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Rally, WRC

WRC – 5 piloti, 1 titolo e i fantasmi della matematica

Evans

Quattro rally al termine, 140 punti ancora disponibili e una classifica che, almeno sulla carta, lascia ancora sette piloti in corsa per il titolo. La realtà, però, racconta una storia molto diversa: la sfida iridata è ormai un affare quasi esclusivamente interno a Toyota.

Ci sono ancora 140 punti da assegnare. È il numero che impedisce al WRC 2026 di dichiarare chiusa la corsa al titolo. È anche il numero che, guardando soltanto la classifica, mantiene in vita sette piloti. Elfyn Evans guida con 201 punti. Sami Pajari è a 171, Takamoto Katsuta a 160, Oliver Solberg a 156 e Sébastien Ogier a 139. Più indietro ci sono Adrien Fourmaux con 129 e Thierry Neuville con 125. La matematica dice che anche loro possono ancora arrivare davanti a tutti.

La realtà, però, racconta qualcosa di molto diverso. Perché mentre Fourmaux e Neuville sono ancora dentro il campionato grazie ai numeri, la vera corsa al titolo sembra ormai ristretta ai cinque piloti Toyota. E questo è probabilmente il dato più impressionante di una stagione che Toyota ha già trasformato in qualcosa di straordinario.

Toyota non sta dominando: sta occupando il campionato.

Dopo dieci rally, Toyota ha vinto nove volte. Non otto. Non sette. Nove su dieci. L’unica eccezione è stata Thierry Neuville in Portogallo. Per il resto, ogni successo è finito nelle mani di uno dei cinque piloti che oggi occupano le prime cinque posizioni della classifica. Evans ha vinto in Svezia e Giappone. Pajari ha conquistato Estonia e Finlandia. Katsuta ha firmato il doppio successo al Safari e in Kenya. Ogier ha vinto alle Canarie e in Grecia. Solberg ha aperto la stagione imponendosi al Monte-Carlo.

Cinque piloti. Cinque vincitori. Una sola squadra. È difficile trovare un modo più efficace per descrivere la profondità della line-up Toyota. Ma il dato più pesante arriva dalle prove speciali. In dieci rally sono state disputate 194 prove speciali. I cinque piloti Toyota ne hanno vinte 161. l’82,99%. Più di quattro prove su cinque. La concorrenza ne ha vinte soltanto 33, due di queste sono state vinte dal nostro Matteo Fontana. E anche qui il nome più interessante non è quello del leader del campionato.

È Oliver Solberg. Lo svedese ha conquistato 49 prove speciali, il 25,26% di tutte quelle disputate. Ogier è a 40, Pajari a 36, Evans a 27 e Katsuta a nove. Solberg, in altre parole, ha vinto quasi una prova speciale ogni quattro disputate nel campionato. Eppure è quarto. Evans, che di prove ne ha vinte 27, è davanti a tutti. Questa non è una contraddizione. È il WRC. La velocità ti fa vincere le prove. La continuità ti fa vincere il campionato.

Evans non è il più veloce: è quello che ha sbagliato meno

È qui che bisogna cominciare a guardare il campionato di Evans in modo diverso. Il gallese non ha dominato le classifiche delle prove speciali. Non ha nemmeno costruito il proprio vantaggio attraverso una serie interminabile di vittorie. Ha fatto qualcosa di più difficile. Ha continuato a prendere punti. Due vittorie, in Svezia e Giappone. Secondo al Monte-Carlo. Secondo alle Canarie. Terzo in Portogallo. Terzo in Finlandia.

E soprattutto 34 punti nelle Power Stage, con tre vittorie ottenute al Monte-Carlo, alle Canarie e in Finlandia. È arrivato a 201 punti perché quasi ogni volta che c’era un risultato importante da prendere, Evans lo ha preso. Ora ha 30 punti di vantaggio su Pajari. Non sono abbastanza per sentirsi al sicuro. Sono però abbastanza per costringere gli altri a rischiare.

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Ed è una differenza enorme. Evans può permettersi di pensare al campionato. Gli inseguitori devono ancora pensare a come vincerlo. Anche il calendario sembra parlargli, almeno in parte. In Paraguay ha corso una sola volta, nel 2025, chiudendo secondo. In Cile ha invece un curriculum impressionante per continuità: quarto nel 2019 e poi tre secondi posti consecutivi nel 2023, 2024 e 2025.

La Sardegna è un’altra storia. Evans conosce perfettamente il rally, ma non lo ha mai vinto. Il secondo posto del 2021 rimane il suo miglior risultato, mentre i diversi quarti posti ottenuti negli anni raccontano di un pilota sempre competitivo ma mai realmente dominante. In Arabia Saudita, lo scorso anno, ha chiuso sesto. Niente di tutto questo lo rende imbattibile.

Ma tutto insieme spiega perché Evans sia oggi il favorito. La mia stima lo colloca al 43%.

