrebbe assumere un rilievo più ampio rispetto alla singola candidatura di Rendina. Se le regole stabilite per il rinnovo degli organi dovessero effettivamente determinare condizioni differenti tra chi già amministra l’ente e chi intende proporsi come alternativa, il tema non sarebbe più soltanto quello di una contestazione personale, ma quello delle condizioni nelle quali si svolgerebbe l’intera competizione elettorale.

12 anni di presidenza con Giuseppina Fusco

La contestazione assume anche una dimensione politica. Nel suo documento, Rendina ricorda che l’attuale presidente dell’Aci Roma, Giuseppina Fusco, è alla guida dell’ente dal 2014. Non pone l’età della presidente come elemento discriminante e precisa di non contestare il diritto di ricandidarsi qualora le norme lo consentano.

La questione, per Rendina, è un’altra: dopo dodici anni di amministrazione, la competizione elettorale dovrebbe essere un confronto aperto nel quale amministratori uscenti e candidati alternativi partano dalle medesime condizioni.

La sua impostazione è quindi quella di affidare ai soci il giudizio sull’operato dell’attuale amministrazione. Se gli amministratori uscenti otterranno il maggior consenso, Rendina afferma che ne prenderà atto; se invece sarà la sua lista a prevalere, dice di essere pronto ad assumersi la responsabilità di governare l’ente.

La questione personale finisce così per assumere una dimensione più generale: il tema diventa quello delle condizioni nelle quali dovrà svolgersi la competizione elettorale.

Il precedente dell’Automobile Club Caserta

Un altro elemento portato da Rendina riguarda l’Automobile Club Caserta. Nell’ultima procedura elettorale dell’ente, la documentazione ufficiale indicava un unico termine per la presentazione delle liste “da parte dei soci e del Consiglio Direttivo uscente”, richiamando per entrambe le disposizioni dell’articolo 15 del regolamento elettorale. La documentazione metteva inoltre a disposizione i modelli per la raccolta delle firme a sostegno delle candidature.

Rendina non utilizza questo precedente per sostenere che Roma debba necessariamente adottare lo stesso regolamento. Lo utilizza, invece, per rafforzare la domanda sulla necessità di prevedere condizioni differenti per chi governa l’ente e per chi intende proporre un’alternativa.

Anche in questo caso, dunque, la questione centrale resta quella dell’equilibrio tra le diverse candidature. Il confronto con procedure adottate da altri Automobile Club non costituisce di per sé la prova di una violazione delle regole, ma viene indicato da Rendina come un ulteriore elemento sul quale sarebbe opportuno fare chiarezza prima che la procedura elettorale entri nella sua fase decisiva.

L’assemblea del 5 agosto

Il terzo capitolo riguarda l’assemblea convocata il 5 agosto nella sede di via Parigi per discutere il nuovo regolamento elettorale. Secondo la ricostruzione di Rendina, la riunione si sarebbe svolta in uno spazio di circa 70 metri quadrati e avrebbe visto la presenza di circa dieci delegati, a fronte di una base associativa indicata dall’ente in circa 77 mila iscritti in occasione del centenario.

Anche in questo caso Rendina non sostiene che il numero dei partecipanti o le dimensioni della sala rendano automaticamente invalida l’assemblea. La domanda che pone riguarda piuttosto il livello di informazione e partecipazione garantito ai soci.

Il punto da verificare riguarda convocazione, pubblicità, accessibilità e modalità di partecipazione. Rendina chiede quindi anche in questo caso un controllo da parte di Aci Centrale sull’iter seguito e sulle modalità con le quali la discussione sul nuovo regolamento è stata portata avanti.

La questione assume rilievo perché il regolamento oggetto della discussione dovrebbe stabilire le condizioni della prossima competizione elettorale. Per questo, secondo la posizione espressa da Rendina, la trasparenza della fase preparatoria diventa parte integrante della credibilità della procedura successiva.

