WRC 2026: Nuovi scenari, vecchi problemi
Il Mondiale Rally prova ad allargare gli orizzonti, ma tra costi proibitivi e retorica ottimista, il futuro del campionato resta incerto.
Con la pubblicazione del calendario 2026 del World Rally Championship, il quadro della prossima stagione ha iniziato a prendere forma. Ma la vera domanda di tutti gli appassionati non è tanto dove si corre, quanto perché si corre lì. Il direttore eventi del WRC, Simon Larkin, ha provato a dare risposte, delineando una strategia di crescita che cerca di tenere insieme esigenze sportive, logistiche e visione geopolitica.
Una delle modifiche più significative riguarda il Rally del Giappone, che si sposta da novembre a maggio. Una decisione che, secondo Larkin, risponde a diverse necessità: “Quel periodo di maggio-giugno è probabilmente un posto più ideale per il Giappone. Serve a più scopi. Uno è spezzare gli eventi su sterrato con uno su asfalto. Elfyn (Evans), aprendo la strada in più eventi su sterrato, non ha vissuto un bel periodo, quindi questa scelta è fatta anche per motivi sportivi. Inoltre, migliora le tempistiche dei trasporti marittimi per tutti noi e posiziona il Giappone in un punto del calendario che ci permette, si spera, di aggiungere un altro evento in quella regione senza interferenze logistiche per il 2027 o oltre.”
La visione è chiara: creare uno spazio stabile e strategico per espandere la presenza del WRC in Asia-Pacifico, affiancando al Giappone un secondo evento. “C’è un ampio intervallo tra maggio in Giappone e agosto in Sud America. C’è margine per un’altra gara”, spiega Larkin, che promette annunci imminenti: “Nei prossimi mesi comunicheremo un nuovo ingresso per il 2027.” Senza sbilanciarsi sul Paese, Larkin conferma che la competizione per un posto nel calendario è aperta e accesa: “Ci sono più candidati che slot disponibili. E questo rende il mio lavoro facile, in tanti bussano alla porta del WRC per poter entrare ed è fantastico.” Indonesia, Australia, Nuova Zelanda: sono questi i nomi che circolano. Larkin li cita esplicitamente, definendoli “incredibilmente validi per il 2027”. Particolarmente attivo il governo indonesiano, con cui si sono già tenuti incontri istituzionali. “L’ambizione e volontà dell’Indonesia di entrare nel WRC sono molto forti. Sono stati grandi sostenitori del campionato Asia-Pacifico, che però non è più quello di una volta. Proprio come vogliamo fare con il Rally dell’Arabia Saudita nel Medio Oriente, pensiamo che due eventi in quella regione possano rilanciare anche il campionato regionale.”
Anche la Cina, che ogni tanto viene nominata come possibile new entry nel WRC, è stata coinvolta in chiacchiere e rumors anche recentemente, ma come precisa Larkin, “non è una priorità al momento.” Nel frattempo, l’Argentina — fuori dal WRC dal 2019 — spinge per tornare. Il promoter però, su questo possibile ritorno, frena: “Penso che due eventi in Sud America siano il massimo. Il Paraguay ha un contratto a lungo termine, quindi sarà una scelta tra Argentina e Cile, non entrambi.”
Nel calendario 2026, poi, una casella resta avvolta nel mistero: l’Italia. La tappa è prevista a ottobre, ma non è chiaro se sarà ancora in Sardegna, come accade dal 2004, o se verrà promosso il Rally di Roma Capitale. “È un evento su sterrato per il prossimo anno”, precisa Larkin, lasciando intendere tra le righe una possibile conferma per la Sardegna, ma allo stesso tempo apre anche alla prospettiva di Roma: “C’è l’ambizione di spostare l’evento a Roma. Abbiamo firmato un accordo pluriennale con ACI. Non c’è un obbligo temporale. Abbiamo scelto ottobre proprio perché quella data funziona per entrambe le sedi, che sia per il prossimo anno o più avanti.” Che si vada verso un’alternanza RIS – Roma, che si scambiano posto nel WRC e nell’ERC? Ne sapremo di più sicuramente dopo Ferragosto.
Sul piano geografico, l’Europa resta il centro nevralgico del campionato, nonostante l’espansione globale. Larkin lo ribadisce con chiarezza: “Posso immaginare facilmente che almeno metà degli eventi resti in Europa. Per motivi di costi, logistica e anche perché qui c’è ancora la maggiore domanda per il rally. L’Europa è la casa del nostro sport, più di ogni altra cosa.” Nel 2026, infatti, 9 delle 14 tappe saranno europee, anche se il CER è uscito di scena, sostituito dalla rientrante Croazia.
Intanto, si guarda già alla stagione 2027, con nuove trattative in corso. Diverse nazioni stanno lavorando per provare ad accaparrarsi uno slot per la stagione 2027, ma non sarà facile, dato che Larkin ha annunciato che “ci sarà spazio solo per una.” Dal canto suo, Motorsport UK ha già mosso le sue pedine, presentandosi in forze al recente Rally di Finlandia per incontri strategici con M-Sport: l’intento della Gran Bretagna è quello di rientrare nel Mondiale, ma non si sa con che gara e su che fondo.
Il calendario 2026 del WRC racconta di un campionato che prova a guardare lontano e al futuro, ma restando comunque saldamente ancorato alle sue basi. Nelle parole di Simon Larkin si percepisce l’entusiasmo di chi costruisce una rete di contatti globale, ma anche la prudenza di chi sa che tra le ambizioni e la loro realizzazione c’è sempre un compromesso. Larkin, dal canto suo, ha tracciato una direzione: ora resta da capire quanti dei progetti oggi “entusiasmanti” diventeranno davvero realtà nel Mondiale di domani.