Pajari è il pilota che può sorprendere quest’anno

Trenta punti non sono pochi. Ma Sami Pajari ha già dimostrato che il suo campionato non è un lampo. È un’evoluzione. Le prime due vittorie della carriera, Estonia e Finlandia, sono arrivate proprio nel momento in cui il finlandese ha smesso di sembrare un giovane pilota veloce e ha iniziato a sembrare un pilota da titolo.

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Il secondo posto in Croazia e i terzi posti ottenuti in Svezia, Kenya, Canarie e Giappone hanno fatto il resto. Il dato forse più interessante è che Pajari ha costruito i suoi 171 punti con appena 13 punti nelle Power Stage. Non sta vivendo di exploit. Sta accumulando risultati.

Ed è esattamente ciò che serve per vincere un campionato. Anche il suo passato nei rally finali suggerisce che non arriverà impreparato. In Paraguay ha chiuso quarto nel 2025. In Cile ha migliorato il proprio risultato in ciascuna delle ultime tre partecipazioni, passando dall’ottavo posto del 2023 al sesto del 2024 e al quinto del 2025.

In Sardegna il percorso è stato più lungo, dalle prime esperienze nelle categorie propedeutiche fino al sesto posto assoluto del 2024 e al settimo del 2025 con la Yaris Rally1. Pajari ha 30 punti da recuperare. Ma ha anche una cosa che Evans non può comprare: la sensazione che il suo limite non sia ancora stato raggiunto.

La mia stima lo porta al 25%. Se il leader dovesse perdere terreno, Pajari è quello che oggi sembra più pronto a raccogliere il testimone.

Ogier è quinto: non guardiamo solo la classifica

Sébastien Ogier è a 62 punti dalla vetta. Sulla carta è il più lontano dei cinque. Poi si guarda dove si corre. E improvvisamente quel quinto posto diventa molto meno significativo. Ogier ha già vinto alle Canarie e in Grecia. È stato terzo al Monte-Carlo e secondo in Giappone. Ha 21 punti nelle Power Stage. Ha saltato Svezia e Croazia, ma sarà presente in tutti gli appuntamenti rimasti. E soprattutto arriva al finale con nove titoli mondiali e un curriculum che sembra scritto apposta per questi quattro rally.

In Paraguay ha vinto nel 2025 al debutto della gara nel WRC. In Cile ha vinto lo scorso anno, dopo il secondo posto del 2019. oi c’è la Sardegna. Ogier ha corso nell’isola dal 2008, con la sola eccezione del 2022. Ha vinto nel 2013, 2014, 2015, 2021 e 2025. Cinque vittorie. In un rally nel quale gli altri quattro contendenti hanno un’esperienza che, semplicemente, non può essere paragonata alla sua.

In Arabia Saudita ha chiuso terzo nel 2025. Il problema resta enorme: 62 punti sono tanti. Ogier non può semplicemente essere veloce. Deve essere quasi perfetto e, contemporaneamente, sperare che Evans lasci sul tavolo punti pesanti. Ma se esiste un pilota che può rendere credibile una rimonta che sulla carta sembra improbabile, è lui. Per questo lo tengo al 15%.

Solberg è il pilota più veloce del campionato, è un problema?

Oliver Solberg ha vinto 49 prove speciali. È un numero che non può essere ignorato. È più di un quarto di tutte le prove disputate e quasi un terzo di quelle vinte dai cinque piloti Toyota. Ha anche conquistato 32 punti nelle Power Stage, con quattro successi. Eppure è quarto in campionato. Il motivo è tutto nella differenza tra velocità e gestione.

Solberg ha iniziato l’anno vincendo il Monte-Carlo e ha aggiunto tre secondi posti in Portogallo, Estonia e Finlandia. Ma ha anche avuto una stagione più irregolare rispetto a Pajari ed Evans. Il suo potenziale è enorme. La sua capacità di trasformarlo in un weekend completo deve ancora diventare altrettanto grande.

È una distinzione fondamentale. Perché se Solberg riuscisse a mantenere quella velocità eliminando gli episodi che gli sono costati punti, 45 punti di distacco potrebbero smettere di sembrare una montagna. Il problema è che il calendario finale non gli regala il vantaggio di esperienza che ha Ogier.

In Paraguay ha chiuso settimo lo scorso anno, vincendo il WRC2. In Cile ha ottenuto il sesto posto nel 2023, l’undicesimo nel 2024 e il nono nel 2025. In Sardegna il suo miglior risultato è il sesto posto del 2025. Solberg resta quindi il grande elemento esplosivo della classifica. La mia stima: 11%.

Katsuta è terzo, ma il suo margine è molto più sottile

Takamoto Katsuta occupa una posizione che racconta molto del WRC 2026. È terzo con 160 punti. Ha vinto due rally, Safari e Kenya, conquistando inoltre il secondo posto in Svezia e il terzo in Grecia. Ma ha vinto soltanto nove prove speciali su 194. Il 4,64%. Eppure è davanti a Solberg e Ogier.