La richiesta ad Aci

La posizione di Rendina si traduce quindi in una richiesta di verifica complessiva. L’ex vicepresidente chiede che Aci Centrale esamini la documentazione relativa alla sua uscita dal Consiglio direttivo, verificando se le dimissioni dalla vicepresidenza potessero determinare automaticamente anche la rinuncia alla carica di consigliere. Chiede inoltre che venga esaminato il nuovo regolamento elettorale per accertare se esistano condizioni differenti nella presentazione delle liste e, nel caso, quale sia la ragione di tali differenze.

Infine, chiede una verifica sull’iter seguito per l’assemblea del 5 agosto. La formulazione scelta da Rendina è significativa: non chiede che Aci Centrale gli dia ragione, ma che controlli gli atti. È quindi una richiesta che, nella sua impostazione, dovrebbe riguardare non soltanto la sua candidatura ma il funzionamento complessivo della prossima competizione elettorale.

Il tema, a questo punto, diventa quello della parità tra tutti coloro che intendono partecipare alla consultazione. Se le regole saranno uguali per tutti, saranno poi i soci a determinare con il voto la composizione dei nuovi organi dell’Automobile Club Roma. Se invece dovessero emergere condizioni differenti tra le candidature, soprattutto nell’accesso alla competizione e nella presentazione delle liste, la questione potrebbe assumere un rilievo ben più delicato.

Ed è proprio su questo punto che Rendina pone il limite della propria iniziativa. Qualora i candidati non dovessero essere messi tutti sullo stesso piano e una delle parti dovesse ritenersi lesa da regole o procedure non uniformi, non sarebbe assolutamente escluso il ricorso alle vie legali.

Si tratta pur sempre di elezioni all’interno di un ente pubblico e, proprio per questo, la regolarità delle procedure, la trasparenza e la parità di trattamento tra i candidati rappresentano elementi centrali. La richiesta di Rendina è quindi che queste condizioni siano definite con chiarezza prima che la competizione entri nella fase elettorale vera e propria, lasciando poi ai soci la scelta finale attraverso il voto.

Max Rendina
Max Rendina, il principale organizzatore di rally d’Italia

La comunicazione integrale di Max Rendina

Di seguito viene riportato integralmente il testo inviato da Max Rendina.

A pochi mesi dal rinnovo delle cariche dell’Automobile Club Roma ritengo necessario chiarire pubblicamente la mia posizione, perché quanto sta accadendo non riguarda soltanto la mia candidatura o la mia vicenda personale.

Riguarda una domanda molto più semplice: alle prossime elezioni di Aci Roma tutti potranno competere alle stesse condizioni?

Io non chiedo privilegi, scorciatoie o regole costruite a mio favore.

Chiedo esattamente il contrario: stesse regole per tutti e poi siano i soci a scegliere chi deve vincere.

Mi sono dimesso da vicepresidente, non da consigliere.

Il primo punto riguarda la mia uscita dal Consiglio direttivo.

Io mi sono dimesso dalla carica di vicepresidente.

Non mi sono dimesso da consigliere.

Nella mia comunicazione non ho mai scritto né manifestato la volontà di rinunciare alla carica di componente del Consiglio direttivo. Nonostante questo, le mie dimissioni dalla vicepresidenza sono state interpretate in modo tale da determinare anche la mia uscita dal Consiglio.

La distinzione non è meramente formale.

Lo stesso Statuto Aci configura separatamente le due posizioni, prevedendo che il vicepresidente venga eletto dal Consiglio direttivo tra i propri componenti.

Esiste inoltre un precedente recente all’interno della stessa Federazione.

Nel giugno 2026 l’Automobile Club Vibo Valentia, prendendo atto delle dimissioni del proprio vicepresidente dalla funzione, ha espressamente registrato il mantenimento della sua carica di consigliere, procedendo successivamente alla nomina del nuovo vicepresidente.

Quel precedente naturalmente non determina da solo ciò che deve avvenire a Roma, ma dimostra che all’interno dello stesso sistema federativo dimettersi da vicepresidente non significa necessariamente dimettersi anche da consigliere.

Per questo non chiedo processi mediatici e non chiedo di rendere pubblici documenti riservati.

Chiedo semplicemente che Aci Centrale controlli tutta la documentazione e stabilisca se la mia uscita dal Consiglio direttivo sia avvenuta nel rispetto dello Statuto e delle regole della Federazione.

