WRC 2027, Hyundai rimanda: bisogna salvare il salvabile
Vi siete mai chiesti quale sia – in senso pratico – la sottile differenza tra i giappo-finlandesi di Toyota Gazoo Racing e i crucco-italo-coreani di Hyundai Motorsport? All’avvio della primavera, Toyota sviluppa il futuro e Hyundai cerca di capire come salvare la stagione in corso e sviluppare la Rally2 per i clienti. “Elementare, Watson” avrebbe detto Sherlock Holmes.
Il WRC si trova in un momento delicatissimo. Cruciale. Con la stagione 2026 entrata nel vivo – siamo a marzo, dopo le prime due prove di Monte Carlo e Svezia dominate da Toyota – Hyundai Motorsport sta concentrando tutte le sue energie su un obiettivo solo: rendere competitiva la sua i20 N Rally1 per l’ultimo anno completo del regolamento attuale, prima del grande reset tecnico previsto per il 2027, dove saranno presenti con la sola Rally2.
Nonostante i proclami incoraggianti arrivati dai test invernali e dall’introduzione di un pacchetto di aggiornamenti significativo a inizio stagione, i risultati sul campo non si sono visti. Le pesanti sconfitte incassate nelle gare di apertura hanno evidenziato il gap prestazionale accumulato nei confronti di Toyota Gazoo Racing, che continua a dominare con regolarità. È in questo contesto che il team coreano ha ribadito la sua strategia: “Il team di design sta lavorando al 120% sull’auto Rally1”, ha dichiarato il direttore sportivo Andrew Wheatley in un’intervista recente. “Questa è la nostra priorità assoluta, per estrarre il massimo dall’auto che abbiamo a disposizione”.
La i20 N Rally1 ha ricevuto un’evoluzione importante per il 2026. Hyundai ha sfruttato i “jokers” di omologazione residui – e grazie all’approvazione FIA di due chassis extra per la stagione – per intervenire su diverse aree critiche: aerodinamica rivista, sospensioni ottimizzate per una maggiore versatilità su asfalto e ghiaia, e affinamenti al sistema ibrido per migliorare l’erogazione della potenza e la gestione termica. La livrea rinnovata, con omaggi a Nürburgring e Namyang (centri nevralgici del marchio N), simboleggia questa spinta al rinnovamento, ma è sotto il cofano e sulle sospensioni che si gioca la partita vera.
Un elemento innovativo del programma di sviluppo Hyundai è l’uso intensivo della piattaforma Rally2 come strumento di test. Con i giorni di prova Rally1 limitati dal regolamento, la squadra ha spostato parte del lavoro sugli pneumatici Hankook sulla più economica e flessibile i20 N Rally2. “L’auto Rally2 è diventata una parte chiave del nostro programma di test”, ha spiegato Wheatley. “La sfruttiamo soprattutto per il lavoro di base sugli pneumatici, che è fondamentale con il numero limitato di giorni disponibili. È particolarmente veloce sull’asfalto e ci permette di raccogliere dati preziosi”.
Il beneficio collaterale è notevole: piloti di calibro mondiale come Thierry Neuville e Ott Tänak (se confermato nel lineup) guidano regolarmente la Rally2, fornendo feedback diretti al reparto customer racing interno. Questo approccio non solo accelera lo sviluppo della Rally1, ma prepara il terreno per eventuali evoluzioni future della Rally2 stessa, che Hyundai sta potenziando con upgrade mirati.
Proprio la Rally2 rappresenta la carta di riserva per il futuro oltre il 2026. Lo scorso anno Hyundai ha escluso categoricamente lo sviluppo di una nuova vettura conforme alle regole WRC27 entro i tempi previsti, citando la mancanza di flessibilità nei powertrain e la rigidità tecnologica del pacchetto proposto dalla FIA. Le nuove norme 2027 puntano a un costo massimo di 345.000 euro per vettura, maggiore accessibilità e un mix tra architettura Rally2 evoluta e tecnologia ibrida ridotta, con l’obiettivo di attirare più costruttori e preparatori privati.
Toyota resta l’unico grande costruttore automobilistico impegnato ufficialmente a sviluppare una vettura ex-novo per il 2027, con prototipi già in fase di test e immagini trapelate sui social. Project Rally One, il primo tuner ufficiale confermato, sta procedendo speditamente. Al contrario, Hyundai e M-Sport-Ford mantengono un profilo basso. Hyundai dialoga costantemente con promotore e FIA per chiarire i dettagli operativi del 2027, ma non ha fretta di decidere. “Non siamo più vicini a una scelta”, ha ammesso Wheatley. “Stiamo capendo come sarà il 2027. Quando sarà il momento, avremo le informazioni necessarie dai partner per i prossimi passi”.
La tempistica resta fluida. Il team sa di poter contare su risorse tecniche capaci di “miracoli”, ma preferisce evitare sforzi estremi quotidiani. Una decisione potrebbe arrivare entro la metà del 2026, ma al momento la priorità è il presente: recuperare terreno su Toyota e puntare a podi e vittorie che ridiano slancio al progetto.
Il paradosso del WRC attuale è evidente. Mentre il campionato cerca di rilanciarsi con regole più economiche per il 2027 – attirando l’interesse di oltre dieci tuner secondo la FIA – i due pilastri storici come Hyundai e (in parte) M-Sport traballano. Se Toyota dovesse restare l’unico vero costruttore mainstream, il rischio di un calo di appeal per il vertice della piramide rallystica sarebbe concreto. Hyundai, con la sua storia di successi parziali e la fedeltà di piloti come Neuville, potrebbe optare per una presenza “ibrida” con vetture Rally2 potenziate nella classe regina, seguendo la strada già paventata dalla FIA.
Per ora, però, il focus è sul 2026. Hyundai vuole trasformare le difficoltà iniziali in momentum. Con test mirati, un approccio innovativo al data gathering e aggiornamenti continui, la squadra coreana punta a rendere la seconda parte di stagione un banco di prova convincente. Solo così potrà decidere con serenità se proseguire nel WRC con un ruolo da protagonista o ridimensionare l’impegno, magari valorizzando il know-how Rally2 in altre competizioni o mercati.
Il futuro del WRC dipende anche da scelte come quella di Hyundai. Nel frattempo, in Alzenau e Namyang, si lavora senza sosta per fare della i20 N Rally1 un’arma competitiva. Il 2026 potrebbe essere l’anno della rinascita – o l’ultimo capitolo di un’era.