Ancora una volta, la classifica premia la continuità. Il problema è che ora quella continuità potrebbe non essere sufficiente. Katsuta deve recuperare 41 punti a Evans e ha davanti quattro rally nei quali non potrà semplicemente aspettare gli eventi.

In Cile ha già dimostrato di poter essere competitivo, con la vittoria WRC2 del 2019 e il quinto posto assoluto del 2023. In Sardegna ha invece vissuto una storia molto più complicata, anche se il quarto posto del 2021 e il quinto del 2025 dimostrano che il risultato è possibile. In Arabia Saudita ha chiuso quinto nel 2025. Per vincere il titolo, però, ora probabilmente serve qualcosa in più.

Serve vincere. E serve farlo mentre Evans, Pajari, Solberg e Ogier continuano a raccogliere punti. Per Katsuta la mia stima è quindi del 6%.

E poi ci sono i fantasmi: Fourmaux e Neuville

Qui bisogna separare nettamente matematica e realtà. Adrien Fourmaux ha 129 punti. Thierry Neuville ne ha 125. Con 140 punti ancora disponibili, entrambi possono teoricamente superare il punteggio attuale di Evans. Fourmaux potrebbe arrivare a 269 punti, Neuville a 265. La porta, quindi, è ancora aperta. Ma è una porta strettissima.

Fourmaux non ha ancora vinto un rally nel 2026. Neuville sì, ed è proprio lui ad aver conquistato l’unico successo non Toyota della stagione, in Portogallo. Quel risultato impedisce di considerare la Hyundai completamente fuori dalla partita. Ma non basta a cambiare il quadro.

Perché Fourmaux dovrebbe recuperare 72 punti a Evans, mentre Neuville ne deve recuperare 76. E non devono farlo soltanto sul leader: davanti hanno cinque Toyota, tutte con almeno una vittoria nel 2026 e tutte ancora matematicamente in corsa.

È questa la vera barriera. Non basta che Evans vada male. Devono andare male anche Pajari, Katsuta, Solberg e Ogier. E contemporaneamente Fourmaux o Neuville dovrebbero costruire un finale quasi perfetto. Non è impossibile. È semplicemente molto vicino all’impossibile. Per questo Fourmaux e Neuville sono ancora campioni possibili soltanto nel senso più rigoroso della parola: quello matematico. La loro presenza nella corsa al titolo appartiene più alla calcolatrice che alla pista.

Quattro rally per separare la matematica dalla realtà

Paraguay, Cile, Sardegna e, se confermata, Arabia Saudita. Quattro rally. Quattro sterrati. Quattro mondi differenti. Ed è probabilmente questa la variabile che impedisce di considerare il campionato già deciso. Non esiste un unico tipo di sterrato.

Il Paraguay ha caratteristiche differenti dal Cile. La Sardegna è un’altra storia ancora, con strade strette, fondo duro, pietre e una gestione del rischio che può trasformare una gara in un disastro nel giro di pochi chilometri. L’Arabia Saudita, infine, porta il campionato in un contesto completamente differente. Questa varietà potrebbe favorire il pilota più completo.

Potrebbe favorire il pilota più esperto. Potrebbe favorire il pilota più veloce. Oppure, semplicemente, potrebbe premiare quello che riuscirà a commettere meno errori. Ed è qui che la corsa di Evans diventa particolarmente interessante.

La classifica dice Evans, le PS Solberg, il calendario?

Tre numeri, tre storie. 201 punti dicono Evans. 49 prove speciali vinte dicono Solberg. Cinque vittorie in Sardegna dicono Ogier. In mezzo ci sono Pajari, che ha trasformato la crescita in risultati, e Katsuta, che ha costruito il proprio terzo posto con una continuità che spesso è passata sotto traccia.

E poi ci sono Fourmaux e Neuville. Ancora vivi. Ma soltanto sulla carta. La vera corsa è un’altra. È una corsa interna a Toyota nella quale il leader ha il vantaggio della classifica, Pajari quello del momento, Solberg quello della velocità, Ogier quello dell’esperienza e Katsuta quello della capacità di restare sempre abbastanza vicino.

Non è più Toyota contro Hyundai. Non è più Toyota contro il resto del WRC. È Toyota contro Toyota. E con 140 punti ancora disponibili, nessuno dei cinque può ancora permettersi di guardare troppo lontano. Perché il campionato è abbastanza aperto da poter cambiare in un solo rally. Ma è anche abbastanza chiaro da sapere dove guardare. Evans parte davanti. Pajari lo insegue. Ogier aspetta. Solberg spinge. Katsuta non molla. Fourmaux e Neuville, invece, aspettano che la matematica smetta di essere soltanto matematica.

9 Agosto 2026/da Matteo Deriu
Tags: hyundai, oliver solberg, sami pajari, takamoto katsuta, toyota, world rally championship
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