C’è inoltre una coincidenza temporale che non può essere ignorata: tutto questo è avvenuto mentre avevo manifestato la volontà di candidarmi alle prossime elezioni dell’Automobile Club Roma.

Non formulo accuse.

Chiedo una verifica.

Le 800 firme non fanno vincere le elezioni. Servono solo a presentare la lista

Sul nuovo regolamento elettorale voglio poi eliminare qualsiasi possibile equivoco.

Io sono favorevole alle 800 firme certificate.

Non sto chiedendo di eliminarle.

Se servono a dimostrare che una lista possiede un sostegno minimo e reale tra i soci, considero la certificazione una garanzia di serietà e trasparenza.

Sono pronto a raccoglierle.

Ma bisogna spiegare bene un punto fondamentale.

Quelle 800 firme non eleggono nessuno.

Servono esclusivamente a sostenere la presentazione della lista e a consentirle di partecipare alla competizione.

Dopo cominciano le vere elezioni.

E lì saranno i soci aventi diritto al voto — nell’ambito di una base associativa che l’Ente ha indicato in circa 77mila iscritti — a poter scegliere chi dovrà amministrare l’Automobile Club Roma.

Ed è esattamente quello che voglio.

Raccogliamo le firme necessarie, presentiamo le liste e poi apriamo le urne.

A quel punto vinca la lista che riceverà più consenso dai soci.

Se sarà quella degli amministratori uscenti, ne prenderò atto.

Se sarà la mia, mi assumerò la responsabilità di governare.

Ma prima di arrivare al voto deve essere garantita a tutti la possibilità di presentarsi secondo condizioni equivalenti.

800 firme certificate? Sì. Ma perché solo per alcuni?

Secondo quanto previsto dal nuovo sistema, una lista alternativa dovrebbe raccogliere almeno 800 firme certificate dei soci, mentre per chi già amministra l’Ente sarebbe previsto un percorso differente.

Ed è questa, non la certificazione, la questione che contesto.

Perché?

Se 800 firme certificate rappresentano una garanzia di rappresentatività per me, perché non dovrebbero rappresentare la stessa garanzia per chi governa da anni l’Automobile Club Roma?

Io non dico: togliete a me le 800 firme.

Dico: chiedetele a tutti.

Poi, una volta ammesse le liste, saranno i soci a votare.

È difficile immaginare una regola più semplice: stessa soglia per partecipare, stesse garanzie, stesso voto e vinca chi convince più soci.

Sul principio esiste anche un riferimento giurisprudenziale significativo. La Corte costituzionale, nella sentenza n. 3 del 2025 e in un contesto naturalmente diverso da quello associativo dell’Automobile Club, ha richiamato la necessità di «assicurare pari condizioni tra i soggetti che aspirano alla competizione elettorale».

È proprio questo il punto.

Non voglio condizioni migliori.

Non accetto condizioni peggiori.

Dopo dodici anni, perché non confrontarsi ad armi pari?

C’è poi un dato politico che non può essere ignorato.

L’attuale presidente di Aci Roma, Giuseppina Fusco, oggi ha 81 anni ed è alla guida dell’Ente dal 2014.

Non considero l’età, da sola, un argomento per stabilire se una persona possa o meno amministrare un Ente. E non contesto a nessuno il diritto di ricandidarsi, se le norme lo consentono.

Ma proprio dopo dodici anni alla guida dell’Automobile Club Roma dovrebbe essere naturale accettare un confronto aperto con chi propone un’alternativa non cambiare le regole del gioco

Se l’amministrazione uscente ritiene di avere lavorato bene, quale occasione migliore delle elezioni per farselo riconoscere dai soci?

Presentiamoci alle stesse condizioni e facciamoli decidere.

È questo il passaggio che non riesco a comprendere.

Dopo dodici anni di presidenza, perché dovrebbe essere necessario prevedere per chi governa un percorso diverso da quello imposto a chi vuole presentare una nuova proposta?

Perché non raccogliere tutti le firme richieste, presentare i programmi e confrontarsi davanti ai soci?

Non serve dire che qualcuno sia “attaccato alla poltrona”.

Saranno i comportamenti a consentire ai soci di giudicare se esista davvero la volontà di favorire un confronto oppure quella di rendere più difficile la nascita di un’alternativa.

Io mi limito a porre una domanda:

dopo dodici anni alla guida dell’Ente, perché avere paura di ripartire tutti dalla stessa linea di partenza?

Anche Caserta dimostra che una domanda sulla parità è legittima

Guardando ad altri Automobile Club emergono elementi che meritano almeno un approfondimento.

Nell’ultima procedura elettorale dell’Automobile Club Caserta, ad esempio, la documentazione ufficiale indicava un unico termine per la presentazione delle liste “da parte dei soci e del Consiglio Direttivo uscente”, facendo riferimento per entrambe alle disposizioni dell’articolo 15 del regolamento elettorale. La stessa procedura rendeva disponibili i modelli per la raccolta delle firme a sostegno delle candidature.

Questo non significa automaticamente che Roma debba avere un regolamento identico ma qui si arriva all’assurdo roma diverso da tutta Italia

Ma rende ancora più legittima una domanda: perché a Roma dovrebbe essere necessario differenziare le condizioni tra chi governa e chi propone un’alternativa?

C’è infine l’assemblea convocata il 5 agosto nella sede di via Parigi per discutere proprio il nuovo regolamento.

Secondo quanto mi risulta, la riunione si sarebbe svolta in uno spazio di circa 70 metri quadrati, a fronte di una base sociale che lo stesso Ente aveva quantificato in circa 77mila iscritti in occasione del centenario, con la presenza di un numero estremamente limitato di 10 delegati praticamente 0,013% hanno cambiato il regolamento

Non sostengo che questo renda automaticamente invalida l’assemblea.

Pongo una questione diversa.

Quando si cambiano le regole con cui verranno eletti gli organi di un Ente con decine di migliaia di soci, è stato fatto tutto il possibile per garantire informazione, partecipazione e conoscenza?invece di mettere solo sul sito assemblea che tra l’altro ci stava scritto poco si potevano avvisare i soci ? Poi fatta ad agosto ? Mah

Anche su questo chiedo che sia Aci Centrale a verificare la documentazione e l’iter seguito.

Non voglio che mi si dia ragione. Voglio che Aci Centrale controlli

La mia richiesta finale è quindi molto semplice.

Chiedo ad Aci Centrale di verificare tutta la documentazione relativa a quanto sta accadendo in Aci Roma.

Chiedo che venga verificata la mia lettera di dimissioni e la documentazione relativa alla mia cessazione dal Consiglio direttivo, per stabilire se dimettermi dalla vicepresidenza potesse significare automaticamente rinunciare anche alla carica di consigliere.

Chiedo che venga verificato il nuovo regolamento elettorale e che venga accertato se esistano effettivamente condizioni differenti per la presentazione delle liste e, nel caso, quale ragione le giustifichi.

Chiedo che venga verificato anche l’iter dell’assemblea del 5 agosto.

Non è una verifica contro qualcuno.

È una verifica a tutela di tutti: dell’Ente, dei candidati e soprattutto dei soci.

E sulle elezioni la mia posizione può essere riassunta in poche parole.

800 firme certificate? Sì.

Servono per sostenere la presentazione della lista?

Le raccoglierò.

Ma la stessa regola valga per tutti.

Poi si aprano le elezioni e siano i soci aventi diritto, nell’ambito di una base associativa di circa 77mila iscritti, a scegliere liberamente.

Vinca la lista migliore.

Dopo dodici anni alla guida di Aci Roma, credo che chiedere un confronto ad armi pari non sia un attacco a nessuno.

È democrazia associativa.

Io sono pronto a raccogliere le firme.

Sono pronto a presentare il mio programma.

Sono pronto al giudizio dei soci.

Non chiedo di sapere prima chi vincerà. Chiedo soltanto di sapere che partiremo tutti dalla stessa linea… ma a quanto pare non sembra così.

12 Agosto 2026/da Marco Cariati
Tags: aci sport, max rendina
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